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Due astronauti italiani cammineranno sulla Luna. Parola di Valente (Asi)

Da qualche settimana è ormai noto che l’Italia potrebbe presto vedere un suo cittadino (o cittadina) sulla superficie della Luna. Ora non solo è una certezza, ma saranno addirittura due gli astronauti italiani che metteranno piede sul satellite naturale della Terra, insieme alla “casa degli astronauti” Made in Italy. A rivelarlo ad Airpress, il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Teodoro Valente

Non è un auspicio, non una speranza e nemmeno una vaga possibilità. Quando l’essere umano tornerà sulla Luna, a sbarcare sul suolo del satellite naturale della Terra ci saranno anche due astronauti italiani. A rivelarlo è stato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Teodoro Valente, dialogando con Airpress. “Vedremo due astronauti italiani. Stiamo lavorando per definire quando, ma questo accadrà”, ha detto il numero uno dell’Asi, confermando che “sicuramente ci sarà un’astronauta italiano, un uomo o una donna, nel momento in cui il modulo Mph sarà posato sulla superficie della Luna”. Se già l’annuncio di qualche settimana fa che annunciava che avremmo presto potuto vedere un astronauta italiano sulla Luna aveva destato entusiasmi, Valente rilancia, raddoppia e garantisce: “possiamo togliere il condizionale”.

Il contesto

La notizia giunge al termine di una stagione diplomatica intensa per il settore spaziale italiano. A partire dalla dichiarazione di intenti congiunta siglata tra il ministro Adolfo Urso (nella sua veste di autorità politica delegata allo spazio) e l’amministratore della Nasa Jared Isaacman. Un documento che fissa tre assi di cooperazione bilaterale, dall’esplorazione lunare alle telecomunicazioni e navigazione, fino alle attività di ricerca e sviluppo sulla superficie del satellite. Un’intesa che consolida, nelle parole di Valente, “un rapporto che ha una lunga tradizione nell’ambito dell’esplorazione, cominciato già nel 1997 con il memorandum di intesa per la costruzione della Stazione spaziale internazionale”. 

Pochi giorni dopo, la delegazione italiana era anche a Colorado Springs, al 41esimo Space Symposium (che alcuni definiscono la “Davos dello spazio”) dove l’Asi e l’agenzia Ice hanno partecipato assieme a ventisette tra le più importanti imprese italiane del settore e dove Valente ha incontrato i vertici delle principali agenzie spaziali mondiali. Ed è sempre a Colorado Springs che si è tenuto il secondo Space Dialogue bilaterale Italia-Usa, oltre a una roundtable commerciale tra decine di aziende dei due Paesi. 

Cosa porta l’Italia sulla Luna

Il contributo italiano all’impresa lunare è tutt’altro che simbolico. Al centro di tutto c’è il modulo Mph (Multi-purpose habitat), che sarà la prima vera “casa degli astronauti” sulla superficie lunare, costruito da Thales Alenia Space Italia. Con il lancio pianificato dal Kennedy Space Center nel 2033 e un’operatività attesa fino al 2043, il modulo ospiterà gli astronauti durante le missioni, consentirà di condurre esperimenti scientifici con e senza equipaggio e di interoperare con altri asset esterni (lander, rover, ecc.). 

Ma il contributo italiano all’esplorazione lunare va anche oltre l’Mph. Thales Alenia Space Italia sta lavorando anche ad Argonaut, il primo lander lunare europeo progettato per l’Esa per trasportare carichi sulla superficie. A Nerviano, Leonardo sta sviluppando sistemi robotici (tra cui trivelle capaci di scavare il sottosuolo lunare alla ricerca di ghiaccio e risorse minerarie) nell’ambito del programma Prospect. Telespazio è invece capofila di Moonlight, il programma Esa per le telecomunicazioni e la navigazione lunare, che comprenderà una costellazione di cinque satelliti pensata per supportare le comunicazioni tra la Luna e la Terra. 

Un trampolino per Marte

All’epoca della prima space race, l’obiettivo era arrivare sulla Luna. Ora, tornare (e restarci) sarà solo un primo passo verso una meta ancora più importante: il pianeta rosso. “Non a caso è un programma che si chiama From Moon to Mars”, ha ricordato Valente, indicando come le tre fasi identificate dalla Nasa puntino alla realizzazione progressiva di insediamenti stabili sulla superficie lunare, per “prepararsi alle future missioni su Marte e continuare quel percorso di esplorazione concordato e condiviso da molto tempo”. Sullo sfondo c’è anche la partita geopolitica con la Cina, che ha dichiarato l’intenzione di allunare entro il 2030, mentre gli Stati Uniti (insieme ai partner tra cui l’Italia) puntano a farcela entro il 2028. 


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