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IA, digitale e value based healthcare. Le leve decisive per il Ssn

Le lezioni dall’Healthcare innovation forum. Urge un cambio di prospettiva: non solo digitalizzazione, ma riorganizzazione del sistema. Dati, intelligenza artificiale e modelli predittivi diventano le leve per migliorare governance, efficienza e presa in carico dei pazienti

Si è tenuto ieri a Roma, a Palazzo Wedekind, l’Healthcare innovation forum, appuntamento che ha riunito istituzioni e stakeholder per discutere le direttrici di trasformazione del sistema sanitario, tra innovazione digitale, organizzazione e nuovi modelli di cura.

Ad aprire i lavori è stato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha richiamato con nettezza la dimensione sistemica del cambiamento in corso: “La modernizzazione della nostra sanità è un fattore essenziale per difendere i valori di universalità, equità e qualità delle cure, perché l’infrastruttura digitale dovrà aiutarci ad abbattere i gap geografici e assicurare servizi omogenei su tutto il territorio nazionale. Siamo in un momento di passaggio storico grazie agli investimenti e alle esperienze significative che vengono portate avanti nel campo della digitalizzazione sanitaria, soprattutto nell’ambito del Pnrr. Penso al rafforzamento del Fascicolo sanitario elettronico, allo sviluppo della telemedicina, all’interoperabilità dei sistemi informativi e alla valorizzazione dei dati sanitari”.

Una traiettoria che, nelle parole del ministro, lega direttamente innovazione tecnologica e tenuta dei principi fondativi del Servizio sanitario nazionale, indicando nel dato e nelle infrastrutture digitali il perno di una nuova fase.

Ciocchetti: bisogna dialogare con il territorio

Sulla stessa linea anche Luciano Ciocchetti, vice presidente della commissione Affari sociali della Camera, che ha sottolineato: “L’innovazione è fondamentale in sanità. C’è bisogno di un percorso di riorganizzazione in cui i grandi centri di eccellenza, di richiamo nazionale e dotati di nuove tecnologie, siano in grado di dialogare con il territorio e di offrire dei percorsi assistenziali che consentano al paziente di essere seguito e di far arrivare a tutti le nuove tecnologie, le innovazioni farmaceutiche, le terapie avanzate, e tutto ciò che oggi la scienza e la ricerca mettono a nostra disposizione. Dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie e soprattutto l’intelligenza artificiale per migliorare in particolare la diagnostica, la cura e la presa in carico dei pazienti più fragili”.

Liste d’attesa, value based healthcare e dati

Nel corso del Forum, promosso da HealthCORE con il coordinamento scientifico di Giuseppe Navanteri, il confronto ha attraversato alcune direttrici operative chiave. Sul piano operativo, il confronto si è concentrato in particolare sulla necessità di superare una gestione reattiva per approdare a una progettazione strutturale delle operations sanitarie. Il tema delle liste d’attesa è emerso come uno dei principali banchi di prova: non basta introdurre nuove tecnologie, ma occorre ripensare in modo sistemico l’organizzazione dei servizi, intervenendo sui flussi clinico-amministrativi, sulla programmazione e sulla capacità di pianificazione. In questa prospettiva, l’integrazione tra dati, competenze e strumenti digitali diventa decisiva, così come l’adozione di modelli predittivi in grado di orientare le decisioni e migliorare l’efficienza complessiva, anche attraverso adeguate garanzie di sicurezza.

Allo stesso tempo, il dibattito ha evidenziato la transizione verso una sanità sempre più basata sul valore, in cui la capacità di integrare dati clinici, outcome riportati dai pazienti e costi rappresenta un passaggio chiave. Superare i silos informativi e costruire piattaforme in grado di supportare decisioni in tempo reale consente infatti di spostare il focus dal dato storico alla programmazione prospettica, rendendo possibile una governance più consapevole e orientata agli esiti.

Infine, sul fronte dell’integrazione tra ospedale e territorio, è emersa l’esigenza di un salto di qualità: non è più sufficiente digitalizzare o rendere interoperabili i sistemi, ma serve un modello evoluto capace di mettere in relazione dati clinici, genomici, sociali e territoriali. In questo quadro, il modello hub & spoke è stato letto come una vera e propria infrastruttura informativa, in cui la continuità dei dati diventa condizione essenziale per garantire la continuità assistenziale, migliorare l’accesso ai servizi e sostenere una sanità più equa, personalizzata ed efficiente.


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