“Gli occidentali non amano più le proprie radici e la propria identità e rischiamo di essere orfani culturali, di vedere generazioni di giovani che non riconoscono più i valori dell’Occidente”. È da questa riflessione della giornalista Incoronata Boccia, che si è sviluppato il confronto al Centro studi americani attorno al libro di Paolo Messa “L’Occidente è vivo. W l’Occidente. Per sfatare la retorica del declinismo”. Il saggio, ha spiegato la moderatrice, contesta l’idea di un mondo occidentale avviato verso un inevitabile tramonto e invita invece a ritrovare consapevolezza della propria forza e dei propri valori.
A discuterne con l’autore, Giampiero Massolo, vicepresidente di Mundys e membro del CdA del Centro studi americani, Angelino Alfano, presidente della Fondazione De Gasperi, e Flavia Giacobbe, direttrice della rivista Formiche. Massolo ha posto l’accento sulla tenuta dell’Occidente nella competizione geopolitica e sul rapporto tra Europa e Stati Uniti. La domanda decisiva, ha osservato, è “se l’Occidente, alla prova dei fatti, regge oppure no. È compatto oppure no?”. La minaccia russa, ha spiegato, non passa soltanto dall’eventualità di un conflitto diretto, ma anche dalla pressione sulla coesione dell’Alleanza atlantica, dall’instabilità nelle aree vicine all’Europa e dall’ingerenza nei meccanismi democratici. Da qui la necessità di ricostruire un rapporto transatlantico “solido e bilanciato”.
Alfano ha insistito sulla necessità di superare il declinismo, “il linguaggio di una depressione autoindotta”. “Se noi non siamo orgogliosi dei nostri valori e delle nostre libertà perché li diamo per scontati, se non arriviamo a reimpossessarci, senza negare i nostri torti, delle nostre ragioni, noi saremo deboli culturalmente e poi diventa un deficit geopolitico”, ha affermato.
Per Giacobbe, la partita si gioca anche sul terreno della comunicazione. “La forza dell’Occidente è nella libertà, è nei diritti, nei limiti al potere politico”, ha osservato, sottolineando come proprio l’apertura delle democrazie possa essere sfruttata dai loro avversari. “Possiamo usare la metafora commerciale per dire che l’Occidente ha un pessimo packaging”, ha detto. Mentre le autocrazie “curano e impacchettano ad arte il proprio prodotto”, utilizzando anche le critiche interne alle democrazie per alimentare divisioni e indebolirle. Una “vera guerra cognitiva”, oggi rafforzata dalle capacità dell’intelligenza artificiale, alla quale rispondere non con la censura, ma con “la sovranità della mente”, investendo nell’educazione digitale.
A chiudere il ragionamento l’autore, per il quale il libro nasce dalla volontà di reagire a una narrazione che finisce per “farci credere più deboli di quanto siamo”. Dall’11 settembre alla crisi finanziaria del 2008, fino alla pandemia, l’Occidente è stato più volte messo alla prova. “Questa vecchia signora che è l’Occidente ha ancora molto sex appeal”, ha concluso l’autore. Il messaggio, in fondo, è quello del titolo: non tutto è perduto.
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