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Su Ferretti la Cina fa il gioco delle ombre. Il caso della divisione Difesa

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In attesa di capire se davvero il governo azionerà il golden power per salvaguardare il cantiere italiano da possibili usi impropri della tecnologia da parte dell’azionista cinese Weichai, le rassicurazioni dei vertici del gruppo degli yacht circa la chiusura della divisione Difesa vacillano. Ecco perché

Mentre al ministero per le Imprese si lavora ancora per capire se e come azionare il golden power per arginare la presenza cinese in Ferretti, ci si chiede se per davvero il cantiere nautico di proprietà del gruppo Weichai, colosso del Dragone attivo nella produzione di macchinari e motori destinati all’industria pesante, abbia davvero seppellito la tanto contestata divisione Difesa. Il punto è centrale.

Come noto, tra i timori del governo italiano c’è quello di un uso della tecnologia e del know how Ferretti per scopi che con la cantieristica di lusso hanno poco a che fare. Weichai, che lo scorso mese di maggio è uscito vincitore dalla battaglia in assemblea contro gli azionisti di minoranza riconducibili alla holding ceca Kkcg (quest’ultima, però, ha presentato ricorso in tribunale, con la prima udienza fissata per il 23 lugli), ha d’altronde un ampio ventaglio di business. Nulla, dunque, impedisce di avere dubbi circa l’impiego della tecnologia Ferretti.

Anche perché c’è qualcosa che non quadra. Negli scorsi giorni, il nuovo ceo di Ferretti, espressione dei soci cinesi, Stassi Anastassov, nel rassicurare l’esecutivo circa la salvaguardia dell’italianità di Ferretti, ha chiarito come il cantiere abbia chiuso il business della Difesa, senza l’intenzione di riaprirlo. Come a dire, non c’è nessun golden power da scomodare. “I nostri yacht sono fantastici, ma sono fatti su misura per le persone che usano le nostre imbarcazioni per svago. Usarlo per l’esercito richiede una filosofia molto diversa su come si struttura lo scafo, come si realizzano i motori. La chiusura della divisione è avvenuta a maggio 2024 e al momento il business della difesa non rientra tra le priorità”. Insomma, tutto risolto.

Non proprio. Tale versione dei fatti, per esempio, non sembra reggere alla prova dei documenti della stessa Ferretti. Come emerge dal bilancio 2025, depositato nell’aprile 2026 e quindi successivo alla presunta chiusura del 2024, si parla della Ferretti security division come una divisione ancora esistente e operativa. Non la descrive come dismessa, ceduta o in liquidazione. Di più. Stando al medesimo bilancio, la divisione ha addirittura generato ricavi nel 2025, per giunta aumentati rispetto al 2024, passando da circa 4,8 milioni nel 2024 a circa 5,1 milioni nel 2025.

Ferretti indica poi garanzie ancora attive legate alla fornitura di pattugliatori, cosa un po’ strana se la divisione fosse davvero stata chiusa e non ci fossero più attività sensibili. Insomma, Ferretti sembrerebbe conservare capacità, contratti e know-how nel settore sicurezza e difesa, per giunta sotto la direzione di un azionista legato a doppio filo a Pechino.


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