Il saluto degli amici e degli allievi di Scalfari. Le foto

Secondo appuntamento nella sala della Protomoteca del Campidoglio in ricordo di Scalfari. Dopo la camera ardente di ieri, i funerali. Due schermi sulla piazza per chi non è riuscito a entrare, per seguire la cerimonia. A presiedere Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, tra le prime file Gianni Letta, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, Piero Fassino, Walter Veltroni, Luigi Zanda, Maurizio Molinari, Massimo Giannini, Ezio Mauro, Lirio Abbate, Mario Calabresi e Bernard Guetta, storico giornalista di “Le Monde”, ora europarlamentare di Renew Europe, in rappresentanza della Francia e di Macron, di cui ha letto il messaggio: “Eugenio Scalfari era un mirabile francofono, ma prima di tutto un uomo che amava la Francia, i lumi, la libertà, la tolleranza e i diritti dell’uomo”.

A parlare anche Ezio Mauro, che prese da lui il testimone della direzione di “Repubblica” e la guidò per quasi 20 anni: “Non ti sentivi mai solo. E spesso, soprattutto chi guida un giornale, si sente solo. Quando tutti aspettano che tu sappia e decida quale deve essere la direzione del giornale. Lui, invece, con una battuta o con una frase, non ti lasciava mai. Così come non ci lascerà mai la sua idea dell’Italia”. Massimo Giannini, per anni vicedirettore di “Repubblica” e ora al timone de “La Stampa”: “A Repubblica se eri giovane ed eri bravo, Scalfari ti dava tutto lo spazio che meritavi. Quando entravi a lavoro in redazione, eri felice, contento grazie al riso e all’ironia di cui lui era capace. E dietro di lui ci sentivamo tutti protetti”.

L’attuale direttore Molinari: “Aveva il coraggio di osare nel leggere le notizie, aveva l’idea di non fermarsi mai, l’idea di innovare. Aveva l’idea di una società basata su diritti e riforme” (testimonianze raccolte dal sito di “Repubblica”)

(Foto Imagoeconomica)

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