Carismatico, alto, slanciato, puntuale, autorevole. È Davide Casaleggio visto da Aldo Grasso, critico televisivo ed editorialista del Corriere della Sera. La cosa più cattiva detta dal critico conosciuto per il suo essere solitamente sferzante? “Davide è più efficace dietro le quinte”, ha detto Grasso a conclusione del suo commento sulla prima apparizione televisiva del figlio di Gianroberto Casaleggio ieri sera al programma condotto da Lilli Gruber, Otto e Mezzo su La7 (tv di proprietà di Urbano Cairo che controlla anche il Corriere della Sera).
C’è sempre la prima volta, ha scritto Grasso quasi a voler dare una seconda chance a Casaleggio, rispetto a quanti non hanno apprezzato la performance del figlio dell’ideologo: “La prima volta è pur sempre la prima volta, anche in tv. Davanti a Lilli Gruber, Davide Casaleggio è teso, emozionato, subito in difesa, preoccupato di chiarire i rapporti formali tra la Casaleggio Associati e il M5S. A fianco ha due interlocutori «non ostili», Gianluigi Nuzzi e Domenico De Masi. Si scioglie parlando del padre, definito un «sognatore», un uomo riservato ma ambizioso. L’estetica paterna rispondeva all’iconografia del guru e a una comunicazione basata sull’assenza, da ieri sera quella di Davide soddisfa un’estetica più banalmente executive, giacca e cravatta (potrebbe essere un agente di True detective o un analista finanziario di Billions), compresa la necessità di «metterci la faccia»”, secondo Grasso.
Poi un’analisi dei temi affrontati dal figlio del fondatore del Movimento 5 stelle: “Vuole parlare di futuro, di evoluzione e sviluppo (temi che saranno sviluppati domani nel convegno di Ivrea), ma la sua presenza, in termini di comunicazione, parla del presente. Streaming, web, blog, reti sociali, piattaforma Rousseau, democrazia online ma poi, quando si tratta di visibilità pubblica, bisogna fatalmente fare i conti con la vecchia, cara tv generalista, l’unico mezzo ancora in grado di fare massa, creare personaggi, leader, consensi, voti (anche perché l’80% degli italiani s’informa ancora tramite i media tradizionali). Il passaggio è di quelli importanti nella storia dei pentastellati. Adesso M5S, forte dei sondaggi, vuole accreditarsi come forza di governo e parlare anche e soprattutto con l’establishment italiano, non più solo ai cittadini e agli attivisti”.
Infine il ritratto: “Davide ha un carisma particolare. Intanto è un bell’uomo, alto e slanciato, ma è impassibile come un giocatore di scacchi, impenetrabile, puntuale, sprezzante con l’avversario. La sua è un’autorevolezza più da manager che da capo politico. Ascolta con attenzione, non interrompe, non si sbilancia mai. Nella situazione attuale potrebbe essere una carta vincente: la nuova politica, il cui compito principale è ricomporre virtualmente lo sminuzzamento dell’opinione pubblica, si muove più con strumenti digitali che con la vecchia retorica. Mai una parola di troppo, sospettoso com’è delle regole d’ingaggio dei talk. Era la prima volta, ma forse Davide è più efficace dietro le quinte”.
Ma sulle pagine dei quotidiani di questa mattina, non tutti i critici televisivi sono della stessa idea di Grasso. Ed è così che su La Stampa, l’essere “impassibile” di Grasso diventa nelle pagelle di Michela Tamburrino “una fissità inquietante”, che “rasenta la sfinge o la mummia”. L’autorevolezza da manager, cede il posto su La Stampa ad un look che oscilla tra quello da “capo commesso di un negozio generalista e l’impiegato statale”, salvo poi fargli vestire i panni da “professorino altezzoso” che ha “mandato a memoria” le frasi, tra l’altro acconpagnate da un “birignao” causato dalla “‘r’ non risolta”. Anche il “carisma” di Casaleggio visto da Grasso va a farsi benedire nell’interpretazione di Tamburrino: “Le mani sudate che si asciuga sui pantaloni sono rivelatrici di gelo”.