La startup rinnova la richiesta di darsi delle regole valide per tutti, così da scongiurare la catastrofe. L’amministrazione americana però è riluttante a frenare il progresso, per paura che la Cina possa approfittarne. E a giorni a Washington atterra Xi Jinping
“La nostra missione è garantire che l’intelligenza artificiale generale apporti benefici a tutta l’umanità”. Inizia con queste parole l’ultima richiesta di OpenAI per arrivare a una regolementazione comune. La startup di Sam Altman torna ancora una volta a bussare alla porta della Casa Bianca, affinché comprenda che è necessario imporre standard condivisi che guidino i laboratori di AI in tutto il mondo. Le potenzialità della tecnologia sono evidenti, ogni giorno stupiscono per la velocità con cui vengono sviluppate. Pertanto, “per affrontare questa transizione in sicurezza, è necessaria una ricerca sull’allineamento che tenga il passo con queste capacità, in modo che i sistemi che noi e altri costruiamo rimangano in linea con i valori umani e sotto il controllo umano”, sottolinea l’azienda. “Ciò diventa sempre più importante man mano che i sistemi di intelligenza artificiale diventano più capaci e autonomi, anche assumendo un ruolo sempre maggiore nella ricerca e nello sviluppo dell’IA stessa”.
Grazie all’introduzione di questi parametri, sarà più facile rispondere a una domanda cardine del nostro tempo: “Qual è l’aspetto di una buona pratica nella mitigazione del rischio catastrofico dell’IA?”. Da quando il giovane ricercatore di Anhtropic Jacob Coxon si è dimesso lanciando l’allarme sull’estinzione umana entro la fine del decennio, si sono susseguiti appelli alla moderazione. A lanciarli sono stati proprio le Big Tech, con l’eccezione di Nvidia e Meta che invece di togliere il piede dall’acceleratore chiedono di tenerlo fermo sul pedale. Un po’ quello che pensa l’amministrazione di Donald Trump, scettica nel frenare la ricerca e lo sviluppo per paura che la Cina ne possa approfittarne. Tutto il resto però si schiera dall’altro lato della barricata.
Secondo OpenAI, gli Stati Uniti dovrebbero mettersi alla guida degli sforzi per arrivare a una regolamentazione comune. “Le istituzioni democratiche esistenti, come il Center for AI Standards and Innovation (CAISI), le leggi statali e un quadro normativo federale per l’IA, possono contribuire a questo scopo, così come nuove forme di partenariato pubblico-privato”, scrive l’azienda. Tuttavia, a ogni governo verebbe data la possibilità di recepire o meno gli standard. La loro elaborazione, inoltre, dovrebbe avvenire con il supporto di esperti della materia e ricercatori, così da poter ottenere un quadro più completo. Allo stesso tempo però viene richiesto alle aziende di assumersi le proprie responsabilità: il rilascio dei modelli deve avvenire infatti nella più totale sicurezza, senza incappare in pericoli dovuti alla sottovalutazione.
Gli Usa sono chiamati a guidare questo processo perché sono quelli più avanti sull’AI. Anzitutto per le infrastrutture avanzate che hanno costruito e il know-how ottenuto in questi anni. Non da meno, perché in questo modo potrebbero introdurre la loro visione di AI evitando di lasciare un mondo frammentato.
Da vedere come la richiesta verrà recepita dall’amministrazione Trump. Come anticipato, la riluttanza a darsi delle regole è piuttosto diffusa all’interno del governo. L’appello a rallentare lo sviluppo arriva proprio a ridosso dell’incontro che il presidente americano avrà con l’omologo cinese Xi Jinping. Sarà il secondo vertice tra i due da quando l’americano è tornato alla Casa Bianca. L’ultima volta, a Pechino, avevano concordato di riaggiornarsi sull’AI, un tema che sarà giocoforza centrale nelle loro discussioni. Xi vuole diffondere l’immagine di una Cina responsabile, che sa perfettamente qual è il ruolo della tecnologia. Come Trump però anche lui condivide l’idea che non sia necessario passare da una regolamentazione. Almeno a parole, c’è una concordanza.
















