Il governatore di Bankitalia, alle sue terze Considerazioni finali, detta un’agenda che è un po’ un vademecum di sopravvivenza. Inimmaginabile una vera Europa senza un titolo di debito comune, la transizione energetica non può essere messa in discussione. La Cina distorce il mercato ma il vero problema rimane Hormuz. L’IA è una grande leva per la crescita ma va governata e non subita. E attenzione a nuove strette sui tassi
L’appuntamento è di quelli che raramente cambia veste o colore. Le terze Considerazioni finali di Fabio Panetta, alla guida di Bankitalia dal novembre 2023, hanno seguito lo stesso identico canovaccio che si sussegue da anni. Banchieri, imprenditori, manager, cronisti che si aggirano cercando sguardi amici per i grandi e variopinti saloni di Palazzo Koch, in attesa di ascoltare la relazione del governatore. Quest’anno, però, forse la differenza l’ha fatta l’attesa che si respirava nelle stanze di Via Nazionale: l’Italia, come del resto l’Europa, vive la la fase più incerta degli ultimi anni. E non è solo una questione di energia. L’incertezza arriva da lontano, dalla Cina, dall’Iran, dall’Ucraina. Ma non solo. La situazione è insomma delicata, anzi delicatissima. Per questo le parole del governatore andavano ascoltate con attenzione.
L’ombra di una nuova stretta monetaria
Nell’area euro “il quadro prospettico potrebbe tuttavia richiedere una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria” da parte della Banca centrale europea, “per contrastare il rischio di tensioni inflazionistiche persistenti. La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori. Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta : una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”, ha subito messo in chiaro Panetta. La Bce, dunque, potrebbe essere presto costretta ad azionare nuovamente il freno d’emergenza contro l’inflazione.
In tal senso Panetta ha ricordato che il Consiglio direttivo della Bce deciderà a giugno il da farsi sui tassi di interesse, “sulla base delle informazioni allora disponibili e delle nuove proiezioni. Sarà determinante valutare in che misura i rincari energetici possano trasmettersi agli altri prezzi – ha spiegato – e quanto possano incidere su consumi, investimenti e attività economica. Da questa valutazione dipenderà la calibrazione della risposta monetaria. Resta essenziale non vincolarsi a un percorso predeterminato. La Bce agirà con la tempestività e la misura necessarie per evitare che lo shock energetico si trasformi in inflazione persistente. Difendere la stabilità dei prezzi significa preservare il potere d’acquisto delle famiglie, la fiducia delle imprese e le condizioni per una crescita duratura”.
Le carte dell’Italia
Eppure l’Italia ha i suoi assi da giocare. Per ammissione dello stesso governatore, “l’Italia deve guardare al futuro con determinazione. Ha punti di forza importanti: conoscenze scientifiche all’avanguardia, risorse umane da valorizzare, un sistema produttivo con eccellenze riconosciute, una solida posizione finanziaria di banche, imprese e famiglie. È un patrimonio prezioso. Perché diventi un vero vantaggio, occorre orientarlo verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire”. Il metro di misura, però, sarà la tecnologia, “il terreno decisivo di questa sfida”. E qui il riferimento non poteva che andare all’Intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni che “stanno ridisegnando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro, la domanda di competenze. Restare ai margini di questa trasformazione significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere, proprio mentre l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa”.
Secondo Panetta, tuttavia, l’intervento pubblico deve accompagnare questa trasformazione. “Imboccando con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo. Occorre facilitare il salto tecnologico delle imprese, rafforzare il capitale umano, orientare il risparmio verso investimenti produttivi, accompagnare i lavoratori nei cambiamenti che la nuova economia richiederà”. Inoltre “creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l’Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro”.
Cavalcare l’IA, non subirla
Panetta ha dedicato ampio spazio nelle sue Considerazioni finali alla tecnologia e all’IA. La quale, non è certo un mistero, impatta anche sulle banche e i loro modelli di business. Guai, però, a subire il cambiamento. “La rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata. Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico”, ha sottolineato Panetta, facendo suo il messaggio di Leone XIV.
Secondo Panetta “servono regole adeguate a tutelare il pluralismo, l’apertura dei mercati, la concorrenza e la dignità del lavoro; vanno condivise a livello globale. Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme”. D’altronde, L’innovazione tecnologica sta modificando la natura, la frequenza e i canali di trasmissione dei rischi informatici e cibernetici. Il crescente ricorso a fornitori esterni amplia le vulnerabilità: catene di fornitura articolate su più livelli e concentrate in pochi operatori possono trasformare criticità circoscritte in problemi di ampia portata”.
