In Lettonia la Nato ha integrato per la prima volta un Ugv ucraino nelle proprie manovre. Un segnale della crescente importanza di questo tipo di asset in ambito bellico. Ed ennesima conferma del valore dell’expertise di Kyiv in ambito unmanned
Soldati Nato e droni ucraini che combattono fianco a fianco? Sì, ma non contro Mosca. Tra le foreste della Lettonia orientale il veicolo terrestre senza equipaggio (Unmanned Ground Vehicle, o Ugv) ucraino “Simba”, sviluppato dall’azienda ucraina Ugv Laboratory, ha partecipato per la prima volta a manovre di addestramento dell’Alleanza Atlantica nell’ambito di Crystal Arrow 2026, esercitazione tenutasi dal 5 al 15 maggio nel Paese baltico. Il mezzo in questione è stato selezionato all’interno della Task Force X dell’Eastern Flank Deterrence Initiative, programma volto ad accelerare l’integrazione di tecnologie unmanned nelle forze terrestri alleate.
Secondo le informazioni disponibili, “Simba” sarebbe stato impiegato soprattutto in missioni logistiche, trasportando rifornimenti e carichi operativi su terreni accidentati e boschivi, svolgendo cioè gli stessi compiti che svolge su base quotidiana sul fronte ucraino. Secondo i rappresentanti dell’azienda, un singolo esemplare del veicolo avrebbe già accumulato oltre 1.600 chilometri di missioni operative in Ucraina. Il sistema può raggiungere un’autonomia di circa 70 chilometri e trasportare oltre 300 chilogrammi di carico utile. Durante l’esercitazione in Lettonia, una delle unità impiegate avrebbe percorso circa 384 chilometri prima della prima manutenzione programmata. I video mostrati da Ugv Laboratory a Breaking Defense mostrano inoltre il veicolo continuare le proprie missioni notturne anche dopo essere stato colpito da un drone First Person View (Fpv) e aver perso una ruota, evidenziando la crescente resilienza delle piattaforme terrestri robotizzate ucraine sviluppate direttamente sul campo di battaglia.
Secondo Sam Bendett, analista del Center for Naval Analyses specializzato in tecnologie militari russe, proprio i droni Fpv rappresentano una delle sfide più difficili per i veicoli terrestri senza equipaggio. A ciò si aggiungono problemi di comunicazione in ambienti complessi, soprattutto quando il collegamento Starlink risulta instabile o degradato, e limiti ancora presenti nei sistemi di autonomia. Anche Ugv Laboratory ha ammesso che l’utilizzo di Starlink nelle dense foreste lettoni ha creato difficoltà operative a causa della qualità del segnale. Il tema delle comunicazioni resilienti sta emergendo come uno dei fattori centrali nell’evoluzione delle piattaforme robotiche terrestri.
La guerra in Ucraina sta accelerando rapidamente il ciclo di innovazione militare delle parti coinvolte, un fenomeno particolarmente evidente nel caso dei sistemi senza pilota: negli ultimi mesi l’evoluzione si è concentrata sui sistemi unmanned terrestri, ma in precedenza una simile accelerazione era già stata registrata nel settore dei droni aerei e navali. Questo lo sanno bene anche i paesi occidentali, che intendono sfruttare l’expertise duramente guadagnata dall’Ucraina per migliorare il processo di ammodernamento delle proprie forze armate. Accanto all’aspetto qualitativo, conta però anche quello quantitativo. E Kyiv lo sa bene, tanto che ha deciso di accelerare nettamente sulla produzione industriale. Secondo il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, l’Ucraina punta a produrre 25.000 Ugv entro la prima metà del 2026, trasformando rapidamente il settore unmanned terrestre in una componente strutturale delle proprie forze armate.







