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Nessun pericolo Minneapolis per Milano-Cortina. Come funziona l’ordine pubblico in Italia

In Italia l’ordine e la sicurezza pubblica dipendono, a livello nazionale, dal ministro dell’Interno e, a livello locale, dal prefetto, responsabile dell’attuazione delle direttive ministeriali. Nella gestione dell’ordine pubblico non intervengono i Corpi militari italiani, tantomeno quelli di altri Stati: nessun altro attore è ammesso nella cosiddetta “gestione della piazza”. L’analisi di Stefano Dambruoso, magistrato esperto di terrorismo

Hanno fatto molto scalpore e preoccupato la durezza e la brutalità con le quali l’I.C.E. (U.S. Immigration Customs Enforcement) ha dato corso alla cosiddetta operazione “Metro Surge” lanciata dal presidente Donald Trump per contrastare l’immigrazione clandestina.

Gli uomini della neoistituita Agenzia federale, sotto l’egida del Dipartimento della Sicurezza Internazionale (Department of Homelandl Security D.H.S.), a quasi un anno dall’inizio del mandato del 47° presidente degli Stati Uniti, sono stati infatti incaricati di identificare, arrestare ed espellere tutti i clandestini presenti nelle principali aree metropolitane americane, cominciando dalle “Twin Cities”: Minneapolis e Saint Paul. L’amministrazione Trump, ha evidentemente voluto dare un segnale forte in una zona del Paese, il Minnesota, popolata da comunità numerose di immigrati (una su tutte quella somala) in cui sono peraltro molto forti le politiche assistenzialistiche garantite dallo Stato.

Le modalità operative di questa Agenzia federale, da alcuni già definita la “milizia personale” di Trump, sono state tuttavia contrassegnate, fin da subito, dalla commissione di atti di violenza gravi. Una cittadina americana di trentasette anni, madre di tre figli, è stata uccisa a colpi di pistola mentre, a bordo della propria auto, si allontanava da un posto di blocco. Un infermiere della stessa età è stato crivellato di proiettili, molti dei quali sparati alla schiena, mentre, disarmato, si opponeva all’arresto di un’altra manifestante. Un bambino di cinque anni di nazionalità ecuadoriana, dopo essere stato usato come esca per indurre la madre ad uscire di casa ed essere sottoposta ai controlli dei funzionari federali, è stato prelevato insieme al padre, richiedente asilo, e trasferito in un centro di detenzione in Texas.

Fatti che hanno suscitato molta indignazione in tutto il mondo.

In Italia lo sdegno ha stimolato polemiche politiche quando è trapelata la notizia che gli agenti di questa Agenzia avrebbero trovato un impiego nella cornice di sicurezza garantita in occasione delle prossime Olimpiadi dei Giochi Invernali a Milano ed a Cortina. La polemica si inserisce nella serie di contestazioni che le opposizioni fanno al governo, accusato di servilismo nei confronti dell’alleato americano, e ha spinto a dichiarazioni dure da parte di alcuni membri del Parlamento e dal sindaco di Milano.

I ministri degli Esteri e dell’Interno hanno già tuttavia rassicurato tutti sull’insussistenza di un “pericolo Minneapolis” nella gestione dell’ordine pubblico per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026. E diversamente non potrebbe essere!

In Italia la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica è assicurata, a livello nazionale, dal capo del Viminale e, a livello locale, dal prefetto, che ha la responsabilità politico-amministrativa dell’attuazione delle direttive del ministro, al quale si affianca il questore che agisce sul piano tecnico-operativo, coordinando le diverse Forze dell’ordine sul campo.

Per il governo dell’ordine pubblico sono assolutamente esclusi i nostri Corpi militari, figuriamoci quelli di altro Stato! Le Forze, pur militari, come Carabinieri e Guardia di Finanza, che agiscono in piazza con i loro reparti specializzati, operano sempre e comunque sotto la direzione e la responsabilità delle Autorità Provinciali di Pubblica Sicurezza. Dal 2008 il nostro Esercito collabora nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure” con compiti esclusivamente di vigilanza a obiettivi fissi oppure di pattugliamento e perlustrazione, sempre in affiancamento alle forze di polizia.

Nessun altro attore è ammesso nella cosiddetta “gestione della piazza”. Quindi è assolutamente da escludere la presenza sulle strade italiane degli operatori dell’I.C.E. o di altre forze straniere, che siano armate o meno. Nello specifico poi, gli agenti di polizia di altri Paesi e il personale di scorta che accompagna le autorità straniere ricevono una speciale autorizzazione al porto di un’arma sul suolo italiano che viene emessa dalle Autorità prefettizie sulla base di leggi e regolamenti dello Stato. Nel nostro Paese, all’esito dei periodi di forte tensione occorsi dal secondo dopoguerra ad oggi, le Forze dell’Ordine hanno senz’altro sviluppato una grande professionalità nella gestione dell’ordine pubblico, stigmatizzando qualsiasi tendenza autoritaria nel contenimento del dissenso organizzato illegale.

I dolorosi momenti che hanno contrassegnato le violenze di piazza del ‘48, l’autunno caldo del ’69, il G8 di Genova nel 2001 hanno insegnato a tutti gli attori istituzionali e di governo a cercare di garantire il massimo equilibrio ed il massimo rispetto per la vita e la dignità umana nella gestione delle manifestazioni di piazza. Si è quindi ben lontani in Italia dal modo di concepire l’ordine e la sicurezza pubblica così come avviene oggi negli Usa.

Il vaglio della magistratura nel nostro Paese garantisce infine il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini da parte della Forze di Polizia italiana, allorché vengano commessi reati nel corso di disordini di piazza. Nessuna licenza di uccidere a sceriffi d’oltreoceano quindi, come alcuni vorrebbero far intendere.


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