Il nuovo report del Nato strategic communications centre of excellence affronta il nodo dell’attribuzione delle campagne di influenza russe, proponendo un modello che supera la logica binaria tra operazioni statali e non statali
Nel nuovo studio Attributing Russian Information Influence Operations, elaborato dal Nato strategic communications centre of excellence insieme allo Ukrainian Centre for Strategic Communication, si affronta la sfida della qualificazione delle campagne di influenza riconducibili a Mosca, in termini di responsabilità statale e, dunque, di punibilità.
L’attribuzione della responsabilità
Il punto di partenza è l’attività informativa contemporanea, la quale non si sviluppa più entro perimetri riconoscibili. Questo a causa della frammentazione degli attori, dell’uso sistematico di intermediari e della stratificazione delle infrastrutture, elementi che hanno reso insufficiente la tradizionale distinzione tra iniziativa pubblica e iniziativa indiretta. Ne deriva una difficoltà crescente nel collegare operazioni specifiche a un livello decisionale statale senza cadere in inferenze politiche.
Il framework testato nel rapporto si propone di intervenire su questo scarto. L’attribuzione non viene trattata come accertamento definitivo, ma come esercizio di convergenza tra elementi eterogenei, come tracce tecniche, modelli comportamentali, coerenza con il contesto strategico e implicazioni di natura normativa.
L’esito non è una sentenza, ma una valutazione
Su questo piano emerge la principale innovazione, perno del report. La responsabilità non è più concepita in termini binari. Il modello infatti introduce una progressione che distingue tra attività tollerate, incentivate o integrate, accompagnandola con livelli espliciti di confidenza analitica.
I casi esaminati riguardano l’evoluzione dell’ecosistema informativo russo dopo l’introduzione delle sanzioni occidentali. Il rapporto osserva la riconfigurazione delle infrastrutture collegate a Rt e Sputnik, la diffusione di reti coordinate su Telegram e il ricorso a processi di rielaborazione narrativa che consentono la circolazione indiretta di contenuti originati in ambienti statali. Nello stesso contesto vengono analizzate anche operazioni imperniate su temi corruttivi, interpretate come coerenti con interessi strategici russi.
Da qui, l’attenzione si sposta quindi sul piano operativo. Lo studio richiama la necessità di un accesso più sistematico a dati proprietari e classificati e insiste sull’esigenza di rafforzare le interazioni tra istituzioni pubbliche, piattaforme digitali e attori civici, indicando nella standardizzazione dei metodi analitici, incluso l’uso di schemi come Disarm, strumento per ridurre le discrepanze interpretative.
La questione dell’attribuzione assume così una valenza che va oltre la ricostruzione ex-post delle operazioni. L’obiettivo implicito del framework è proprio quello di fornire una base metodologica per decisioni che, inevitabilmente, si collocano al confine tra sicurezza e diritto, senza dover necessariamente ritrovarsi sempre a rincorrere.
Così facendo, all’interno di un continuum informativo incerto e preda della competizione geopolitica globale, la capacità di definire il grado di coinvolgimento statale diventa parte integrante della gestione del conflitto sottosoglia e non solamente più arma di ambiguità strategica da parte degli attori antioccidentali.















