La crescita dello spazio italiano passa da tre leve complementari. Maggiore accesso al credito per le imprese, nuove infrastrutture capaci di aumentare la produzione satellitare e operazioni industriali che ampliano le competenze tecnologiche. Le iniziative di Intesa Sanpaolo, Space Industries e Officina Stellare mostrano così un settore che prova a superare la frammentazione e a trasformare innovazione e specializzazione in capacità produttiva, investimenti e gruppi più strutturati
Circa metà delle aziende italiane della filiera spaziale registra meno di dieci milioni di euro di fatturato. È da questa frammentazione che partono le iniziative di Intesa Sanpaolo, Space Industries e Officina Stellare, diverse per natura ma riconducibili allo stesso problema industriale. Le imprese devono trovare risorse per crescere, aumentare la capacità produttiva e integrare competenze oggi distribuite tra operatori specializzati. Finanziamenti, nuovi impianti e acquisizioni diventano così strumenti complementari per rafforzare la filiera.
Finanziare la crescita
Le dimensioni contenute di molte aziende possono limitare gli investimenti, l’aumento della produzione e la partecipazione a programmi più complessi. L’accordo tra Intesa Sanpaolo, Banca europea per gli investimenti e Agenzia spaziale europea interviene su questo limite attraverso garanzie e strumenti di condivisione del rischio rivolti a Pmi e aziende di media capitalizzazione.
L’iniziativa punta a mobilitare nuovi finanziamenti per centinaia di milioni di euro e si inserisce in un’attività che ha già portato Intesa Sanpaolo a sostenere oltre cinquecento Pmi del settore con circa 1,1 miliardi. Il tema emerso nell’incontro organizzato a Torino riguarda quindi la possibilità di accompagnare imprese tecnologicamente avanzate ma ancora piccole verso produzioni più stabili e una maggiore presenza industriale.
Produrre satelliti su scala maggiore
La disponibilità di capitale deve trovare una capacità produttiva adeguata. Lo Stellar Hub di Space Industries, visitato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, punta a introdurre nella manifattura satellitare processi più standardizzati e volumi più elevati.
La struttura dispone di quasi duemila metri quadrati di camere bianche ed è progettata per assemblare, integrare e collaudare satelliti fino a seicento chilogrammi. La capacità teorica dichiarata raggiunge centoquaranta unità all’anno per programmi commerciali, istituzionali e scientifici.
Nello stesso impianto sono stati condotti anche i test dell’aggiornamento Layer-0 di Ams-02. L’obiettivo è far convivere l’aumento dei volumi con la gestione di programmi scientifici e tecnologici complessi.
Aggregare nuove competenze
La crescita passa anche dall’ampliamento del perimetro tecnologico delle imprese. In questa direzione si colloca l’accordo sottoscritto da Officina Stellare per acquisire l’intero capitale di Mavel, società attiva nei motori elettrici privi di terre rare e nei sistemi di progettazione basati sull’intelligenza artificiale.
La chiusura dell’operazione è prevista entro ottobre 2026 e resta subordinata alle condizioni autorizzative, compresa la disciplina Golden Power. L’acquisizione consentirebbe al gruppo di estendere le attività ai sistemi di elettrificazione per avionica, piattaforme subacquee e mezzi senza equipaggio.
La transazione non è ancora conclusa, ma si inserisce nello stesso processo descritto dalle altre iniziative. La filiera italiana prova a superare una struttura composta da specializzazioni isolate, collegando accesso ai capitali, capacità produttiva e integrazione tecnologica.














