La sconfitta elettorale subita da Donald Trump potrebbe cambiare le carte in tavola. Il nuovo Congresso a trazione democratica potrebbe riavvicinare le due sponde dell’Atlantico, creando un’intesa sulle questioni chiave (sicurezza, su tutto). Alcune Big Tech si stanno riallineando, ma ci vorrà tempo
La sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato in America comporta un riadattamento anche degli europei. Quanto dovranno adattarsi nella nuova situazione resta il punto di domanda. Donald Trump ha già ricordato a tutti che il presidente rimane lui, e su questo non ci sono dubbi. Il dilemma riguarda che tipo di presidente sarà. Finora, con il Congresso a trazione repubblicana, ha avuto mano libera su tutto. Da mercoledì il panorama è cambiato. Le mani di Trump saranno più legate, non tanto per la politica estera ed economica dell’America, quanto piuttosto su altri aspetti. In Europa la domanda che si pongono è: come impatterà il Midterm sulla strategia sull’intelligenza artificiale degli Usa?
La risposta non è così banale. Di certo, scardinare l’approccio dell’amministrazione Trump sarà difficile. Niente accadrà dall’oggi al domani. I tantissimi soldi che sono stati investiti impediscono un cambiamento improvviso nella direzione opposta a quella in cui si sta andando. Nel tempo però chissà. Con Camera e Senato in loro controllo, i democratici potrebbero modellare la visione trumpiana sull’Europa e sull’AI. La maggior parte dei progressisti è a favore dell’istituzione di protocolli di sicurezza, minimizzando quanto più possibile il rischio provocato dai modelli di grandi dimensioni. Insomma, come gli europei, anche loro sono a favore di una regolamentazione chiara e trasparente, basata su principi democratici e quindi a tutela dell’essere umano. Lo stesso vale sui data center – su cui c’è una crescente preoccupazione e occupazione dei cittadini – su questioni antitrust e sulla privacy.
La portata di tutto questo rischia però di essere limitata. Da quando si insedierà il nuovo Congresso (3 gennaio), ci potremmo aspettare maggiori inchieste parlamentari, anche sulle aziende tecnologiche. Oltre a queste però si può fare ben poco. Trump, come ha ricordato nella notte della sconfitta elettorale, manterrà il diritto di veto, tra i poteri in capo al presidente. Per cui si opporrà alle richieste del Congresso. L’opposizione del tycoon potrà essere aggirata dal voto dei due terzi in ciascun ramo del Congresso. Ma va da sé che non è una maggioranza semplice da raggiungere.
La questione interessa tanto le istituzioni quanto le aziende tecnologiche. Le Big Tech della Silicon Valley hanno sposato l’agenda di Trump fin dal giorno zero, supportando il presidente quando si scaglia contro le rigide regole europee che a suo dire intrappolano i giganti statunitensi. Anche loro dovranno allinearsi al nuovo corso. Tuttavia, sottolinea a un evento di Bloomberg il responsabile europeo di Palantir Technologies, Louis Mosley, “l‘impegno degli Stati Uniti nei confronti del proprio apparato di difesa e delle proprie responsabilità a livello globale rimane molto forte. Palantir ne è una parte fondamentale. E non credo che cambierà”. Qualche segnale però lo si inizia a intravedere. OpenAI ad esempio sta lavorando già dall’estate – forse fiutando la batosta elettorale di novembre – a una serie di misure volte a riallacciare i rapporti con l’Europa. Misure che ruotano attorno a un centro nevralgico: l’AI deve essere creata dalle persone e per le persone. Proprio quello che gli europei vogliono sentirsi dire.
Su altro, invece, il cambiamento sarà minimo. Ad esempio sulla Difesa, gli americani – compresi i democratici – continueranno a chiedere un aumento della spesa ai propri alleati. Per cui, agli europei servirà ancora l’appoggio delle aziende tecnologiche americane. Se l’Europa vuole davvero un cambiamento, questo parte dal suo interno. Una maggiore indipendenza tecnologica le permetterebbe di vivere meglio gli scossoni politici che si manifestano Oltreoceano.
















