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All’Europa serve una Bce più lungimirante e meno impostata. L’appello di Panetta

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Il governatore di Bankitalia invita Francoforte a non ripetere l’errore del 2022, quando per timore di uno tsunami inflattivo, l’Eurotower varò una raffica dei rialzi dei tassi, affossando l’economia. Ora serve leggere gli shock globali senza troppi preconcetti

Non può essere come nel 2022. Non deve. La Banca centrale europea dovrebbe stare attenta a non cadere vittima della fretta, come accaduto all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, quando l’Eurotower decise di optare per un maxi rialzo dei tassi, per fermare sul nascere una spirale inflattiva che comunque, poi, in parte si manifestò. Fabio Panetta, governatore di Bankitalia, ha sempre sostenuto la linea della prudenza sulla politica monetaria. E lo ha fatto anche stavolta, a poco meno di un mese dalla mini-stretta sul costo del denaro (l’11 giugno scorso Christine Lagarde ha portato i tassi al 2,25%, dopo due anni di calma piatta).

Come a dire, nello scenario attuale, la Bce “non deve né liquidare lo shock come temporaneo né reagire come se l’economia fosse nella stessa situazione di quattro anni fa”, ovvero con una serie di rialzi dei tassi. L’occasione per mettere le mani avanti in vista di nuovi possibili ritocchi è arrivata con un intervento alla conferenza conclusiva del Network Champ, Challenges for monetary Policy transmission in a changing world, ospitata a Roma dall’istituto di via Nazionale. Il monito della Banca d’Italia è chiaro: l’Europa non può permettersi una nuova stagione di politiche monetarie restrittive che avrebbero l’effetto di deprimere troppo l’economia, ma è vero anche che non si può non tenere conto dell’aumento dell’inflazione.

Il meccanismo è noto. Quando i tassi di interesse salgono per le banche commerciali diventa più caro chiedere prestiti alla Bce. Di conseguenza il costo dei prestiti aumenta sia per i cittadini che per le imprese. Chiedere un mutuo per comprare casa o un finanziamento per aprire un’azienda diventa molto più caro. L’economia si raffredda, le persone spendono meno e chi ha del denaro è meno invogliato a investirlo in attività rischiose. Per questo “la politica monetaria deve adattarsi a un’economia in cambiamento, gli shock dell’offerta sono una sfida antica per la politica monetaria, ma oggi, tuttavia, stanno diventando più frequenti, più persistenti e più strettamente intrecciati con le trasformazioni strutturali dell’economia globale”.

“In questo contesto fluido, le banche centrali devono continuare a migliorare il modo in cui interpretano gli shock, valutano la trasmissione e prendono decisioni in condizioni di incertezza. La politica monetaria deve adattarsi a un’economia in cambiamento, con un costante monitoraggio degli sviluppi geopolitici, dei mercati dell’energia, delle catene degli approvvigionamenti, dei salari e delle aspettative di inflazione. E questo richiede anche che la politica monetaria eviti di vincolarsi a un percorso predeterminato”. Insomma, basta schemini.


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