La startup cinese torna con un nuovo chatbot in grado di competere con quelli americani. Con una novità sostanziale: a collaborare nella sua costruzione è stata Huawei. Prima, l’azienda era dipendente da Nvidia. Un cambiamento importante, che mette in allarme il colosso statunitense. Washington accusa Pechino di trafugare il suo know-how, rinnovando la rivalità
DeepSeek ci riprova. Un anno dopo l’uscita del suo chatbot che ha rivoluzionato il settore, la startup cinese lancia un nuovo modello a basso costo ma in grado di competere con i rivali statunitensi. DeepSeek-V4 “presenta un contesto estremamente lungo di un milione di parole, raggiungendo la leadership sia nel settore nazionale che in quello open source per quanto riguarda le capacità dell’agente, la conoscenza del mondo e le prestazioni di ragionamento”, spiegano dall’azienda. Al momento è già in commercio una versione di anteprima. Il modello verrà lanciato in una versione con un numero di parametri inferiore che garantiscono maggiore efficienza energetica e costi contenuti, DeepSeek-V4-Flash, e una avanzata, DeepSeek-V4-Pro, strutturata per l’esecuzione di compiti computazionali complessi, per l’autonomia di esecuzione degli agenti e l’estensione della base di conoscenza generale integrata. Per l’azienda è inferiore solamente a Gemini-Pro-3.1. Per il resto non avrebbe competitor: “Nei test di performance, supera nettamente gli altri modelli open-source”.
A collaborare nella costruzione del modello è Huawei, che ha provveduto all’addestramento dei chip V4. Si tratta di un elemento importante, visto che fino ad oggi DeepSeek si era affidata a Nvidia. La startup, insomma, sembra ascoltare le richieste del governo di Pechino, che chiede alle proprie aziende di incentivare il made in China. Uno scenario altamente sconsigliato da Jensen Huang. Come ricorda Reuters, il ceo di Nvidia temeva “il giorno in cui DeepSeek verrà lanciato prima su Huawei”, in quanto “sarà terribile per la nostra nazione”. Huang era stato esplicito nel dichiarare l’amministrazione americana che le limitazioni all’export avrebbero alla fine contribuito ad alimentare lo sviluppo cinese. Per Washington erano un boomerang. Così come per le sue aziende. Ora Nvidia si trova a rincorrere una fetta di mercato importantissima.
La capacità di DeepSeek di rivoluzionare il mercato dei chatbot sta nell’aver lanciato dei modelli ugualmente performanti ma con una spesa altamente inferiore. Ovviamente presenta dei limiti imposti. Ad esempio, il chatbot svia o non risponde a domande politicamente sensibili, come il livello dei diritti umani in Cina. Motivo per cui alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, hanno deciso di vietarlo. Niente che però abbia frenato la diffusione di DeepSeek, superato però dall’emersione di nuovi modelli cinesi.
L’accusa di Washington, rilanciata anche a fine anno scorso dal sito The Information, è che Pechino si sia servita della tecnologia statunitense per arrivare al suo modello. La Cina avrebbe aggirato i divieti, comprando semiconduttori da Paesi terzi. Per il consigliere tecnologico della Casa Bianca, Michael Kratsios, ci sarebbero anche delle evidenze per cui “entità straniere, principalmente in Cina” starebbero utilizzando modelli di IA americani su larga scala per utilizzare quelle capacità. Categorica la risposta di Pechino. “Le accuse sono totalmente infondate” e “costituiscono una calunniosa campagna diffamatoria contro i risultati raggiunti dall’industria cinese dell’intelligenza artificiale. Esortiamo gli Stati Uniti a rispettare i fatti, ad abbandonare i propri pregiudizi, a porre fine alla politica di contenimento e repressione tecnologica nei nostri confronti e a fare di più per facilitare gli scambi e la cooperazione tecnologica tra i due Paesi”. Fra un mese circa, tra l’altro, Donald Trump è atteso da Xi Jinping. E c’è da credere che la sfida sull’IA sarà uno dei temi centrali nelle loro discussioni.
















