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Perché l’Italia non aderisce all’alleanza francese sul nucleare. La versione di Caffio

L’Italia non c’è tra i Paesi Ue aderenti alla proposta francese di coinvolgere i partner europei nel suo  programma di deterrenza nucleare. Parigi immagina una forma di cooperazione militare rafforzata cui hanno subito aderito Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia oltre al Regno Unito. La posizione italiana va letta alla luce di un atlantismo ormai consolidato tenendo conto  dell’esistenza sul  nostro territorio di armi nucleari Nato. L’analisi dell’ammiraglio Fabio Caffio

Il progetto francese di una “deterrenza nucleare avanzata” aperta ai membri Ue ed al Regno Unito segna una trasformazione della ben conosciuta tradizionale dottrina dello scudo atomico nazionale, la  Force de frappe voluta da De Gaulle per dotare il Paese di autonomia strategica al di fuori della Nato.

Le finalità di quella che secondo i Trattati Ue si configura come una cooperazione militare rafforzata vanno nella stessa direzione del rafforzamento delle capacità difensive  europee, anche se viene sottolineata la complementarietà rispetto alla Nato.

L’iniziativa va ovviamente vista favorevolmente alla luce del rapido accrescersi delle minacce militari all’Europa evidenziate dai conflitti regionali che coinvolgono Russia e Iran. Questo non basta però ad interpretare le ragioni che hanno indotto alcuni partners europei  a  sostenerla, dal momento che  possono immaginarsi  ambizioni non tanto nascoste di accrescere il loro peso internazionale ponendosi sotto l’ombrello francese. Per la Grecia si tratterebbe per esempio di un upgrade di rango da collocare nell’ambito delle dinamiche che la avvicinano a Francia ed Israele in funzione antiturca.

Come leggere allora l’attendismo italiano se non come espressione di un tradizionale atlantismo che continua a garantirci un ruolo di rilievo nel contesto internazionale? La controprova si ha nelle riserve verso l’iniziativa francese che sembrano caratterizzare la posizione non favorevole della Spagna.

Madrid è costantemente alla ricerca di una autonoma collocazione internazionale “neutralista” sfidando i veti  di Nato,   Stati Uniti ed  Israele ed acquisendo crediti verso i Paesi arabi. Di fatto, essa è oggi una potenza economica rispettata proprio perché assertiva  sul piano politico.

La posizione italiana va vista invece come manifestazione di coerenza e continuità nelle relazioni transatlantiche, ad indicare la nostra affidabilità  nel mantenere gli impegni multilaterali.

Non secondario è inoltre il fatto che il nostro Paese può già disporre dell’ombrello nucleare della Nato  garantita dai depositi di armi dell’Alleanza sul suolo italiano.  E’ noto infatti che la Nato potrebbe utilizzarle -con tutte le cautele imposte dal regime giuridico dell’uso dell’arma nucleare– in caso di aggressione al nostro Paese o ad un altro Paese membro,  ex art. 5 del Trattato del 1949, come con chiarezza evidenzia un dossier parlamentare della XV legislatura.

 

 


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