La Relazione annuale dell’Intelligence italiana dedica un’intera sezione allo spazio, comprensiva di scenario simulato tramite intelligenza artificiale, confermando come il settore sia ormai inscindibile dalla sicurezza nazionale. Proiettando lo scenario al 2035, l’orbita bassa viene descritta come un’infrastruttura critica segmentata in aree di influenza, con una conflittualità sempre più pronunciata. Per l’Italia, le implicazioni sono numerose. Tutti i dettagli
La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026, presentata oggi, contiene una sezione interamente dedicata allo spazio e agli sviluppi attesi fino al 2035. Sovraffollamento orbitale, colonizzazione lunare, conflittualità satellitare e un vasto impiego delle tecnologie dirompenti sono solo alcune delle tendenze sulla cui base l’Intelligence italiana ha deciso di dedicare (e intende dedicare) sempre maggiore rilevanza al settore spaziale come elemento cardine della sicurezza nazionale. Altra novità di rilievo è quella metodologica, che ha visto – per la prima volta – il ricorso a modelli di intelligenza artificiale generativa nella costruzione dello scenario 2035.
2035: lo spazio non è più un bene comune
Il cuore della sezione spaziale della Relazione è uno scenario proiettato al 2035, costruito attraverso una simulazione che combina dati aperti, fonti selezionate e, appunto, strumenti di AI generativa. Lo scenario prevede la dissoluzione pratica delle regole stabilite dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico (Ost) del 1967, che aveva consacrato l’orbita come bene comune dell’umanità. Nella simulazione, l’orbita bassa terrestre (Leo) appare segmentata in zone di influenza riconducibili a tre blocchi distinti: uno a trazione sino-russa, uno guidato dagli Stati Uniti e un terzo polo europeo, declinato in un’ottica prevalentemente di attore commerciale. Questa geopardizzazione orbitale riflette l’evoluzione delle odierne dinamiche di rivalità geopolitica sulla Terra, trasferendo nello spazio analoghe logiche di potenza.
La militarizzazione delle orbite
Secondo stime Esa, nel 2030 potrebbero orbitare intorno alla Terra fino a 100.000 satelliti. Una densità di questa portata renderà l’orbita bassa qualcosa di simile a un’infrastruttura critica, essenziale e interconnessa. La conflittualità si svilupperà, ma in modalità prevalentemente non-cinetiche, visto il potenziale effetto boomerang derivante dalla generazione di detriti vaganti, in grado di colpire indiscriminatamente qualsiasi assetto in orbita. Le operazioni offensive in orbita saranno quindi caratterizzate dal ricorso al jamming, alle interferenze elettromagnetiche, ai sabotaggi mirati e all’hacking. Assenti previsioni connesse allo sviluppo del concetto di manovrabilità orbitale, che invece sta assumendo sempre maggiore rilevanza presso le Forze armate di Stati Uniti, Cina e Germania per le sue implicazioni di carattere tattico e strategico.
L’orizzonte economico
Sul piano economico-tecnologico, lo scenario al 2035 vede l’intelligenza artificiale applicata in modo pressoché pervasivo agli assetti orbitanti, anche in virtù dei benefici portati dalla rapidità computazionale (viene immaginato, ad esempio, un ricalcolo automatico dell’orbita in seguito a una deviazione o un incidente). Le tecnologie quantistiche, invece, troveranno un impiego più selettivo e strettamente connesso a specifiche esigenze operative, come nel caso delle comunicazioni. Dal punto di vista finanziario, il valore della space economy potrebbe raggiungere i 1.790 miliardi di dollari, con proiezioni che arrivano fino a 2.300 miliardi, ma la crescita ha il suo rovescio. Maggiore densità infrastrutturale equivale infatti a maggiore superficie di attacco e a interdipendenze difficili da gestire in un contesto di competizione accentuata. Un settore molto più redditizio quindi, ma anche molto più vulnerabile.
La Luna e il ruolo dell’Italia
Lo scenario preso in considerazione dai Servizi si estende anche oltre l’orbita terrestre. Nella simulazione, lo spazio cislunare è ormai uno snodo logistico cruciale, la presenza umana sulla Luna è diventata stabile e a sua volta geopardizzata. L’orizzonte del 2035 è coerente con questa previsione, dal momento che il programma Artemis degli Stati Uniti — cui partecipa anche l’Italia — punta a un allunaggio entro il 2028, mentre il progetto a guida cinese non dovrebbe toccare la Luna prima del 2030. In questo quadro si inserisce anche l’ipotesi dei data center orbitali — come nel caso del progetto SunCatcher di Google, atteso nel 2027. Per l’Italia, la simulazione suggerisce un ruolo di integratore critico per quanto riguarda le applicazioni high tech e oppone un posizionamento pragmatico all’interno della filiera europea a una ricerca spasmodica – quanto inverosimile – di una totale autonomia della filiera nazionale. Non si esclude, infine, la possibilità di fungere da ponte tecnologico e diplomatico con i programmi spaziali di attori come Usa, Canada, Giappone e UK.
L’impiego dell’IA
La seconda discontinuità introdotta dalla Relazione 2026 riguarda il metodo con cui lo scenario è stato costruito. Per la prima volta, l’Intelligence italiana ha integrato modelli di intelligenza artificiale generativa nei propri processi analitici e previsionali. L’approccio è stato strutturato su due binari paralleli: uno mediante l’utilizzo del modello su fonti selezionate e fornite direttamente dagli analisti, e un altro con accesso esteso al web e alle fonti aperte. Il confronto tra i due bacini informativi ha permesso di valutare coerenza, capacità di reperimento dei dati e qualità delle stime prodotte. Il lavoro è stato condotto in sinergia con un pool multidisciplinare, il che segnala la piena consapevolezza dei limiti e della possibilità di errore dei modelli.















