Casi recenti in India e nel Lazio offrono uno spunto per riflettere sull’evoluzione delle reti criminali contemporanee, sulla loro capacità di sfruttare vulnerabilità sociali e sulle implicazioni per le politiche di sicurezza e cooperazione internazionale
Due operazioni di polizia a migliaia di chilometri di distanza, una nel Punjab e l’altra a Terracina, offrono uno spaccato significativo del funzionamento della criminalità organizzata contemporanea, capace di muoversi tra confini, giurisdizioni e sistemi legali diversi.
A fine gennaio, la polizia del Punjab ha sequestrato 51,5 chilogrammi di eroina ad Amritsar, smantellando una rete di narcotraffico transfrontaliera collegata a referenti in Pakistan. Poche settimane prima, a fine dicembre, la Guardia di Finanza di Latina aveva arrestato a Terracina un cittadino indiano di origine sikh, irregolarmente presente in Italia, sequestrando oltre 20 chilogrammi di capsule di papavero da oppio in un’abitazione privata. Un altro cittadino indiano sikh di 39 anni è stato arrestato a fine gennaio a Sabaudia per il possesso di 50 capsule di papavero, per un peso di circa 100 grammi. Le capsule di papavero da oppio possono essere assunte in diverse forme e hanno effetti narcotici, spesso usati per attenuare la fatica fisica, un fenomeno associato allo sfruttamento del lavoro nei campi agricoli.
A prima vista, i due casi sembrano scollegati: Paesi diversi, sostanze diverse, contesti operativi differenti. Tuttavia, considerati insieme, mostrano la continuità dell’economia globale degli stupefacenti, dove aree di produzione, rotte di transito e mercati di destinazione spesso si sovrappongono. I singoli episodi locali fanno parte di ecosistemi criminali transnazionali più ampi.
Il Punjab è da tempo riconosciuto come uno dei fronti principali nella lotta indiana al narcotraffico, in particolare per le droghe provenienti dal Pakistan. La sua posizione geografica, la vicinanza a un confine instabile e una lunga tradizione di rotte di contrabbando lo rendono vulnerabile a reti organizzate che combinano corrieri locali, referenti oltreconfine, comunicazioni criptate e sofisticati meccanismi di riciclaggio. Le agenzie di sicurezza indiane sottolineano da anni come, nella loro valutazione, il narcotraffico nella regione non sia solo un fenomeno criminale, ma anche strategico: i proventi servono a destabilizzare il tessuto sociale, alimentare economie parallele e, in alcuni casi, sostenere cause estremiste.
Terracina, invece, non è di solito collegata alle grandi rotte globali della droga. Tuttavia, il sequestro italiano mostra che i Paesi europei di destinazione subiscono sempre più gli effetti delle stesse reti, spesso insieme a immigrazione irregolare e sfruttamento del lavoro. Le capsule di papavero da oppio, materia prima grezza, non sono una merce occasionale: la loro presenza in grandi quantità indica filiere organizzate, tecniche di occultamento e consapevolezza delle possibilità di distribuzione. Questo scenario solleva sfide politiche significative per l’Italia e l’UE, evidenziando le lacune nei controlli di frontiera e nella regolamentazione del lavoro. La necessità di politiche più rigorose e coordinate diviene fondamentale per affrontare efficacemente questi problemi complessi.
Ciò che collega Punjab e Terracina è la capacità della criminalità organizzata di sfruttare vulnerabilità sociali, mobilità e lacune nelle leggi. In Italia vive una grande comunità di lavoratori agricoli provenienti dall’India, molti dei quali sono sikh originari del Punjab e dell’Haryana, impiegati regolarmente o irregolarmente in settori dove prevalgono informalità e controlli deboli. È importante sottolineare che la stragrande maggioranza della comunità sikh e dei lavoratori indiani in Italia è del tutto estranea a queste dinamiche, che riguardano minoranze inserite in reti criminali strutturate e opportunistiche. Queste condizioni sono spesso sfruttate dalle reti criminali per la logistica, lo stoccaggio, il reclutamento e la gestione opaca del denaro.
