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TikTok crea dipendenza e danneggia la salute. Il messaggio Ue (poco gradito) agli Usa

La Commissione europea accusa la piattaforma di aver creato un design ingannevole, in cui le persone finiscono per scrollare a intermittenza. Soprattutto i più giovani. Bruxelles chiede quindi di adottare contromisure, così come fatto con Meta. Andando però in direzione ostinata e contraria a quella indicata da Washington, che chiedono meno regole e burocrazia

Non ci tiriamo indietro davanti a nulla. Facciamo rispettare la nostra legislazione. La prima sanzione è stata inflitta a X nel dicembre dello scorso anno. Non esiteremo ad agire nei confronti delle piattaforme americane, se necessario”. Se non fosse già abbastanza chiaro, ci pensa il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier a spiegare le intenzioni dell’Unione europea. Nonostante le avvertenze che arrivano dagli Stati Uniti, che chiedono meno burocrazia per le proprie aziende, Bruxelles tira dritto. TikTok, dicono dall’esecutivo, crea dipendenza e mina la salute mentale degli utenti. A dirlo è un’indagine preliminare della Commissione sulle attività della piattaforma, che violerebbe le norme del Digital Services Act (Dma). Più precisamente, il suo design “presenta un problema sostanziale”, ovvero sarebbe progettato in modo tale da favorire lo scrolling perenne.

In altre parole, tra notifiche e contenuti, TikTok tiene incollati i 170 milioni di utenti (solo in Europa). E questo potrebbe creare dei possibili danni per la loro salute mentale. “TikTok è di gran lunga la piattaforma più utilizzata dopo mezzanotte dai bambini tra i 13 e i 18 anni”, aggiunge Regnier. Non solo, visto che una buona parte di loro naviga sul social network durante l’orario scolastico. Il 7% di quelli di età compresa tra i 12 e i 15 anni “trascorre tra le quattro e le cinque ore al giorno su TikTok. Queste statistiche sono estremamente allarmanti”. Il portavoce della Commissione cita anche alcuni studi che avvalorano la tesi. In un rapporto redatto dal Parlamento francese viene sottolineato che l’8% dei bambini ci passa più di cinque ore a settimana. Da uno studio danese . Inoltre, emerge che quelli di 8 anni scrollano per una media di 130 minuti al giorno. E ancora: oltre il 30% dei bambini tra i 7 e i 12 anni apre mediamente l’app per più di venti volte al giorno.

Troppo per rimanere impassibili. Non bastano le misure adottate nel passato per mitigare i rischi alla salute, come il limite temporale di utilizzo e il parental control. Serve di più, come dei blocchi notturni per non inficiare il sonno e limiti obbligatori per ridurre il tempo trascorso sull’applicazione.

Adesso TikTok dovrà rispondere delle accuse. Non c’è un limite di tempo, il che significa che si vuole procedere attraverso il dialogo. Qualora però TikTok non sarà convincente, l’Ue potrebbe emettere una decisione di non conformità. Peggio ancora, una sanzione pari al 6% del fatturato annuo mondiale dell’azienda. Che ha già prontamente respinto le indagini preliminari, in quanto “descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento e adotteremo tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a nostra disposizione”.

La notizia serve anche come monito per gli Stati membri. Sono sempre di più i paesi europei che stanno pensando di limitare l’utilizzo dei social network per gli under 16. Lo ha deciso la Spagna e ci sta pensando anche la Francia. Pur essendo fuori dall’Ue, anche la Gran Bretagna ha adottato questa misura a fine gennaio scorso.

La questione sale di livello nel momento in cui, da qualche giorno, TikTok ha cambiato bandiera. O meglio, lo ha fatto in parte. Per poter continuare a operare negli Stati Uniti, la Cina ha dovuto cedere la propria società a un consorzio di aziende americane. L’indagine dell’Unione europea non ha alcun riflesso sul neo social americano. Ma è l’ennesima dimostrazione di come gli europei non intendano ascoltare gli avvertimenti che arrivano oltreoceano.

Un procedimento simile a quello di TikTok lo sta vivendo anche Meta per via di Instagram e Facebook. La procedura ingannevole si chiama “tana del coniglio”, ovvero laddove un utente sprofonda attraverso i contenuti che passano sulle piattaforme, dimenticandosi di tutto il resto. In virtù di questo, l’Europa vorrebbe dotarsi entro l’anno anche di una legge sull’equità digitale per mettere al bando i modelli ingannevoli per gli utenti. Cosa pensino le Big Tech americane di questo passo è piuttosto implicito.


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