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Una legge italiana per combattere gli stupri nei conflitti. La proposta di Campione (FdI)

La senatrice Susanna Campione è prima firmataria di un disegno di legge che introduce nel nostro ordinamento il reato di violenza sessuale nei conflitti armati. In un dialogo con Formiche.net, spiega le ragioni, le misure e l’impatto internazionale della proposta

Dietro ogni conflitto armato si nasconde una guerra nella guerra, silenziosa e spesso invisibile: quella che si combatte sui corpi delle donne. Una violenza sistematica, usata come strumento di dominio e distruzione, che attraversa i teatri di crisi più drammatici del nostro tempo. Di fronte a questa emergenza globale, l’Italia si candida a diventare il primo Paese al mondo a introdurre nel proprio ordinamento un reato specifico per la violenza sessuale perpetrata come arma di guerra. Ne abbiamo parlato con la senatrice Susanna Campione (Fratelli d’Italia), prima firmataria del disegno di legge. 

Senatrice, negli ultimi anni il tema della violenza sessuale nei conflitti armati è tornato al centro dell’attenzione internazionale. Quanto è cambiata la natura di questo fenomeno?

Negli ultimi tempi la violenza contro le donne nei conflitti ha subito una drammatica evoluzione: da bottino di guerra il corpo femminile è diventato il vero terreno della guerra e le violenze vengono inflitte per privare le donne della capacità di riprodursi, condannando il popolo che si vuole sottomettere all’estinzione.

Lei è la prima firmataria del disegno di legge sugli stupri di guerra. Quale vuoto normativo o politico avete ritenuto necessario colmare con questa iniziativa?

Sono la prima firmataria di un disegno di legge che ha come obiettivo introdurre nel nostro ordinamento il reato di violenza sessuale perpetrata durante un conflitto armato come arma di guerra. Si tratta di un reato universale che prevede la possibilità di perseguire l’autore del reato che si trova in territorio italiano anche se è di nazionalità diversa da quella italiana e ovunque abbia commesso il reato. 

Entrando nel merito del provvedimento, quali sono le principali misure previste dal disegno di legge e quali strumenti nuovi introduce per contrastare e perseguire la violenza sessuale nei conflitti?

Il disegno di legge prevede la pena da otto a dodici anni per chi ponga in essere stupri, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, mutilazione degli organi sessuali, pratiche di sterilizzazione e ogni altro atto che offenda la libertà e la dignità della persona. Prevede anche delle aggravanti in casi specifici.

Negli ultimi anni le denunce di violenze sessuali nei conflitti sono riemerse con forza in diversi teatri di crisi, dall’Europa orientale al Medio Oriente fino al continente africano. Quanto è urgente, oggi, rafforzare gli strumenti giuridici e politici per contrastare l’uso dello stupro come arma di guerra?

Nel contesto attuale, lacerato da conflitti armati in diverse parti del mondo, è necessario e urgente predisporre strumenti giuridici adeguati a arginare i danni collaterali della guerra come le violenze commesse su donne e bambini che non decidono mai le guerre ma ne pagano il prezzo più alto.

A livello internazionale, la violenza sessuale nei conflitti è riconosciuta come crimine di guerra e contro l’umanità. Quale valore aggiunto può avere, in questo quadro, un’iniziativa legislativa italiana?

Le convenzioni internazionali invitano gli Stati aderenti ad adottare al loro interno norme per sanzionare queste atrocità. Di grande importanza è anche il coordinamento tra i diversi Stati per rendere più facile il reperimento delle prove da utilizzare nel processo e l’assistenza da prestare alle vittime. La risoluzione che ho proposto all’assemblea parlamentare dell’Osce a Bucarest nel luglio 2024 si propone proprio questo obiettivo. È stata sostenuta da 47 membri di 16 Paesi e approvata all’unanimità. 

E quali effetti auspicate possa produrre anche nel contesto internazionale?

L’Italia sarebbe la prima nazione a introdurre nel proprio ordinamento la norma ad hoc e a aprire la strada agli altri Stati. Durante la cerimonia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura militare che si è tenuta lo scorso 6 marzo a Roma l’importanza di questo disegno di legge è stata più volte richiamata e si è voluto sottolineare che si tratta di una norma di civiltà che tutela la dignità dell’essere umano.


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