Un cittadino cinese è stato fermato nel Nordland con l’accusa di tentate attività di intelligence illegali. È il secondo caso in pochi giorni. Cresce l’attenzione per l’espansione delle operazioni cinesi nel Paese, dall’Artico alle infrastrutture sensibili
La Norvegia registra un nuovo caso di sospetto spionaggio riconducibile alla Cina. Un cittadino cinese è stato arrestato nel Nordland con l’accusa di aver tentato di svolgere “attività di intelligence illegali”, secondo quanto riferito dal portavoce del servizio di sicurezza interno norvegese, il Pst, e riportato dal The Independent. L’uomo è stato posto in custodia cautelare per quattro settimane, mentre i suoi legali hanno respinto ogni addebito.
Non è però la prima volta. Nel caso precedente, una cittadina cinese, poi posta in custodia cautelare per quattro settimane, è stata arrestata con l’accusa di aver concorso a un tentativo di grave attività di intelligence contro segreti di Stato. Secondo il procuratore del Pst, Thomas Blom, l’operazione ruotava attorno a una società registrata in Norvegia che avrebbe agito da copertura per un attore statale cinese, intenzionato a installare ad Andøya, nel Nordland, un sistema di ricezione capace di scaricare dati da satelliti in orbita polare. Informazioni potenzialmente sensibili, ha spiegato Blom, perché idonee a danneggiare “interessi fondamentali norvegesi” se trasferite a una potenza straniera. La polizia ha perquisito due indirizzi, uno ad Andøya e l’altro a Otta, nell’Innlandet, sequestrando l’apparato prima che entrasse in funzione. L’inchiesta coinvolge anche altri indagati e la vicinanza dell’area all’Andøya Spaceport, snodo centrale per la proiezione spaziale europea, contribuisce ad accrescere l’attenzione delle autorità di Oslo.
La valutazione del rischio
Le valutazioni espresse nella National Threat Assessment 2026, il Pst scrive che i servizi di sicurezza e intelligence cinesi hanno “rafforzato la propria capacità” di operare nel Paese, sia attraverso cyber-operazioni sia mediante raccolta di intelligence umana. Il rapporto indica inoltre che, nel corso del 2026, la Cina continuerà a raccogliere informazioni, mappare infrastrutture digitali norvegesi e colpire gruppi o individui critici verso il Partito comunista cinese.
La minaccia prevalente, nelle valutazioni del Pst, resta quella cibernetica. Ma il documento segnala anche il ricorso a reti di fonti, intermediari e soggetti reclutati indirettamente, in alcuni casi attraverso ambienti accademici, professionali o reti personali.
La connessione artica
Il rapporto del Pst osserva che, nonostante una maggiore attenzione mediatica e istituzionale abbia ridotto gli spazi di manovra per Pechino, gli attori cinesi continuano a cercare un radicamento nell’area artica norvegese, guardando in particolare al settore della ricerca e dell’istruzione come canali ancora praticabili di accesso e influenza nel Grande Nord. Motivo per cui la Norvegia legge le attività cinesi come tasselli di una pressione articolata su infrastrutture, conoscenze tecnologiche e geografie strategiche e strategie informative.
















