Con gli Stati Generali dello Spazio il governo prova a portare la Space Economy fuori dai soli tavoli romani e dentro i territori dove si concentra la filiera aerospaziale italiana. Il percorso promosso dall’Intergruppo parlamentare punta a legare industria, ricerca, servizi e politica industriale in una fase in cui lo spazio viene trattato sempre più come leva di competitività, sicurezza e autonomia tecnologica
Al ministero delle Imprese e del Made in Italy è stato presentato il programma degli Stati Generali dello Spazio, promosso dall’Intergruppo parlamentare per lo Spazio per portare nei distretti aerospaziali italiani il confronto sulla nuova fase della Space Economy. L’iniziativa è stata illustrata a Palazzo Piacentini dal ministro Adolfo Urso, Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali, e dal presidente dell’Intergruppo, Andrea Mascaretti.
Il programma prevede venti eventi nelle sedici regioni sede dei distretti industriali dell’aerospazio. L’Intergruppo riunisce maggioranza e opposizione, mentre il Governo accompagnerà il percorso con quindici ministri e otto tra viceministri e sottosegretari. Lo spazio viene così collocato dentro una politica industriale diffusa, legata ai territori dove il Paese ha già imprese, competenze, università e centri di ricerca.
Urso ha spiegato che “lo spazio è un settore che oggi unisce l’Italia e proietta la sua industria e la sua economia nel futuro”. La posta in gioco riguarda comunicazioni, dati, sicurezza, osservazione della Terra, difesa e servizi satellitari, ambiti in cui la dimensione tecnologica si lega sempre più a competitività e autonomia strategica.
I numeri della nuova filiera
L’Italia dispone di una catena del valore articolata, con grandi gruppi industriali e Pmi specializzate in componenti, software, equipaggiamenti e apparati. Il comparto copre segmenti diversi, dalla propulsione ai satelliti, dai servizi applicativi alle missioni di esplorazione.
I dati indicano una crescita netta. Tra il 2021 e il 2024 il fatturato della filiera spaziale è salito da 1,9 a 3,1 miliardi di euro, mentre gli addetti sono passati da 5,9 a 8,9 mila. L’export dell’aerospazio è aumentato del 23,3% rispetto al 2022 e gli investimenti diretti esteri sono cresciuti del 37,1%.
Per Urso sono “numeri che confermano come lo spazio sia uno dei nuovi comparti emergenti del Made in Italy e una leva decisiva della politica industriale nazionale”. La crescita dipende ora dalla capacità di trasformare competenze, programmi pubblici e investimenti in servizi, occupazione qualificata e mercato stabile.
La partita dei servizi e delle alleanze
La Space Economy non riguarda soltanto accesso allo spazio, lanciatori, infrastrutture orbitanti e missioni. Una parte crescente del valore nasce dai servizi a terra resi possibili da dati e tecnologie spaziali. I satelliti alimentano applicazioni per agricoltura, monitoraggio ambientale, gestione dei rischi idrogeologici, energia, logistica, telecomunicazioni e trasporti.
Mascaretti ha legato questa prospettiva al ruolo dei territori. “Gli Stati Generali dello Spazio servono a supportare questa sfida nazionale, partendo dai territori dove è presente l’eccellenza dell’industria aerospaziale italiana: imprese, universita, centri di ricerca, startup e giovani competenze”. La sfida riguarda l’integrazione tra grandi imprese, Pmi, ricerca e startup, perché molte tecnologie spaziali richiedono capitali elevati, tempi lunghi e una domanda pubblica stabile.
La strategia nazionale poggia su 7,8 miliardi di euro destinati all’ecosistema aerospaziale al 2028, tra risorse nazionali ed europee. Il quadro comprende la prima legge italiana sullo spazio, il sostegno a startup e Pmi, lo Space act europeo, la presidenza italiana del Consiglio ministeriale dell’Esa fino al 2028 e il rafforzamento del rapporto con la Nasa. Per Urso, “abbiamo riportato lo spazio al centro della politica industriale nazionale e della proiezione internazionale dell’Italia”. La prospettiva dipenderà dalla continuità degli investimenti e dalla capacità di trasformare la crescita industriale in autonomia tecnologica.














