Non un think tank tradizionale, ma una rete vitale che prova a costruire consapevolezza in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta riscrivendo codici, economie e relazioni sociali. Il docente della Cattolica, Ruben Razzante racconta a Formiche.net la nascita di Polisophia
Nel pieno di una trasformazione tecnologica che non conosce rallentamenti, c’è chi sceglie di riportare al centro la parola “responsabilità”. Non come freno, ma come bussola. È l’intento dichiarato – e programmatico – di Polisophia, la nuova Community fondata dal professor Rubén Razzante, che ambisce a diventare un laboratorio permanente di idee, un ponte tra imprese, accademia e istituzioni, un luogo dove la velocità dell’innovazione incontra la profondità del pensiero critico. Non un think tank tradizionale, ma una rete vitale che prova a costruire consapevolezza in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta riscrivendo codici, economie e relazioni sociali. Di questo, e della prima edizione dedicata proprio all’AI, abbiamo parlato con Rubén Razzante, docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica e fondatore di Polisophia.
Professore, partiamo dal nome. “Polisophia” mette insieme città e sapienza. Che cosa rappresenta davvero questa scelta?
Polisophia nasce da un’idea molto precisa: creare un luogo in cui la sapienza non sia astratta, ma “incarnata” nella comunità. La polis è lo spazio pubblico, la sophia è il pensiero critico. Unendole, volevamo dare forma a un ambiente dove imprese, associazioni, professionisti e istituzioni potessero confrontarsi superando le rispettive “bolle”. La multidisciplinarità per noi non è un optional, ma la condizione essenziale per generare saperi condivisi e visioni responsabili sul futuro tecnologico.
Molti parlano di innovazione, voi di “innovazione responsabile”. Qual è la differenza?
L’innovazione responsabile è quella che non si limita a chiedersi “che cosa possiamo fare con la tecnologia”, ma soprattutto “che cosa è giusto fare”. Significa utilizzare strumenti come l’intelligenza artificiale nel rispetto dei diritti fondamentali e con una consapevolezza diffusa. I temi tecnologici sono sempre meno confinati nelle stanze degli esperti: incidono sulla vita delle persone, sulle imprese, sulla democrazia. La nostra missione è contribuire a democratizzare le scelte tecnologiche, rendendole comprensibili, trasparenti e orientate al bene comune.
Polisophia vuole essere più di un think tank. In cosa si distingue dai modelli tradizionali?
Intanto nella forma: siamo una Community, non un centro studi chiuso. Questo significa che puntiamo alla circolazione continua di idee, alla contaminazione tra settori molto diversi e a un coinvolgimento attivo dei partecipanti. Le aziende e le organizzazioni che entrano in Polisophia sanno che troveranno un ambiente non competitivo, ma collaborativo. Un luogo dove fare networking di qualità, condividere best practice e contribuire alla costruzione di un pensiero collettivo.
Qual è la struttura operativa della Community?
Abbiamo tre organi. L’Advisory Board, che definisce l’agenda e le traiettorie strategiche; il Comitato Tecnico-Scientifico, che produce studi, paper e proposte operative; e un Comitato d’onore, composto da personalità istituzionali particolarmente attente al tema dell’innovazione responsabile. È un’architettura pensata per garantire pluralità, rigore e capacità di impatto.
La prima edizione, novembre 2025 – giugno 2026, è dedicata all’intelligenza artificiale. Perché partire proprio da qui?
Perché è la tecnologia che più di tutte sta ridefinendo processi produttivi, modelli di consumo e dinamiche sociali. Gli algoritmi sono già ovunque, ma manca spesso una cultura adeguata che aiuti a comprenderne opportunità e limiti. Polisophia vuole offrire un contributo a questa alfabetizzazione, mettendo a sistema esperienze reali di imprese che usano l’AI con consapevolezza e rispetto dei diritti delle persone.
Uno dei temi centrali del vostro progetto è il supporto ai decisori pubblici. In che modo pensate di intervenire?
Vogliamo offrire strumenti, analisi e visioni che aiutino i decisori a orientarsi in un contesto complesso. Non vogliamo chiuderci nel tecnicismo: il nostro obiettivo è incidere sul dibattito pubblico e contribuire a scelte normative e regolatorie più informate e più democratiche. La Community è una piattaforma di valori condivisi: se riusciamo a fare massa critica, possiamo avere un impatto significativo sulla collettività.
Polisophia ha già alle spalle un network di partner rilevante. Che ruolo avranno?
Un ruolo attivo. Intesa Sanpaolo ci sostiene sin dall’inizio, e accanto a essa ci sono player come Bancomat, Assolombarda, ABI e molte realtà di settori diversi: dall’agroalimentare alla tecnologia, dal mondo legale alla formazione. Questa eterogeneità è la nostra forza: mostra che l’innovazione responsabile è un terreno comune su cui attori molto differenti possono convergere.
Avete parlato anche di posizionamento e visibilità. Che cosa significa per una Community come la vostra?
Significa costruire una presenza culturale oltre che operativa. Ogni anno pubblicheremo un Rapporto annuale, un volume che raccoglierà i contributi firmati dalle figure apicali delle realtà aderenti. Non sarà un semplice report di attività, ma un documento di orientamento, una bussola per chi vuole interpretare l’innovazione in modo responsabile. La nostra visione deve diventare riconoscibile e utile.
Eventi, networking, pubblicazioni: come si intreccia tutto questo con la dimensione educativa?
In modo naturale. Crediamo molto nell’incrocio generazionale: vogliamo coinvolgere studenti, giovani professionisti, realtà formative. L’innovazione responsabile non può essere solo un tema per addetti ai lavori; deve diventare un patrimonio comune. Per questo le nostre iniziative non sono pensate solo per le imprese, ma anche per scuole, università e la società civile.
Se dovesse riassumere in una frase la promessa di Polisophia?
Creare un luogo in cui l’innovazione non sfugga al controllo, ma generi valore condiviso. Una comunità capace di unire pensiero critico e azione concreta, per accompagnare il Paese lungo le traiettorie del cambiamento tecnologico.
















