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Budapest molla Mosca, via dalla Russia la banca Otp

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Dopo aver messo i bastoni tra le ruote del Dragone, aumentando le tasse sui produttori di batterie cinesi presenti un Ungheria, ora sono le banche a voltare le spalle a un altro Paese che Orban considerava un alleato. E così l’istituto Otp è pronto a lasciare la Russia

Fosse stato ancora alla guida del Paese, Viktor Orban non lo avrebbe permesso. Consentire a una delle più grandi banche ungheresi di abbandonare la nave che affonda, quella Russia costretta a centellinare i galloni di carburante per evitare la paralisi. Invece no, da quando il vento a Budapest è cambiato e al posto di Orban c’è l’ormai ex leader dell’opposizione, Péter Magyar, che ha battuto il fu satrapo magiaro nelle elezioni politiche dello scorso aprile, i rapporti di amicizia sono entrati in crisi. Non tutti, ma alcuni sì. Lo si è visto per esempio con la Cina, che nell’Ungheria di Orban ha sempre trovato la sua testa di ponte naturale, impiantando le sue industrie pronte a demolire le concorrenti europee.

Pochi mesi fa, come raccontato da questo giornale, il nuovo governo ha cominciato a mettere i bastoni tra le ruote al Dragone, aumentando le tasse su tutte quelle imprese cinesi che producono batterie da vendere poi in giro per l’Europa. E si sa, colossi come Catl, avevano da tempo deciso di realizzare le proprie factories proprio in Ungheria. Adesso sembra essere arrivato il turno della Russia. Con la banca ungherese Otp che ha iniziato a riesaminare la propria strategia relativa al mercato russo, inclusa una possibile uscita completa dal Paese. Tutto nelle parole dell’amministratore delegato del gruppo, Peter Csanyi, riportate da Bloomberg.

“Si prevede che la revisione circa la permanenza della banca si concluda entro la fine dell’anno e che il suo esito massimizzi il valore per gli azionisti a lungo termine, con particolare attenzione al successo della strategia di espansione internazionale del gruppo”, ha spiegato. La banca, infatti, sta perseguendo anche un’espansione nella regione baltica attraverso l’acquisizione di un istituto di credito estone, Luminor Bank, mossa che però potrebbe essere subordinata dalle autorità di regolamentazione proprio alla dismissione delle attività del gruppo nel mercato russo. Per Mosca è certamente un brutto colpo, dal momento che tra i clienti dell’istituto finanziario ungherese figuravano, o forse sarebbe meglio dire figuravano, aziende controllate da Gazprom, l’espressione industriale più pura del Cremlino, oltre a una serie di imprese che forniscono servizi a organizzazioni legate all’agenzia di intelligence estera russa (Svr).

E pensare che Otp era una delle pochissime banche europee ad aver deciso di rimanere in Russia, nonostante il disimpegno generale scattato con l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. Da quella data, febbraio 2022, banche europee operanti in Russia hanno ridotto significativamente la loro esposizione al Paese. Molte hanno tentato più volte di vendere le proprie filiali locali a causa delle pesanti sanzioni, delle forti pressioni normative e degli elevati rischi operativi associati all’esposizione russa. Ma Otp aveva invece deciso di intraprendere un percorso strategico diverso in Russia. O almeno così sembrava.


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