Non solo Russia e Cina. La Nato alle prese con le minacce ibride

Dal rinnovato confronto fra grandi potenze al terrorismo, fino alla guerra ibrida e agli attacchi cyber. Come può la Nato fronteggiare le minacce la sicurezza transatlantica? Ecco le risposte arrivate a Villa Wolkonsky, a Roma, nel corso del convegno organizzato dall’Ambasciata britannica in Italia.

Come sarà il dopo-Putin? Kaufmann svela quattro scenari

Di Alexandre Kaufmann

Il quarto mandato di Putin termina nel 2024 e, secondo la costituzione russa, non può concorrere per una rielezione. Quattro scenari per la successione nell’analisi di Alexandre Kaufmann, consulente finanziario, già principal banker della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo a Mosca e a Londra

Una strategia per le missioni militari. I consigli di Camporini e Nones (Iai)

Afghanistan, Iraq e Libia. In un articolo a doppia firma, il vice presidente dello Iai, Michele Nones, e il generale Vincenzo Camporini tracciano la linea in vista della discussione sul prossimo decreto missioni. Serve “una strategia con proiezione temporale che superi l’episodicità degli ultimi venti anni, e coinvolga opinione pubblica e decisori in una riflessione sulla necessità di contrastare le nuove minacce che si stanno profilando”

L’arma dei social media nello scontro fra Hong Kong e Pechino

Di Lucía Morales

Le nuove tecnologie di comunicazione possono essere considerate come un fattore che contribuisce a giustificare determinate posizioni filocinesi, che invocano l’utilizzo di poteri speciali per controllare la violenza e i disordini

Berlusconi, Renzi, Conte e Cairo in campo per ricostruire il Centro. Il commento di Rotondi

Di Gianfranco Rotondi

Chi fra Berlusconi, Renzi, Conte e Cairo farà un passo avanti per l’area moderata? Se vogliamo dare una risposta di centro, essa è: tutti e quattro. Il commento di Gianfranco Rotondi

Giuseppe Conte nuovo federatore del Centro? La visione di Mannino

Di Calogero Mannino

Giuseppe Conte è stato chiaro. La sua strategia è organizzare il centro dell’attuale maggioranza Pd-M5S. In sostanza ha riproposto la linea che una parte della Dc ha seguito dopo il 1994. L’analisi di Calogero Mannino

Come cambiò la politica italiana dopo il terremoto del 1989. L'analisi di Morlino

Di Leonardo Morlino

Quando cadde il simbolo della Guerra fredda, che era stato proprio il Muro di Berlino, finì una fase storica che non interessò esclusivamente il Pci e la sinistra italiana, ma anche la Democrazia cristiana, il cui ruolo di baluardo al comunismo venne completamente meno. In breve, entrò in crisi l’intero sistema partitico del nostro Paese. L’analisi di Leonardo Morlino, professore emerito di Scienza politica presso la Luiss Guido Carli

Tutti i presidenti Usa alla porta di Brandeburgo. Il racconto di Fiorentino

Di Daniele Fiorentino

Negli anni 80 la visita di un presidente americano a Berlino ovest era diventata un rito simbolico inaugurato da John Fitzgerald Kennedy, che aveva pronunciato una frase ormai scolpita nell’immaginario collettivo di europei e americani: “Ich bin ein Berliner!”, “Io sono un berlinese”. “Mr Gorbaciov tear down this wall!”. L’analisi di Daniele Fiorentino, professore ordinario di Storia degli Stati Uniti d’America all’Università Roma Tre

Dall’Urss a Putin. La parabola russa dalla caduta del Muro di Berlino

Di Antonello Folco Biagini

L’eredità dell’Urss non scompare nell’arco di una generazione, soprattutto nella dimensione dell’immaginario politico, che contribuisce alla formulazione della strategia internazionale di un Paese che non ha un grande peso economico, ma una crescente influenza geopolitica. L’analisi di Antonello Folco Biagini, professore emerito di Storia dell’Europa orientale presso Sapienza Università di Roma

Ecco come l'arte ha raccontato il Muro di Berlino. L'analisi di Benincasa

Di Fabio Benincasa

Che il Muro fosse diventato alla fine il simbolo di un conflitto non solo storico-ideologico, ma anche interiore, lo dimostra bene il successo dell’album dei Pink Floyd The Wall, diventato poi un film culto nel 1982 per la regia di Alan Parker. Berlino non c’è, ma – scrive Fabio Benincasa, docente di Storia dell’Arte contemporanea presso la Duquesne University – se ne interiorizza la simbologia come chiusura in se stessi