Le ultime dichiarazioni del ministro della difesa ucraino lasciano intendere che il prossimo passo di Kyiv sugli Ugv è un uso sistematico, accompagnato da un rafforzamento concreto della filiera produttiva. Una buona notizia, anche per gli alleati
25.000 di veicoli terrestri unmanned schierati al fronte entro la prima metà del 2026, il doppio dell’anno precedente, che tra le altre cose saranno responsabili del 100% delle operazioni logistiche di prima linea. È questo l’obiettivo che l’Ucraina intende raggiungere entro i primi sei mesi di quest’anno, secondo quanto detto dal ministro della Difesa Mykhailo Fedorov parlando a seguito di un incontro con i produttori nazionali di Unmanned Ground Vehicles (Ugv). Il ministero ha già avviato anche la firma di contratti per il 2027, nel tentativo di garantire continuità alla produzione e stabilità alle aziende del settore.
Questo sforzo si inserisce in un investimento più ampio: dall’inizio dell’anno, il ministero della Difesa ha destinato oltre 14 miliardi di hryvnia (circa 330 milioni di dollari) per fornire al fronte più di 181.000 sistemi tra droni, Ugv e tecnologie di guerra elettronica. Il tutto attraverso un sistema digitale che consente alle unità sul campo di ordinare direttamente l’equipaggiamento dai produttori nazionali.
Ma la questione non riguarda solo i numeri. Parallelamente, Kyiv sta accelerando anche sul piano della standardizzazione e interoperabilità. Esemplare, in questo senso, il caso del robot logistico Bizon-L, capace di trasportare fino a 300 chilogrammi e operare su un raggio di 50 chilometri, è stato recentemente catalogato secondo gli standard Nato e autorizzato per l’uso operativo sia nelle forze ucraine sia in quelle alleate. Uno sviluppo tutt’altro che secondario, poiché esso favorirebbe l’integrazione di questi sistemi nelle forze armate dei partner occidentali dell’Ucraina, all’interno di un più ampio processo di cooperazione relativo alla dimensione della difesa.
Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, negli ultimi tre mesi sono state condotte oltre 22.000 missioni senza equipaggio, evitando l’impiego diretto dei soldati nelle operazioni più rischiose. In un caso emblematico, unità della 3ª Brigata d’assalto separata sono riuscite a conquistare una posizione fortificata russa utilizzando esclusivamente droni aerei e veicoli terrestri senza equipaggio. I militari russi, secondo quanto riportato, si sarebbero arresi e poi guidati verso le linee ucraine proprio dai sistemi unmanned di terra.
Alla base di questa accelerazione c’è anche l’ecosistema Brave1, il polo sostenuto dal governo che coordina finanziamenti, test operativi e feedback dal fronte per le aziende del settore. Dal 2022, il numero di società attive nello sviluppo di droni terrestri è cresciuto fino a circa 300, mentre sono stati concessi 175 finanziamenti a progetti dedicati. Suggerendo una certa “prontezza” dell’ecosistema industriale ucraino a cimentarsi nella sfida delineata da Fedorov.
















