Alla Casa dell’Aviatore la tappa romana degli Stati Generali della Space Economy ha riunito istituzioni, Difesa, industria e ricerca attorno alle esigenze del sistema spaziale italiano. Sicurezza delle infrastrutture, resilienza, dual use e disponibilità del dato hanno accompagnato il confronto, insieme alla necessità di accelerare procurement e investimenti e rafforzare il coordinamento tra domanda pubblica e capacità industriali
La tappa romana della terza edizione degli Stati Generali della Space Economy ha portato alla Casa dell’Aviatore un confronto diretto tra chi definisce le esigenze del Paese e chi sviluppa le capacità necessarie a soddisfarle. Il quarto appuntamento del percorso, dedicato a difesa, cybersicurezza, intelligence e tecnologie dual-use, ha visto anche il contributo del ministro Adolfo Urso, intervenuto con un videomessaggio, e del capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Antonio Conserva. Il confronto ha messo in relazione domanda pubblica e capacità industriali, facendo emergere bisogni concreti e priorità condivise.
Spazio e sicurezza
Gli interventi hanno richiamato la crescente dipendenza da servizi spaziali che incidono sulla continuità delle comunicazioni e sulla disponibilità del dato anche in condizioni di crisi. Da qui l’attenzione alla protezione delle infrastrutture, comprese quelle a terra, e alla necessità di costruire sistemi capaci di resistere a interferenze e attacchi cyber senza perdere funzionalità.
Andrea Mascaretti, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Space Economy, ha riportato il tema alla capacità del Paese di mantenere operative le proprie infrastrutture. “La sovranità tecnologica si misura anche nella capacità di prevenire le minacce, resistere a un attacco e mantenere operative le infrastrutture e i servizi spaziali essenziali anche in condizioni di crisi”. Il commissario straordinario dell’Asi Mario Cospito ha definito il rapporto tra Difesa, sicurezza e spazio “un nodo cruciale per il futuro e per la sovranità nazionale ed europea”.
Sul rapporto tra spazio e cyber si è soffermata anche Domitilla Benigni, amministratore delegato di Elt Group, richiamando il ruolo dello spettro elettromagnetico e dell’intelligence. In uno scenario segnato da minacce ibride, “la capacità di trasformare dati, segnali e tecnologie in consapevolezza operativa, autonomia strategica è decisiva”. Per l’industria, questo significa lavorare su architetture affidabili e interoperabili, con requisiti di sicurezza incorporati già nella fase di sviluppo.
Dal dato alla capacità operativa
Il confronto ha riguardato anche il modo in cui il dato spaziale viene raccolto, protetto e portato fino all’utilizzatore. La velocità con cui un’informazione viene elaborata incide direttamente sulla sua utilità operativa. L’elaborazione in orbita può ridurre i tempi di trasmissione, mentre una maggiore autonomia dei sistemi consente di reagire più rapidamente in presenza di anomalie o minacce.
Simonetta Di Pippo, direttrice dello Space Economy Evolution Lab di Sda Bocconi, ha collegato questo tema alla crescita del mercato commerciale. La Space Economy globale ha raggiunto 626,4 miliardi di dollari nel 2025, mentre il 54% della spesa governativa mondiale per lo spazio è stato destinato alla difesa. “In scenari di crisi o conflitto, poter contare sull’accesso continuativo a dati e servizi satellitari commerciali può diventare un fattore strategico anche per le attività di intelligence”.
La disponibilità del dato, tuttavia, pone anche una questione di controllo delle infrastrutture che lo producono e lo trasferiscono. Luca Rossettini, amministratore delegato di D-Orbit, ha insistito sulla necessità di tradurre la sorveglianza in capacità di risposta. “L’Italia deve poter proteggere i propri satelliti e i servizi essenziali che dipendono dallo spazio”, ha spiegato, collegando questa esigenza alla capacità di individuare le minacce e mantenere operative le infrastrutture durante una crisi.
Industria, tempi e governance
Sul piano industriale è emersa l’esigenza di collegare meglio le diverse componenti della filiera. Per le imprese più piccole conta poter conoscere prima i requisiti e trovare un accesso più diretto ai grandi programmi. È tornato anche il tema del procurement, considerato troppo lento rispetto alla velocità con cui evolvono le tecnologie spaziali. La richiesta è quella di strumenti più adatti al settore e di una domanda pubblica capace di orientare gli investimenti con maggiore tempestività.
Massimo Claudio Comparini, managing director della Space Division di Leonardo, ha richiamato la responsabilità di valorizzare le capacità tecnologiche e industriali già presenti nel Paese, accelerando il passaggio dall’innovazione alle soluzioni operative. Sul versante degli investimenti, la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli ha annunciato per novembre il nuovo Distretto industriale e tecnologico dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza del Lazio. Dal 9 ottobre partirà inoltre il bando Filiere Tecnologiche, con 55 milioni di euro destinati alla collaborazione tra imprese e ricerca.
La discussione ha infine riportato l’attenzione sulla governance. Il sistema italiano dispone di competenze diffuse, ma richiede un coordinamento più stabile tra chi fissa le priorità e chi deve trasformarle in programmi. Gli Stati Generali proseguiranno nelle prossime sessioni territoriali, raccogliendo i contributi destinati al documento finale che sarà presentato nella plenaria di fine novembre.
















