Skip to main content

Pirelli torna italiana. Così la Cina ha fatto un passo indietro

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Dopo il braccio di ferro con gli azionisti italiani e l’intervento del governo a mezzo golden power, i cinesi di Sinochem hanno finalmente ceduto parte della loro partecipazione all’industriale ceco delle munizioni, Michal Strnad. Adesso la Camfin di Tronchetti Provera è di nuovo al comando. Non resta che risolvere il rebus Ferretti

The end. Anzi, happy ending. La svolta, certo, era nell’aria, specialmente da quando il governo era intervenuto con mano pesante per mettere i cinesi di Sinochem all’angolo e tornare a issare la bandiera italiana su Pirelli. Un golden power chirurgico, pochi mesi fa, aveva aperto la strada a un passo indietro del colosso della chimica cinese, che oltre dieci anni fa aveva preso il controllo della Bicocca, portandosi al 34% del capitale. Tutto era più o meno filato liscio fino alla seconda presidenza di Donald Trump, quando il tycoon ha deciso che qualunque grande azienda a stretto contatto con l’industria dell’auto e dotata di tecnologia di ultima frontiera, non doveva avere presenze cinesi nel capitale. Pirelli è tra queste, visto che con i suoi pneumatici intelligenti city wire rifornisce il grosso del mercato statunitense.

Da quel momento era partito un braccio di ferro tra i soci italiani guidata dalla Camfin di Marco Tronchetti Provera e Sinochem. Il confronto per salvare il mercato Usa a mezzo disimpegno cinese non aveva dato frutti e allora il governo di Giorgia Meloni ci aveva messo del suo, imponendo al socio cinese di non avere più di tre rappresentanti nel board (la catena di comando, di fatto, era già stata spostata verso gli azionisti italiani da tempo). Nel mezzo, l’inevitabile ricorso di Sinochem alla giustizia. Ma forse i cinesi avevano fatto prima ad aprire una trattativa con altri investitori, proprio con l’obiettivo di fare quel sospirato e auspicato passo indietro. E così è stato.

I cinesi di Sinochem sono scesi nel capitale di Pirelli e la Camfin di Tronchetti Provera torna primo azionista della Bicocca. Marco Polo International Italy, il veicolo controllato da China National Tire & Rubber (Cnrc), ha ceduto il 14% del capitale sociale di Pirellii. Prima dell’operazione, Sinochem-Cnrc aveva il 34,1% quindi ora scende al 20,1% contro circa il 26,5% detenuto da Tronchetti (ma le misure restrittive imposte dal governo italiano rimangono comunque pienamente attive finché il socio cinese avrà più del 9,99%). Ad acquistare dai soci cinesi il pacchetto è stata Lumina Crown. Si tratta di una società ceca indipendente di investimento fondata dall’imprenditore e investitore Michal Strnad. Secondo quanto emerge dall’elenco delle transazioni registrate su Borsa Italiana, il prezzo pagato è stato di 6,5 euro per azione e quindi l’esborso è stato di 987 milioni.

Strand è proprietario di Csg, società ceca della difesa che ha in portafoglio le italiane Fiocchi Munizioni e Perazzi. Ha fondato Lumina Crown per diversificare rispetto alla sua esposizione nella Difesa. La sua Csg oggi è il secondo gruppo europeo nel mercato delle munizioni, dietro alla tedesca Rheinmetall, al momento vende in più di 70 Paesi e dunque non dipende dalle fluttuazioni della politica internazionale o dai cambiamenti di indirizzo di singoli governi. Negli anni ha comprato diverse aziende, tra cui alcuni marchi storici: dall’italiana Fiocchi alla divisione munizioni della Remington, per poi allargarsi al business delle attrezzature per soldati, ai radar e ai sistemi di controllo del traffico aereo. Nel 2014 ha rilevato anche Tatra, storica casa automobilistica ceca sull’orlo della bancarotta, e l’ha rilanciata.

Ora resta l’altra partita, quella per Ferretti. Come noto, tra i timori del governo italiano c’è quello di un uso della tecnologia e del know how Ferretti per scopi che con la cantieristica di lusso hanno poco a che fare da parte del socio di maggioranza cinese, Weichai, che lo scorso mese di maggio è uscito vincitore dalla battaglia in assemblea contro gli azionisti di minoranza riconducibili alla holding ceca Kkcg. E nelle scorse settimane il nuovo ceo di Ferretti, espressione dei soci cinesi, Stassi Anastassov, nel rassicurare l’esecutivo circa la salvaguardia dell’italianità di Ferretti, ha chiarito come il cantiere abbia chiuso il business della Difesa, senza l’intenzione di riaprirlo. Questo giornale, tuttavia, ha svelato come il tutto sia solo in parte vero. La decisione sull’utilizzo o meno del golden power potrebbe a questo punto, slittare a dopo l’estate, lasciando il dossier Ferretti nelle mani della politica.


×

Iscriviti alla newsletter