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Meloni aziona il freno sui carburanti. E prova a chiudere il cerchio sull’Ets

Una riunione dei ministri lampo ha congelato per tre settimane i prezzi alla pompa, nel tentativo di salvare l’autotrasporto e dunque i costi allo scaffale. Ora però servono risposte dall’Europa, chiamata a decidere se adottare soluzioni strutturali. La tela di Giorgia Meloni con Merz e Macron al Consiglio europeo per convincere Bruxelles a mettere mano alla tassazione sul carbone

Non è la soluzione a tutti i mali, non è quella svolta energetica ancora troppo lontana dai radar italiani. Ma un segnale, quello sì. In un momento in cui il petrolio sfonda il muro dei 113 dollari al barile e il gas ad Amsterdam schizza a 68 dollari (+25% in ventiquattro ore), una qualche leva andava azionata. Il governo l’ha fatto, nelle stesse ore in cui Eni lavora pancia a terra per aumentare le forniture di gas dal Nord Africa, in sostituzione del metano russo, di cui l’Europa ha deciso di fare ormai a meno, anche se le pulsioni di chi vorrebbe, anche in Italia riattaccare il tubo a Mosca, non mancano. In un Consiglio dei ministri durato meno di mezzora, Giorgia Meloni ha tirato il freno di emergenza sui carburanti, i cui prezzi hanno da tempo superato i livelli di guardia.

Una decisione a lungo attesa, dopo il colpo a vuoto della precedente riunione dei ministri sulle accise mobili (utilizzare l’aumento del gettito Iva imputabile al rialzo del greggio per sterilizzare il carico fiscale sui prezzi alla pompa), la scorsa settimana, specialmente dal mondo dell’autotrasporto. Il quale, viaggia essenzialmente a gasolio, il cui costo ha sfondato da giorni il muro dei 2 euro al litro. E l’Italia e la sua logistica, si sa, si muovono ancora per oltre il 80% su gomma, piuttosto che sui binari. Questo impatta, inevitabilmente, sui costi allo scaffale dei beni.

La forbice del governo

Tutto, raccontano i bene informati, era già stabilito, la riunione a Palazzo Chigi è servita solo a formalizzare la decisione, già predisposta dai tecnici del ministero dell’Economia in una serie di riunioni preparatorie, per valutare le conseguenze fiscali di tale provvedimento. E dunque, il taglio delle accise varato dal governo costerà alle casse del Tesoro 417,4 milioni nel 2026 e 6,1 milioni nel 2028. Le altre misure previste, ovvero il credito d’imposta per l’autotrasporto e quello per la pesca, valgono rispettivamente 100 milioni e 10 milioni di euro, con gran parte delle coperture assicurata da tagli ai ministeri.

Nel dettaglio, il decreto legge prevede un taglio delle accise sui carburanti che consentirà di ridurre di 25 centesimi di euro al litro (12 per il Gpl) per 20 giorni. Non è stato inserito nel provvedimento l’annunciato rafforzamento della social card sui carburanti per le famiglie meno abbienti: la misura avrebbe riguardato solo i redditi bassi, ed è stata riassorbita nel generale taglio delle accise. E saranno previsti anche dei controlli. A Palazzo Piacentini, sede del Mimit, si è tenuta una riunione della Cabina di regia della Commissione di allerta rapida, nel corso della quale il Garante per i prezzi ha fornito alla Gdf la lista dettagliata degli operatori della distribuzione e delle relative compagnie petrolifere che non hanno ancora adeguato il prezzo dei carburanti al taglio delle accise, per un’immediata e straordinaria azione di controllo in tutta la rete stradale e autostradale.

Tra dubbi e speranze

Di sicuro, i consumatori si sono affrettati a fare i conti. Il Codacons, che ha analizzato il testo del provvedimento, spiega che con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto carburanti varato dal governo, si scopre che le accise caleranno solo di 20 centesimi di euro al litro, che diventano 24,4 centesimi se si considera anche l’Iva, con un risparmio da 12,2 euro su un pieno da 50 litri. Tuttavia, quello che spaventa, è la temporaneità della misura. Di qui i dubbi degli stessi consumatori riuniti nel Codacons sulla durata della misura fiscale, perché nella situazione attuale una riduzione per soli 20 giorni potrebbe non essere sufficiente, soprattutto in considerazione della doppia velocità che caratterizza i prezzi dei carburanti: salgono velocemente all’aumentare delle quotazioni petrolifere, scendono a ritmo da lumaca quando il petrolio si deprezza.

La tela europea di Meloni (che guarda all’Ets)

Ora però, il discorso si sposta in Europa. Chiamata in queste ore a dare risposte su larga scala alla crisi energetica che, giova ricordarlo, riguarda non solo l’Italia, che dipende all’80% dalle forniture altrui, ma anche la Germania e persino la Spagna. Non la Francia che ha il nucleare. Meloni, prima di volare a Bruxelles ha provato a serrare i ranghi. Con una triangolazione di consultazioni notturna all’hotel Amigo di Bruxelles in vista del Consiglio europeo in programma domani. Prima, nel ristorante dell’albergo, si sono incontrati a cena il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. I due sono stati a lungo a colloquio. Poi il presidente francese è salito in camera mentre Merz si è trattenuto al bar dove poco dopo è stato raggiunto dalla premier Meloni, nel frattempo arrivata anch’essa all’hotel. Tra di loro c’è stata una conversazione di una ventina di minuti, poi entrambi si sono ritirati.

Non si conoscono i contenuti dei due colloqui, ma è facile prevedere che sul tavolo ci fossero i principali dossier al centro del summit, a partire dalla questione del costo dell’energia su cui le posizioni non sono coincidenti. Proprio oggi Meloni, insieme ad altri otto leader europei (tra cui il polacco Donald Tusk e il greco Kyriakos Mitsotakis) ha firmato una lettera alla Commissione in cui si chiede di anticipare a maggio la revisione dell’Ets1, prevista per luglio e di estendere oltre il 2034 la concessione delle quote gratuite di CO2 all’industria ad alto consumo energetico.

Non è tutto. Da Palazzo Chigi hanno fatto sapere poco prima dell’inizio dei lavori, come la stessa Meloni, Merz e il primo ministro belga Bart de Wever si sono incontrati a margine del Consiglio europeo per uno “scambio di vedute” in vista della discussione sulla competitività europea. La riunione, si legge in una nota “ha consentito di fare il punto sugli esiti della videoconferenza dei leader del gruppo di lavoro informale sulla competitività europea ospitata congiuntamente lo scorso 10 marzo, concentrandosi in particolare sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente sul mercato globale delle fonti energetiche e sulle possibili iniziative da adottare rapidamente per contenere la spinta dei prezzi dell’energia”.

 


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