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La lite sull’immigrazione che l’Europa non può permettersi. Scrive Stefanini

Tra pressioni migratorie, sospensione di Schengen e tensioni tra Roma e Madrid, l’Europa torna a dividersi su una sfida che richiederebbe invece una risposta comune. Ma mentre guerre, energia e competizione geopolitica impongono scelte strategiche, il rischio è che l’immigrazione assorba ancora una volta energie e capitale politico. E che le logiche nazionali prevalgano proprio quando all’Europa servirebbe maggiore unità

Ceuta e la paura dell’immigrazione. La crisi che ha messo a nudo l’Europa

La crisi di Ceuta è stata contenuta in poche ore, ma ha riacceso nell’Ue la paura di perdere il controllo delle frontiere. Un riflesso che continua a ostacolare una politica migratoria capace di distinguere tra immigrazione illegale, da contrastare, e immigrazione legale, di cui l’Europa ha bisogno. Il commento di Stefano Stefanini

Se nel Medio Oriente di Trump Israele non è più il grande alleato

Nella visione trumpiana del mondo, che si applica anche al Medio Oriente, gli alleati non sono necessariamente duraturi. Gli alleati devono essere funzionali agli interessi nazionali. Sono alleati finché servono e per quanto servono. Agli Usa di Trump serve più l’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman o l’Israele di Benjamin Netanyhu? Domanda che, oggi, a Gerusalemme, molti si stanno ponendo. Con un comprensibile filo di preoccupazione. L’analisi dell’ambasciatore Stefano Stefanini

Una via europea nel caos trumpiano? Il commento di Stefanini

Washington resta sospesa tra una strategia incompiuta sull’Iran e un negoziato che non decolla, mentre in Ucraina la tenuta di Kyiv rafforza il peso politico dell’Europa. Dai volenterosi di Parigi al Golfo, emerge una linea europea più coerente e resiliente, capace di difendere interessi comuni nonostante i limiti dell’Unione. Un contrasto sempre più evidente con una politica estera americana segnata dall’imprevedibilità della leadership di Donald Trump. Il commento dell’ambasciatore Stefano Stefanini

Vi spiego l’effetto del ciclone Donald sull’Alleanza Atlantica. Scrive l’ambasciatore Stefanini

Il vertice di Ankara non ha cancellato le tensioni interne all’Alleanza, ma ha evitato il rischio di una frattura e consolidato due risultati chiave: l’aumento degli investimenti nella difesa e la conferma del sostegno all’Ucraina. Trump ha monopolizzato la scena, ma dietro lo spettacolo politico la Nato ha dimostrato una capacità di adattamento che ne rafforza la tenuta anche nella fase più incerta della sua storia recente. L’analisi dell’ambasciatore Stefano Stefanini

Come evitare una guerra commerciale Usa-Ue. La versione di Stefanini

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca l’Europa deve porsi tre domande strategiche che riguardano la sicurezza, la tecnologia e la competizione con l’altra sponda dell’Atlantico. L’analisi dell’ambasciatore Stefano Stefanini

Dopo le urne, Berlino fissi appuntamento con la Nato. La versione di Stefanini

Di Stefano Stefanini

Nel dibattito elettorale tedesco sicurezza e Difesa si affacciano prevalentemente nel prisma ucraino. Tuttavia, il governo che uscirà dalle urne, o piuttosto dai lunghi negoziati per la futura coalizione, avrà un critico appuntamento con la Nato. Dovrà decidere che contributo dare e che ruolo assumere. Berlino è al centro della difesa dell’Europa. L’analisi di Stefano Stefanini, senior advisor dell’Ispi e già rappresentante permanente d’Italia alla Nato

La nuova avventura di un’Europa distratta. Il commento dell’amb. Stefanini

Non la tripletta von der Leyen-Costa-Kallas. La cosa più importante degli incontri a Bruxelles è l’apertura dei negoziati di adesione con Ucraina e Moldavia. È un passo senza ritorno. Ecco implicazioni e scenari. L’analisi dell’ambasciatore Stefano Stefanini

Mettere l'Africa al centro del G7. L'obiettivo di Roma spiegato da Stefanini

C’è una convergenza fra interesse occidentale ad allacciare un rapporto più stretto e cooperativo col Sud globale e italiano a farsene alfiere in veste di presidenza di turno, declinandolo verso l’Africa rimasta a lungo ai margini della globalizzazione. La collocazione geografica è felice. Non basteranno però le buone intenzioni o le belle parole. L’analisi di Stefano Stefanini, senior advisor dell’Ispi e già rappresentante permanente d’Italia alla Nato

Il 2024 sarà l’anno della democrazia? Il commento dell’amb. Stefanini

Nel 2024 circa due miliardi di cittadini del mondo vanno alle urne. Perché preoccuparsene? Votare è esercizio di democrazia per definizione. Paradossalmente, tuttavia, proprio la democrazia sarà messa alla prova dal rischio di affermazione di leader o partiti che ne contestano i principi basilari e regole di condotta

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