Dall’Italia alla Francia, passando per la Germania, l’Europa accelera sulla linea dura contro l’immigrazione irregolare. Meloni e Piantedosi rivendicano la difesa dei confini e il calo degli arrivi, mentre crescono le preoccupazioni per sicurezza, terrorismo e pressione migratoria
Mentre il ministro dell’interno italiano conferma lo stop a Schengen e la presidente del Consiglio rilancia la tesi che poggia sulla “difesa dei confini”, in Europa si registra una tendenza a cascata verso posizioni più rigide nei confronti dei flussi irregolari, che vanno letti in parallelo con i rischi di infiltrazioni terroristiche sventolati dalle analisi delle intelligence. Il Parlamento francese, ad esempio, ha votato un inasprimento delle procedure, mentre aumentano gli Stati membri che seguono i puntini politici tracciati dall’asse Meloni-Frederikssen.
La difesa dei confini
Giorgia Meloni, sin dall’inizio del suo arrivo a Palazzo Chigi, ha basato l’iniziativa del governo sui flussi migratori su un preciso assunto: i confini vanno difesi. Una traccia che non è solo stata seguita relativamente i fatti di Ceuta, con le note polemiche createsi sull’asse Roma-Madrid, ma che ha caratterizzato tutti i consigli europei dove la premier ha sollecitato gli Stati membri ad una ricalibratura delle politiche comunitarie. In questa direzione vanno letti gli incontri, più o meno ristretti, avuti da Meloni con vari leader che hanno condiviso in questi quattro anni dossier e soluzioni. Così nasce l’alleanza programmatica con la premier danese Mette Frederikssen, che pur partendo da diversi trascorsi politici, ha fatto una virata sulle posizioni di Roma. Che oggi raccoglie i frutti di un metodo e di un’idea (quella dei centri in Albania), su cui altri Paesi europei si stanno già muovendo.
La tendenza europea
La difesa dei confini è una tesi sostenuta anche dal governo francese. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha parlato di “un solo principio guida: la sicurezza del popolo francese”. Parole che ha pronunciato dopo l’approvazione di una misura che inasprisce la detenzione per i migranti. Poche settimane fa infatti il Parlamento francese ha approvato un disegno di legge che estende la detenzione agli stranieri considerati “pericolosi” in centri di detenzione amministrativa (Cra) per circa sette mesi, più che raddoppiando il periodo massimo per coloro che erano stati condannati per terrorismo. Dopo il voto del Senato, l’Assemblea Nazionale ha votato con 345 voti sì e 177 no il provvedimento sostenuto dal governo, dalla destra e dal Rassemblement National. Per cui a questo punto gli immigrati senza documenti possono essere trattenuti in un centro di detenzione amministrativa in attesa di espulsione se sussiste il rischio che fuggano.
In Germania è un momento difficile per il cancelliere Friedrich Merz, già in grande difficoltà per i sussidi tedeschi alle auto elettriche che nella stragrande maggioranza vanno a marchi cinesi: il tema dell’exploit nei sondaggi di AfD lo costringe ad un giro di vite sul tema migratorio. Ma il governo italiano si rifiuta di riprendere tre migranti il cui trasferimento dalla Germania era previsto per il 19 agosto, dal momento che i casi risalgono a prima del 12 giugno, giorno in cui il nuovo patto europeo su migrazione e asilo è entrato pienamente in vigore.
La tesi di Piantedosi
Se la tutela della dignità della persona rappresenta uno dei valori fondanti dell’Unione europea, allora è doveroso pretendere dai Paesi terzi un impegno effettivo e verificabile nella lotta contro le organizzazioni criminali di trafficanti di esseri umani. Questa la tesi che il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, affida all’Audizione al Comitato Schengen, con una serie di precisazioni di merito. Innanzitutto chiama in causa l’Ue, che deve mostrare maggior rigore nei confronti degli Stati membri che, “per scelte politiche o ideologiche, adottano decisioni suscettibili di produrre effetti su tutto il territorio dell’Unione”. In secondo luogo chiede di “proteggere le frontiere europee e garantire la tenuta del complessivo sistema di gestione dell’immigrazione è la nostra priorità. Solo su queste basi possiamo continuare a costruire una politica migratoria europea credibile, difendendo davvero lo spazio di libera circolazione, a cui il Governo italiano tiene e che difenderà sempre”. L’Italia segnala un calo degli arrivi e un aumento delle espulsioni: arrivi a meno 55% dall’inizio dell’anno rispetto al 2025. Dall’inizio dell’attuale legislatura, la diminuzione è stata ancora più marcata, pari all’82%.
Scenari
Non c’è solo Ceuta a preoccupare le intelligence europee. Giorni fa un gruppo di migranti ha attaccato le guardie di frontiera lituane dopo essere entrato nel Paese attraverso un tunnel al confine con la Bielorussia. Stesso scenario nel Sahel, che sconta i movimenti geopolitici dei super players esterni. Un allarme che sta risuonando anche al Cairo, dove il governo sta dialogando con la Comunità degli Stati del Sahel e del Sahara (CEN-SAD) al fine di rafforzare il blocco e sviluppare i relativi meccanismi istituzionali per consolidare la sicurezza e la stabilità nella regione. La lotta al terrorismo, il contrasto dell’immigrazione clandestina e il rafforzamento delle capacità di sicurezza sono i tre obiettivi su cui è al lavoro anche il Centro Antiterrorismo del Sahel e del Sahara al Cairo.
