Un problema chiamato Hormuz
Allargando lo sguardo, Panetta è partito dall’origine di tutti i malanni dell’economia di questi tempi, la chiusura dello stretto di Hormuz. “Dopo che aveva mostrato un vigore inatteso, la situazione dell’economia mondiale è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico. Il blocco dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e di gas liquefatto, ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche”, ha spiegato Panetta. “Il prezzo del petrolio è aumentato in tutte le aree geografiche, riflettendo l’integrazione delle catene produttive e distributive globali. Nel mercato del gas più frammentato, i prezzi hanno seguito traiettorie differenziate: sono cresciuti in Europa e in Asia, aree dipendenti dalle importazioni; sono rimasti stabili negli Stati Uniti, dove l’abbondanza della produzione interna e i vincoli infrastrutturali all’esportazione attenuano la trasmissione delle tensioni internazionali ai prezzi domestici”.
E ancora, “le pressioni si sono estese anche a materie prime essenziali per molti settori – ha notato -. Particolare preoccupazione destano i forti rincari dei fertilizzanti. I loro effetti sui prezzi dei beni alimentari si manifesteranno appieno all’inizio del prossimo anno, una volta completati i cicli di semina e di raccolta”. Panetta ha messo in tal senso in guarda dal fatto che “ne deriverà un aggravamento dell’insicurezza alimentare, che potrebbe spingere decine di milioni di persone nei paesi a basso reddito verso condizioni di povertà estrema. Ovunque i prezzi al consumo e le aspettative di inflazione a breve termine sono in aumento. A pochi anni dallo shock inflazionistico successivo alla pandemia, l’attesa di una risposta tempestiva delle banche centrali sta accentuando il rialzo dei tassi di interesse su tutte le scadenze”.
L’ordine mondiale perduto (e le colpe della Cina)
Proseguendo nel solco globale a detta del governatore di Bankitalia “oggi l’ordine mondiale sorto nel dopoguerra attraversa una crisi profonda. Gli squilibri macroeconomici persistenti, la distribuzione diseguale dei benefici della globalizzazione, il ritorno del protezionismo, l’uso strategico delle risorse economiche, finanziarie e tecnologiche ne hanno indebolito le fondamenta”. Ma “la risposta non può essere la chiusura. Le tensioni geopolitiche si trasmettono rapidamente al sistema economico e al benessere dei cittadini. L’incertezza globale è ormai parte delle decisioni di famiglie, imprese, governi”. In questa situazione, secondo Panetta “riaffermare il valore della cooperazione non significa ignorare le fragilità dell’assetto precedente, né rinunciare alla sicurezza economica e all’autonomia strategica. Significa evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento; che l’interdipendenza, anziché motore di progresso, diventi fonte di divisione; che la frammentazione finisca per indebolire proprio ciò che si vorrebbe difendere: lavoro, sviluppo, benessere”.
E anche la Cina ha le sue colpe in tale stravolgimento. Eccome. “La pressione competitiva cinese ha contribuito a frenare le esportazioni e gli investimenti – inclusi quelli in proprietà intellettuale, cruciali per le prospettive di medio periodo. E in prospettiva il nodo della competitività rischia di tornare centrale. La presenza degli esportatori italiani resta limitata nei mercati asiatici, destinati a essere i principali motori della domanda globale, mentre la concorrenza cinese accresce la pressione anche nei comparti manifatturieri tecnologicamente avanzati”.
Un taccuino per l’Europa
Infine, appunti per un’Europa ancora molto vulnerabile. La quale “in questo mondo instabile, deve trovare in una maggiore unità la condizione della propria forza. Dispone di risparmio, capacità produttiva, competenze scientifiche, istituzioni e valori che restano un punto di riferimento nel mondo. Ha finalmente iniziato a reagire, definendo con chiarezza obiettivi e priorità. Deve ora mostrare rapidità di azione trasformando quegli obiettivi e quelle priorità in decisioni, investimenti e risultati”. Il nodo resta l’energia. E per fronteggiare gli aumenti occorrono “misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari. Vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica. Solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita”.
Di una cosa, poi, Bankitalia è sempre convinta: la necessità di fare debito comune e pensare a veri e propri bond comunitari. “Una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro, in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro Gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione non possono più giustificare l’inazione”, ha chiarito Panetta. L’Unione europea, ha d’altronde “un risparmio abbondante, ma non riesce a trasformarlo in investimenti produttivi, in particolare quelli a maggior valore aggiunto e a più alto rischio, da cui dipendono innovazione, competitività e crescita di lungo periodo. Finché i mercati dei capitali resteranno frammentati lungo linee nazionali, il risparmio europeo continuerà a cercare impiego altrove, finanziando la crescita di altre economie anziché quella dell’Unione”. Insomma, “in tempi eccezionali l’Europa deve saper costruire soluzioni all’altezza della propria dimensione economica e delle proprie responsabilità globali. La posta in gioco non è soltanto la competitività dell’Unione, ma la sua capacità di incidere sugli equilibri di un mondo sempre più instabile e frammentato”.
















