Esiste il rischio che i danni su comparti nevralgici come le materie plastiche o le filiere alimentari possano favorire Cina e Russia a discapito dell’occidente? Adesso il nodo è dato dal fatto che l’interruzione non è più circoscritta allo Stretto di Hormuz, ma si sta pericolosamente allargando alle altre rotte marittime regionali. Un gioco dell’oca dagli effetti imprevedibili, come un nuovo virus che si espande senza controllo
Non solo gas & oil, numerose sono le catene di approvvigionamento già interrotte dopo il blocco di Hormuz, come durante la pandemia del covid o la guerra in Ucraina. Farmaci, cibo, chip, fertilizzanti. L’impatto completo sulle economie dei singoli Paesi è direttamente proporzionale al peso specifico rappresentato da un lato dalla globalizzazione (quindi da imprese e mercati interconnessi) e dall’altro da reti trasportistiche che incidono sui costi e sulle strategie delle aree interessate. Il Mediterraneo, ad esempio, non è “lontano” da Hormuz o dal Mar Rosso, dove già la criticità rappresentata dagli Houthi è stato un elemento di pressione oggettiva verso certe economie mondiali. Che adesso si scoprono ancora più fragili e desiderose di risposte.
Chi guadagna e chi perde
Esiste il rischio che i danni su comparti nevralgici come le materie plastiche o le filiere alimentari possano favorire Cina e Russia a discapito dell’occidente? Dal Golfo persico passa il 20% dei fertilizzanti mondiali e i maggiori produttori sono la Russia e la Bielorussia. La Qatar Fertiliser Company, considerata il più grande fornitore di urea al mondo, da sola fornisce il 14% dell’urea mondiale. La semina primaverile è alle porte e chi non ha provveduto a fare scorte prima, si troverà in oggettiva difficoltà. Per cui non solo i fertilizzanti del Golfo non riescono a raggiungere i mercati di esportazione come Sudan, Brasile o Sri Lanka, ma anche altri produttori non dispongono degli ingredienti chiave, per cui non possono produrre come potrebbe prestissimo accadere in Egitto, India, Bangladesh e Pakistan. Azoto e fosforo sono i convitati di pietra in questo caso.
Ue e Usa
Diverso il discorso per l’Ue, dove il loro uso sta in parte diminuendo: nel 2023 nella produzione agricola in tutta l’Ue sono stati utilizzati un totale di 9,3 milioni di tonnellate di fertilizzanti minerali, con un calo del 3,7% rispetto alla quantità utilizzata nel 2022 e un calo cumulativo del 20,5% rispetto al picco del 2017. Nel vecchio continente si preferisce la strada alternativa rappresentata dal biogas o concimi naturali già presenti nella terra, anche se i Paesi con il maggiore utilizzo di fertilizzanti a base di fosforo in agricoltura nel 2023 sono stati Francia, Polonia, Germania, Spagna, Italia e Romania. Negli Stati Uniti già si registra una carenza di fertilizzanti pari a quasi il 25% rispetto al fabbisogno previsto per questo periodo dell’anno.
Scenari
La Cina (che sta giocando una partita precisa nella crisi) è il principale produttore mondiale di materie plastiche (circa il 32% del totale), seguita da Asia, Stati Uniti e Ue. La Germania si conferma il principale produttore europeo, mentre l’Italia occupa il sesto posto con 3,3 milioni di tonnellate annue, pari al 6% del totale europeo. Pechino inoltre sta già limitando le esportazioni di fertilizzanti, tra cui l’urea, per garantire innanzitutto le forniture agli agricoltori cinesi. L’India è uno dei maggiori produttori mondiali di prodotti come riso, grano, legumi e frutta: infatti il riso indiano ha rappresentato circa un quarto delle esportazioni mondiali di riso nel 2024. Un blocco prolungato impatterebbe non poco anche su Nuova Dehli.
Viaggi più lunghi significano più costi, più tempo, più pressioni sul commercio globale. Ecco il legame con la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina: in quel caso vi fu una carenza di urea e già le catene soffrirono. Ma adesso il nodo è dato dal fatto che l’interruzione non è più circoscritta allo Stretto di Hormuz, ma si sta pericolosamente allargando alle altre rotte marittime regionali. Un gioco dell’oca dagli effetti imprevedibili, come un nuovo virus che si espande senza controllo. Con la terra a pagare il prezzo più alto.















