La visita dei ministri Urso e Baptiste al Centro spaziale del Fucino conferma la scelta italiana di puntare sull’Europa per il futuro nello spazio. Dalla cooperazione con Francia e Germania sul progetto Bromo al ruolo di Iris² e dei lanciatori, Roma guarda alla costruzione di capacità industriali continentali e di un’autonomia strategica più concreta. Il rapporto con gli Stati Uniti resta sullo sfondo, mentre il baricentro si sposta sui campioni europei e sulle infrastrutture già operative
Mai come ora l’Italia sembra puntare sull’Europa come orizzonte naturale del proprio futuro nello spazio. Non soltanto l’Europa delle agenzie e dei programmi comuni, ma quella dell’industria, delle costellazioni satellitari, dei lanciatori e dei campioni continentali. È una linea che non nasce al Centro spaziale del Fucino, ma che lì è stata ribadita con chiarezza nella visita del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, insieme al ministro francese dell’Istruzione superiore, della Ricerca e dello Spazio, Philippe Baptiste.
Il passaggio arriva dopo una serie di appuntamenti che hanno già dato forma alla cooperazione tra Roma e Parigi. Prima la dichiarazione congiunta sulla space economy firmata da Urso e Baptiste, poi il vertice bilaterale di Antibes tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, quindi il nuovo incontro nell’hub spaziale abruzzese gestito da Telespazio, joint venture tra Leonardo (67%) e la francese Thales (33%). Il messaggio è sempre lo stesso, ma diventa sempre più netto. L’Italia punta a costruire capacità europee insieme a Francia e Germania, invece di limitarsi a cercare soluzioni pronte fuori dal continente.
In questo quadro, il rapporto con Washington resta importante, ma certamente ad oggi meno centrale. Infatti, la visita di Urso negli Stati Uniti aveva aperto un canale di confronto sullo spazio e sulle tecnologie strategiche, senza però produrre poi sviluppi paragonabili a quelli maturati sul fronte europeo. Dopo i mesi in cui si era parlato anche della possibile adozione di Starlink per le comunicazioni satellitari sicure, il baricentro del discorso politico italiano si è spostato.
Bromo come scelta politica
Il progetto che meglio rappresenta questa impostazione è Bromo, l’alleanza tra Leonardo, Airbus e Thales per creare un campione europeo dei satelliti, la cui importanza non sta soltanto nella dimensione industriale. Bromo coinvolge Italia, Francia e Germania e prova a rispondere al limite più evidente dello spazio europeo, cioè una frammentazione che indebolisce la capacità di competere con i grandi attori americani e cinesi.
In quest’ottica il ministro Urso ha collegato il progetto proprio a questo cambio di scala. “Italia e Francia insieme devono indicare la strada all’Europa dei campioni europei”, ha detto, spiegando che “la competizione non è più solo interna in Europa, è soprattutto esterna”. La formula è politica prima ancora che industriale, perché mette in discussione una delle abitudini del mercato europeo. La concorrenza interna resta un principio, ma nello spazio rischia di diventare un vincolo quando impedisce alle imprese del continente di raggiungere la scala necessaria per competere con i grandi attori globali.
Da parte francese, Baptiste ha insistito sulla stessa direzione. Lo spazio, nella sua lettura, è ormai al centro della sovranità europea perché riguarda difesa, sicurezza, ricerca e industria. La presenza accanto a Urso nel centro spaziale abruzzese ha mostrato una convergenza che non resta solo nei documenti bilaterali. Il punto è costruire strumenti comuni, non semplicemente coordinare posizioni nazionali.
La stessa logica riguarda Iris², la futura costellazione europea per comunicazioni sicure, per la quale il Centro spaziale del Fucino è indicato come uno dei poli di controllo in complementarità con Tolosa. Il sito gestito da Telespazio diventa così parte dell’architettura operativa dell’autonomia europea, non solo una vetrina della cooperazione tra Roma e Parigi. Massimo Claudio Comparini, managing director della divisione Spazio di Leonardo, ha ricordato che si tratta del “più grande teleporto civile del mondo”, con oltre 170 antenne, ma il dato tecnico serve soprattutto a spiegare perché quell’infrastruttura sia rilevante per Iris² e per la gestione delle costellazioni. Nella stessa chiave, Comparini ha parlato di una “testimonianza concreta dell’eccellenza europea nel settore spaziale” e del valore costruito nel tempo dalla cooperazione industriale tra Italia e Francia.
Per l’Italia, quindi, Iris² è una leva per portare capacità già operative dentro l’architettura continentale, mentre Bromo svolge una funzione analoga sul piano industriale. Se l’Europa vuole contare nello spazio, deve controllare satelliti, dati, servizi e accesso all’orbita.
I prossimi passaggi
La cooperazione europea dovrà misurarsi anche con il tema dei lanciatori. Senza accesso autonomo allo spazio, costellazioni, servizi e comunicazioni sicure restano esposti a dipendenze esterne. Per questo Urso ha richiamato Vega-C e la necessità di una cooperazione europea più integrata anche su questo fronte.
Il vertice di Parigi del 9 e 10 settembre e la ministeriale intermedia dell’Agenzia spaziale europea prevista in Italia a dicembre saranno i prossimi passaggi di questa traiettoria. Serviranno a capire quanto la linea indicata da Roma e Parigi potrà trasformarsi in programmi, risorse e capacità industriale. La direzione, però, è già visibile. L’Italia vuole costruire il proprio spazio dentro l’Europa, non limitarsi a cercare soluzioni fuori dal continente.















