Dopo aver quasi monopolizzato il mercato degli accumulatori per la mobilità elettrica, adesso il produttore cinese che ha già un piede in Europa ha deciso di azzannare il trasporto marittimo d’alto mare. Una nuova sfida per l’Occidente
Dall’asfalto al mare il passo è breve, specialmente se sempre di competitività si parla. La Cina in perenne anemia, con crescita inchiodata entro e non oltre il 5%, ha dimostrato nel tempo di avere un modo tutto suo di conquistare pezzi di mercato: prezzi al di sotto della concorrenza e volumi decisamente più alti. Vale per l’auto elettrica, per le rinnovabili, per le batterie e per i semiconduttori. Il tutto però, giova ricordarlo, a discapito della sicurezza. Perché colonizzare questa o quella industria vuol dire anche permettere a Pechino di mettere un piede, a volte due, nei centri nevralgici dell’economia. Un film già visto, ma che al Dragone piace molto.
La prova è nel nuovo affondo di uno degli unicorni cinesi per eccellenza, Catl. Il produttore di batterie che controlla poco meno del 40% del mercato dei veicoli green mondiale, il 22% dei sistemi di accumulo di energia per reti elettriche e data center e vera forza motrice dell’ascesa di Byd ai vertici dell’industria automobilistica globale. Oggi Catl è ben incuneata in Europa, grazie all’apertura di factory in Paesi che tradizionalmente strizzano l’occhio a Pechino, a cominciare dall’Ungheria. Ebbene, adesso è arrivato il momento di allargare gli orizzonti, guardando agli oceani.
Il produttore di batterie ha infatti promesso di non risparmiare alcuno sforzo per elettrificare parte della flotta mercantile globale, nel tentativo di replicare il successo ottenuto con i veicoli elettrici in alto mare. Ad oggi Catl ha installato batterie su circa 900 navi sparse per il globo, per lo più imbarcazioni di piccole dimensioni che operano vicino alla costa cinese, nei porti o nei fiumi. D’altronde, l’elettrificazione di alcune componenti del settore marittimo è fondamentale per gli obiettivi, almeno ufficialmente, più ampi di Pechino in materia di decarbonizzazione e riduzione della dipendenza dalle risorse estere.
La stessa Su Yi, responsabile della divisione marittima di Catl, ha dichiarato al Financial Times di voler più che raddoppiare le dimensioni del suo team quest’anno, portandolo a circa 500 persone. L’obiettivo attuale, ha affermato Su, è produrre batterie che soddisfino i requisiti estremamente elevati per il funzionamento in acqua, tra cui una lunga durata delle celle e la sicurezza in condizioni oceaniche. Di sicuro la rincorsa cinese alle batterie in alto mare arriva da lontano. Almeno dal 2017, anno in cui Catl ha iniziato a esplorare il settore delle batterie marine, arrivando oggi a possedere una divisione interamente dedicata ai sistemi di propulsione navale e agli impianti a terra. La battaglia sui mari è appena cominciata.
















