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Inquietudine, incompletezza, immaginazione. La bussola del pontificato di Bergoglio

Il tempo della polarizzazione, cioè il nostro tempo, quello attuale, contrappone pensieri rigidi, monolitici, chiusi, completi. Bergoglio, che fu eletto papa il 13 marzo 2013, ha indicato a tutti l’altra strada. Per uscire dalle secche in cui siamo credo che sia quella che dovremmo deciderci a imboccare. La riflessione di Riccardo Cristiano

Il 13 marzo del 2013 cominciava il pontificato di Jorge Mario Bergoglio. C’è il modo di riassumerlo in poche parole? No, non c’è. Ma è possibile presentarne un tratto, un aspetto. Per me resta chiaro che la sua frase-guida sia stata questa: “La realtà è superiore all’idea”. Ma non è questo il tratto, l’aspetto che sceglierei per parlare del pontificato di Jorge Mario Bergoglio, qui bisognerebbe spiegare che si tratta della principale indicazione che emerge nella sua prima esprtazione apostolica, ma con molte altre, da collegare.

C’è però un breve discorso che mi sembra decisivo per tutti noi, oggi: lo pronunciò ricevendo gli scrittori de La Civiltà Cattolica il 9 febbraio del 2017. È questo discorso che ritengo capace di dirci il senso del pontificato. Come è noto gli scrittori della Civiltà Cattolica sono “gli scrittori del papa” e infatti i loro testi prima di essere pubblicati vengono “vistati” dalla Segretaria di Stato.

In quell’occasione il papa li invitò a “restare in mare aperto”, poi indicò tre parole: inquietudine, incompletezza, immaginazione. Questa mi sembra la bussola, l’indicazione che va ricordata.

Nel discorso è partito dall’inquietudine, un termine che l’attuale papa conosce bene essendo un agostiniano. E cosa ha detto di questa “inquietudine” Francesco? Che dobbiamo liberarcene? No! Piuttosto che non possiamo farne a meno. “Vi pongo una domanda: il vostro cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca? Solo l’inquietudine dà pace al cuore di un gesuita. Senza inquietudine siamo sterili. Se volete abitare ponti e frontiere dovete avere una mente e un cuore inquieti. A volte si confonde la sicurezza della dottrina con il sospetto per la ricerca. Per voi non sia così. I valori e le tradizioni cristiane non sono pezzi rari da chiudere nelle casse di un museo. La certezza della fede sia invece il motore della vostra ricerca” .

Dopo aver offerto come esempio san Pietro Favre (1506-1546), uomo di grandi desideri, spirito inquieto, mai soddisfatto, pioniere dell’ecumenismo, Bergoglio ha chiesto audacia, aggiungendo: “La vostra rivista prenda consapevolezza delle ferite di questo mondo, e individui terapie. Sia una scrittura che tende a comprendere il male, ma anche a versare olio sulle ferite aperte, a guarire”.

Da questa inquietudine, la sola che può darci pace, Bergoglio passava alla connessa, evidente, indispensabile consapevolezza che il nostro pensiero è incompleto: “Dio è il Deus semper maior, il Dio che ci sorprende sempre. Per questo dovete essere scrittori e giornalisti dal pensiero incompleto, cioè aperto e non chiuso e rigido. La vostra fede apra il vostro pensiero. Fatevi guidare dallo spirito profetico del Vangelo per avere una visione originale, vitale, dinamica, non ovvia. E questo specialmente oggi in un mondo così complesso e pieno di sfide in cui sembra trionfare la ‘cultura del naufragio’ – nutrita di messianismo profano, di mediocrità relativista, di sospetto e di rigidità – e la ‘cultura del cassonetto’, dove ogni cosa che non funziona come si vorrebbe o che si considera ormai inutile si butta via. La crisi è globale, e quindi è necessario rivolgere il nostro sguardo alle convinzioni culturali dominanti e ai criteri tramite i quali le persone ritengono che qualcosa sia buono o cattivo, desiderabile o no. Solo un pensiero davvero aperto può affrontare la crisi e la comprensione di dove sta andando il mondo, di come si affrontano le crisi più complesse e urgenti, la geopolitica, le sfide dell’economia e la grave crisi umanitaria legata al dramma delle migrazioni, che è il vero nodo politico globale dei nostri giorni”.

Non mi cimenterò io con l’impresa di spiegare perché lui abbia visto che il dramma delle migrazioni è il vero nodo politico globale dei nostri giorni, mi chiedo chi lo possa negare e chi possa negare che in questo si uniscono i mutamenti climatici, lo sfruttamento sfrenato delle risorse, quello dei nuovi schiavi, della connessa tratta e della chiusura di interi continenti al prodotto di questi scompensi globali a cui tutti partecipano. Il paradigma tecnocratico.

In questo testo il papa regnante dava quindi un esempio da seguire ai suoi scrittori: un gesuita dei tempi passati, Matteo Ricci: “Vi do dunque come figura di riferimento il servo di Dio padre Matteo Ricci (1522-1610). Egli compose un grande Mappamondo cinese raffigurando i continenti e le isole fino ad allora conosciuti. Così l’amato popolo cinese poteva vedere raffigurate in forma nuova molte terre lontane che venivano nominate e descritte brevemente. Tra queste pure l’Europa e il luogo dove viveva il Papa. Il Mappamondo servì anche a introdurre ancora meglio il popolo cinese alle altre civiltà. Ecco, con i vostri articoli anche voi siete chiamati a comporre un ‘mappamondo’: mostrate le scoperte recenti, date un nome ai luoghi, fate conoscere qual è il significato della ‘civiltà’ cattolica, ma pure fate conoscere ai cattolici che Dio è al lavoro anche fuori dai confini della Chiesa, in ogni vera ‘civiltà’, col soffio dello Spirito”.

E si arriva così all’immaginazione: “Questo nella Chiesa e nel mondo è il tempo del discernimento. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente che conosce la via umile della cocciutaggine quotidiana, e specialmente dei poveri. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguità della vita. Ma bisogna penetrare l’ambiguità, bisogna entrarci, come ha fatto il Signore Gesù assumendo la nostra carne. Il pensiero rigido non è divino perché Gesù ha assunto la nostra carne che non è rigida se non nel momento della morte. Per questo mi piace tanto la poesia e, quando mi è possibile, continuo a leggerla. La poesia è piena di metafore. Comprendere le metafore aiuta a rendere il pensiero agile, intuitivo, flessibile, acuto. Chi ha immaginazione non si irrigidisce, ha il senso dell’umorismo, gode sempre della dolcezza della misericordia e della libertà interiore”.

Il tempo della polarizzazione, cioè il nostro tempo, quello attuale, contrappone pensieri rigidi, monolitici, chiusi, completi. Bergoglio ha indicato a tutti l’altra strada. Per uscire dalle secche in cui siamo credo che sia quella che dovremmo deciderci a imboccare.


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