Skip to main content

Mille lanci spaziali l’anno entro il 2030. Il piano di Washington per dominare l’upstream

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Nuovi siti di lancio, coordinamenti inter-federali e ampi margini di discrezionalità agli operatori privati, questo è il piano dell’amministrazione Trump per triplicare il numero di lanci spaziali americani nei prossimi anni. Così facendo, Washington accrescerà ancora di più il suo quasi-monopolio sul segmento upstream, mentre anche chi la insegue da tempo si trova ancora ai blocchi di partenza

Donald Trump ha firmato un nuovo memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale che abroga la National Space Transportation Policy finora in vigore e la sostituisce con un nuovo impianto tutto orientato al segmento spaziale upstream americano. L’obiettivo? Raggiungere i mille lanci e rientri l’anno entro il 2030. Per farlo, verranno aumentati i siti di lancio, stabiliti slot di disponibilità aggiuntivi e abbassati i limiti ambientali, per inaugurare quella che la Casa Bianca definisce una nuova “Golden Age of Space Transportation”.

I numeri di partenza

Nel 2025 gli operatori statunitensi hanno effettuato 195 lanci orbitali, tra i 165 Falcon 9 e i 2 Falcon Heavy di SpaceX e un’altra trentina distribuita tra gli altri fornitori nazionali. La Cina si è fermata a 83, in crescita rispetto ai 68 del 2024 ma ancora lontana dal ritmo americano. Il totale mondiale dei lanci orbitali nel 2025 è stato di 330. Mille lanci l’anno per i soli Stati Uniti significherebbe, quindi, più che quintuplicare il traffico attuale e superare da soli l’intero volume globale.

Come si arriva a mille lanci?

Il memorandum indica la strada attraverso una serie di deleghe incrociate. Trasporti e Interno, insieme a Pentagono e Nasa, dovranno individuare nuovi siti di lancio e rientro, aumentando il numero di rampe disponibili, oggi concentrate su pochi impianti (Cape Canaveral, Vandenberg, Boca Chica). Verranno inoltre riservate porzioni di spazio aereo come corridoi di lancio prioritari, da integrare nella modernizzazione del controllo del traffico aereo, così da ridurre i tempi morti tra un lancio e l’altro. Le agenzie federali dovranno pubblicare calendari di utilizzo delle rampe disponibili, oggi assegnate caso per caso, per sfruttarle con maggiore continuità. A coordinare il tutto sarà l’Assistant to the President for Science and Technology, incaricato di costruire una strategia onnicomprensiva che riguardi appalti, sicurezza e manodopera specializzata. 

La deregulation ambientale

Solitamente, quello spaziale viene indicato tra i settori che concorrono meno alle emissioni di anidride carbonica, soprattutto se comparato al trasporto su gomma o all’industria pesante. Tuttavia, questo dato è anche il risultato del numero contenuto di lanci spaziali che vengono effettuati. In realtà, un singolo lancio spaziale, oltre a produrre volumi importanti di Co2, rilascia anche diverse sostanze direttamente nella stratosfera. Parte integrante della nuova strategia della Casa Bianca per sarà dunque lo smantellamento delle norme ambientali finora applicate, per quanto non è detto che tale processo sarà rapido né definitivo, considerati i precedenti legali e con le comunità locali che già si sono visti in Texas in relazione alla costruzione della Starbase di SpaceX.

Il confronto con Pechino

Il testo del memorandum cita esplicitamente avversari che “sfidano la superiorità spaziale americana”, riferimento neanche troppo velato a Cina e Russia, seppur quest’ultima abbia condotto appena 17 lanci nel 2025. Il vantaggio Usa poggia principalmente sui lanciatori riutilizzabili, tecnologia su cui anche attori come Giappone e India sono all’inseguimento, seppur la distanza con Washington sia effettivamente “siderale”. Ciononostante, anche gli altri proseguono nella definizione dei propri obiettivi, alcuni dei quali decisamente ambiziosi. La Cina, ad esempio, punta a mettere in orbita 200mila satelliti nei prossimi anni per la sua risposta nazionale a Starlink, la costellazione Guowang.


×

Iscriviti alla newsletter