Skip to main content

Dante, papa Leone e l’imam. Come l’amore di Dio unisce cristiani e musulmani

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Dal Meeting di Rimini una riflessione che unisce Dante e il Corano: nelle parole di papa Leone, l’amore di Dio diventa la chiave per riscoprire ciò che accomuna cristiani e musulmani oltre divisioni e conflitti. La riflessione dell’imam Yahya Pallavicini

Quest’anno il Meeting per l’amicizia tra i popoli ha adottato un verso dal Paradiso di Dante: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Siamo giunti alla conclusione della Divina Commedia e il sommo poeta ha realizzato la fine ma anche il fine del suo viaggio di ascesi e di conoscenza interiore. Grazie alla guida di San Bernardo e non più di Beatrice o di Virgilio Dante vede Dio e riconosce come stanno le cose: l’amore muove il sole e le altre stelle.

Ero curioso di imparare da papa Leone come avrebbe riaggiornato l’interpretazione di questo verso e di questa realizzazione di Dante. Qualche scienziato medievale e qualche teologo musulmano avrebbe forse pensato che sarebbe stato più corretto mettere come soggetto simbolico e centrale il Sole che illumina con la Sua Luce tutto l’universo. Invece Dante mette come soggetto superiore l’amore. Ma cosa intende Dante con questo amore alla fine del suo viaggio nella Commedia Divina?

Papa Leone ce lo ha chiarito: è l’amore di Dio, l’Amore, Dio che con il verbo amare muove sia il sole che tutte le altre stelle che prendono vera luce. Questa risposta ci ricorda la narrazione della storia del giovane profeta Abramo nel sacro Corano quando nella sua ricerca dell’Identità di Dio esclude che possano essere i corpi celesti, Dio non è una stella, non è la luna, non è il sole, dice: “non amo ciò che tramonta” (Corano, VI: 76). Usa il verbo amare, Abramo ci insegna come non amare ciò che tramonta, non amare gli idoli che sono una vana illusione di divinità, non muovono nulla!

Quindi l’insegnamento per cristiani e musulmani è che occorre saper amare e non amare, riconoscere Chi ama e rispettare ciò che è amato, senza confondere il Soggetto con gli oggetti che decadono, che tramontano. E Dante ci aiuta anche con il verbo “move”, muovere. Infatti, è l’amore di Dio che muove e non è il sole a muovere le altre stelle. Certo il Sole è al centro del nostro sistema solare ma è una stella diversa dalle altre stelle per la funzione della vita in questo universo, secondo l’ordine e la logica di Dio.

Due insegnamenti possono aiutarci in queste riflessioni d’estate. Saper riconoscere il Sole tra le stelle e la Luce nel sole e nelle stelle che è una luce differente da quella riflessa sulla luna o sulla terra. Se noi amassimo in misura assoluta la luce riflessa o la luna rischieremmo di fare l’errore dello stolto che guarda al dito e non vede la luna indicata dal saggio.

Papa Leone ha voluto richiamare alla “civiltà dell’amore”, una civiltà di persone e credenti che sanno riconoscersi per ciò che accomuna “originariamente gli esseri umani”. In un periodo storico di deumanizzazione fratricida, cercare di riscoprire l’origine e la natura dell’uomo è un richiamo di grande importanza, riconoscere una comune ontologia “al di là di ogni diversità, separazione e conflitto”.

Questa civiltà ha la fede e la carità di “camminare insieme: ognuno ascolta, si lascia trasformare dalla fede altrui e insieme, sotto la guida dei pastori, si maturano nuove consapevolezze, passi ulteriori, obbedienze coraggiose allo Spirito Santo”. Queste parole di papa Leone al Meeting di Comunione e Liberazione sembrano proporre la prospettiva sia per il dialogo intra-religioso ed ecumenico tra cristiani ma anche per il dialogo interreligioso tra i credenti, tra le stelle che sappiano dialogare in costellazioni pur rispettando il sistema solare di riferimento ma soprattutto essere insieme strumento del comandamento dell’amore di Dio e del prossimo.

Nella dottrina islamica un attributo di Dio è al-Wadoud che rappresenta Dio sia quando ama che quando è amato. Quando i credenti sono gli interpreti di questo verbo di Dio accedono proprio a quello che papa Leone chiama “il gusto spirituale di essere Popolo di Dio, riunito da ogni tribù, lingua, popolo e nazione, che vive in contesti e culture diverse”.


×

Iscriviti alla newsletter