L’Italia aderirà al Framework Agreement europeo sull’esportazione di armamenti, colmando una lacuna che durava fin dal 2000. L’ingresso nell’accordo ridurrà il rischio politico per le co-produzioni militari e aumenterà la prevedibilità delle commesse per le industrie della difesa. Per le imprese italiane, questo sviluppo apre a una fase di maggiore stabilità e ambizione nei programmi europei. Una normalizzazione attesa, che arriva mentre l’Europa fa i conti con le proprie lacune strategiche
Riccardo Leoni
Leggi tutti gli articoli di Riccardo Leoni
Vi racconto il Quantum di Tim che proietta l’Italia in Europa e nel mondo. Parla Occhipinti
Il Quantum non è più una promessa lontana ma una tecnologia operativa, soprattutto sul fronte della sicurezza delle comunicazioni. L’Italia arriva a questa fase con una filiera scientifica e industriale solida, maturata in decenni di ricerca. Dalle applicazioni per la difesa alla cooperazione europea, il settore quantistico si candida a diventare un asset strategico per il Paese. L’intervista di Airpress a Tommaso Occhipinti, amministratore delegato di Qti (Telsy – Tim Enterprise)
Dall'Europa 90 miliardi all'Ucraina. Vince la linea di Parigi
L’Unione europea ha approvato un nuovo pacchetto di aiuti finanziari all’Ucraina dal valore di 90 miliardi di euro. Per la prima volta, la Commissione ha vincolato l’uso dei fondi all’acquisto di equipaggiamenti e materiali militari prodotti in Europa per sostenere al contempo Kyiv e l’industria europea. Tutti i dettagli
Defence-tech, 50 miliardi di investimenti privati nel 2025. Perché è importante
Gli investimenti privati nel settore della difesa stanno accelerando a ritmi una volta impensabili. Dai venture capital al private equity, nel 2025 i fondi di investimento dedicati alla difesa, e in particolare al settore tecnologico-militare, hanno raggiunto i 50 miliardi di dollari. Una voce positiva per le startup e le aziende innovative, ma anche un segnale strutturale che dice che la nuova stagione di competizione globale non sarà un momento passeggero
Le proteste in Iran, la repressione e la possibilità di un intervento Usa. Intervista a Modarres
In Iran le proteste non accennano a diminuire e la repressione si fa ogni giorno più dura. In molti vogliono la fine della Repubblica islamica, ma sul come ottenerla e su cosa dovrebbe succedere dopo le opinioni divergono. Nel frattempo, i morti tra i manifestanti aumentano. Intervista a Shahin Modarres, analista esperto di Iran e Medio Oriente e commentatore per Al Jazeera e BBC News
La Via della Seta va in orbita. Pechino punta sullo spazio in Africa e nel Golfo
La Cina scalpita sempre di più nelle orbite, con lanci in aumento nel 2025 e la “prenotazione” di quasi 200mila ulteriori slot orbitali nei prossimi anni. Tuttavia, Pechino non guarda solo a spazi per sé, ma anche ai servizi che può offrire ai tanti Paesi che non hanno le capacità per mettere in piedi programmi spaziali autonomi. Così la nuova Via della seta cinese si fa anche spaziale
Trump vuole congelare i dividendi delle industrie della Difesa. Ecco perché
Senza troppi complimenti, Trump accusa l’industria della Difesa americana di essere lenta e inefficiente. La causa? Troppa attenzione per i profitti e non abbastanza per la produzione. In un post su Truth, il presidente Usa minaccia il congelamento dei dividendi e un tetto agli stipendi dei Ceo. Nel frattempo, però, annuncia un budget record per il 2027 da 1,5 trilioni. Bastone e carota, ma c’è anche qualcosa di più
Ecco tutte le ragioni che rendono la Groenlandia importante sul piano militare
Risorse minerarie? Molte. Giacimenti di gas e petrolio? Anche. Eppure, la vera importanza strategica della Groenlandia risiede nella sua posizione geografica e nei vantaggi che offre sul piano militare. Intelligence e difesa missilistica, ma non solo. Ecco perché il territorio autonomo danese rappresenta un asset strategico di immenso valore. E perché fa gola a molti
L’intelligence, le forze speciali e gli scenari per Caracas. Absolute resolve letta da Margelletti
L’operazione Absolute Resolve, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, è stata il risultato di uno sforzo collettivo da parte di intelligence e forze armate, ma le sue implicazioni vanno oltre la dimensione tattica. Intervista ad Andrea Margelletti, presidente del CeSI, sul dietro le quinte dell’operazione e sugli scenari che si aprono adesso per Caracas
Gli Usa hanno chiuso la partita con Maduro ma non con il Venezuela
Gli Stati Uniti hanno catturato Nicolas Maduro con un’operazione militare su vasta scala nel cuore del Venezuela. Il blitz, preparato per mesi, ha azzerato le capacità di difesa aerea del Paese senza però determinare il collasso immediato dell’apparato di potere a Caracas. Le operazioni militari risultano al momento sospese, ma è ancora presto per dichiarare conclusa la crisi
















