Fino al 5 settembre, la VI Università d’Estate sull’Intelligence riunisce istituzioni, magistratura, università e imprese. La prima giornata ha aperto il confronto sul confine tra attività informativa e attività giudiziaria.
Un centinaio di partecipanti da tutta Italia, cinque panel in tre giorni, la Biblioteca “Michele Caligiuri” come sede. A Soveria Mannelli si è aperta la VI Università d’Estate sull’Intelligence, promossa dalla Società Italiana di Intelligence e diretta da Paolo Boccardelli, Mario Caligiuri e Paolo Messa, con il patrocinio dell’Università della Calabria, di Rubbettino, di Formiche, di Lions International e della Fondazione Italia Domani.
Il titolo scelto per questa edizione, “Abitare il futuro”, indica già una direzione. Non si tratta soltanto di prevedere ciò che accadrà, ma di riconoscere che il futuro è già presente nelle decisioni che prendiamo oggi.
È la prospettiva che mette in relazione le diverse questioni che saranno affrontate durante i tre giorni: magistratura, studi sul futuro, energia, intelligenza artificiale, difesa e sicurezza. Ambiti che il dibattito pubblico tende a trattare separatamente e che qui vengono invece osservati nelle loro interdipendenze.
La prima giornata è cominciata con i saluti di Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e ideatore dell’iniziativa, e di Florindo Rubbettino, editore e vicepresidente della Fondazione Italia Domani.
Poi l’evento è entrato nel punto più delicato: dove finisce l’attività informativa e dove comincia quella giudiziaria?
Nel panel “Intelligence e magistratura: la collaborazione necessaria” si sono confrontati Vittorio Rizzi, direttore del Dis, Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, e Giuseppe Amato, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma. A coordinare il confronto è stata Flavia Giacobbe, direttore di Formiche.
Il confine è definito dalla legge. Nella pratica, tuttavia, i problemi cominciano proprio dove le competenze devono incontrarsi: nell’equilibrio tra esigenze informative, attività giudiziaria, tutela delle fonti e garanzie.
È una questione che riguarda gli apparati, ma non soltanto gli apparati. Riguarda il modo in cui una democrazia organizza, controlla e rende comprensibili le funzioni di sicurezza.
Da qui proseguiranno i lavori.
Oggi il tema si sposterà sulla capacità di riconoscere ciò che ancora non è accaduto e di proteggere le infrastrutture da cui dipende il futuro. Sabato il confronto entrerà nel terreno dell’intelligenza artificiale, della sovranità tecnologica e delle operazioni cognitive.
“Abitare il futuro” significa, in fondo, non aspettare che il futuro arrivi per cominciare a comprenderlo.
(Testo di Michela Chioso)





















