Negli ultimi dieci anni, indagini giudiziarie e di polizia in Italia hanno documentato il coinvolgimento di cittadini indiani, inclusi soggetti di origine sikh, in casi di sfruttamento lavorativo, frode documentale e, più recentemente, reati legati agli stupefacenti. In aree come l’Agro Pontino e alcune zone del Nord, le procure hanno portato alla luce sistemi di caporalato in cui intermediari controllavano alloggi, trasporti e salari di altri migranti. Questi casi dimostrano come gerarchie criminali possano svilupparsi all’interno di contesti migratori, sfruttando lingua, appartenenza comunitaria e dipendenza economica.
A queste dinamiche criminali si affiancano le preoccupazioni espresse dalle autorità indiane riguardo alla strumentalizzazione delle istanze della diaspora da parte di reti separatiste estremiste legate al movimento Khalistan. Organizzazioni come Sikhs for Justice (SFJ), bandita in India, sono accusate dalle agenzie di sicurezza indiane di sfruttare le comunità all’estero attraverso propaganda, intimidazione e mobilitazione finanziaria. Pur presentandosi come gruppo per i diritti umani, secondo Nuova Delhi le attività di SFJ sarebbero spesso intrecciate con operazioni di influenza e agende ostili basate all’estero, in particolare riconducibili al Pakistan. Un esempio recente, citato da comunicazioni ufficiali delle autorità indiane, è la protesta organizzata il 26 gennaio, giorno della Repubblica indiana, che ha coinvolto minori sikh e distribuito materiale con inviti alla violenza contro leader politici e diplomatici indiani. Si tratta di valutazioni che rientrano nella lettura securitaria di Nuova Delhi, ma che sono seguite con attenzione anche da diversi servizi europei per le possibili ricadute sulla sicurezza interna.
I servizi di sicurezza europei monitorano con crescente attenzione le aree di sovrapposizione tra criminalità ed estremismo, non necessariamente attraverso legami organizzativi diretti, ma tramite logistica condivisa, canali di finanziamento, reti informali e sfruttamento dell’immigrazione irregolare. In questo contesto, il narcotraffico rappresenta sia una fonte di reddito sia uno strumento di controllo, soprattutto su individui in condizioni di forte precarietà economica. Per affrontare efficacemente queste sfide, l’Unione Europea ha adottato diversi quadri di cooperazione internazionale, come il Piano d’azione globale sulla droga e l’iniziativa EMPACT (European Multidisciplinary Platform Against Criminal Threats), che cercano di armonizzare le risposte transfrontaliere e migliorare la condivisione di informazioni tra gli stati membri. Nonostante questi sforzi, permangono lacune significative nella coordinazione e nella capacità di contrastare adeguatamente le minacce emergenti.
Il caso di Terracina si inserisce in un quadro più ampio che le autorità italiane affrontano da anni: la convergenza tra immigrazione irregolare, sfruttamento del lavoro, criminalità organizzata e, sempre più spesso, interferenze ideologiche transnazionali. In questo quadro, l’immigrazione non rappresenta la causa del fenomeno, ma una delle vulnerabilità che reti criminali ed estremiste sono in grado di sfruttare. Non si tratta di fenomeni isolati, ma di livelli interconnessi di una stessa sfida alla sicurezza.
Per l’India, l’Italia e l’Europa nel suo insieme, le implicazioni sono chiare. I controlli alle frontiere non bastano, soprattutto considerando l’accordo di libero scambio e i futuri accordi sulla mobilità tra UE e India. Sono necessarie cooperazione tra le intelligence, tracciamento dei flussi finanziari, monitoraggio dei finanziamenti estremisti e azioni coordinate tra i Paesi di origine, transito e destinazione. È altrettanto importante affrontare le vulnerabilità strutturali, dall’instabilità dei confini in Asia meridionale alla precarietà dei migranti in Europa, che criminalità ed estremismo sfruttano.
Punjab e Terracina possono sembrare mondi lontani. Nella geografia del crimine transnazionale e delle operazioni di influenza, non lo sono affatto. Finché la cooperazione tra forze di sicurezza non sarà agile e transnazionale quanto le reti che intende contrastare, questi collegamenti continueranno a emergere, in modo silenzioso e locale, ma con conseguenze globali.















