“Ho il massimo rispetto del voto degli elettori che al referendum di marzo hanno sentito il bisogno di recarsi ai seggi elettorali in misura superiore alla media degli ultimi anni, ma non condivido l’opinione di quanti hanno visto nella vittoria del no, la vittoria della Costituzione e dello stato di diritto”. Lo ha detto il professor Augusto Barbera nel corso della cerimonia del Premio Einaudi 2026 che la Fondazione Luigi Einaudi gli ha conferito “per il suo impegno a favore di battaglie liberali – si legge nelle motivazioni- come il referendum che si è svolto quest’anno sulla separazione delle carriere dei magistrati”.
“Lo penso per tre motivi”, ha sottolineato Barbera. “Il primo: come ritenere che si tratti di una vittoria della Costituzione il no alla attuazione di una norma costituzionale (la Settima disposizione finale) che voleva il superamento del vecchio ordinamento della Magistratura; come inoltre ritenere una vittoria della Costituzione il no all’attuazione dell’art. 111 della Costituzione, che disegna un giudice terzo ed imparziale? Quel no ha, invece, un significato preciso: è un si al mantenimento in vita del Regio Decreto mussoliniano del 1941 (la Riforma Grandi) e un no alla riforma votata da un Parlamento repubblicano. Il secondo: la Costituzione repubblicana ha voluto le consultazioni referendarie come strumento di democrazia diretta ed invece i difensori del no hanno esplicitamente voluto o favorito un deragliamento istituzionale, trasformando il referendum in uno strumento di anticipazione di un voto politico (le elezioni previste per il 2027), anzi di un voto di protesta politica”. Terzo motivo, ha aggiunto, “andando al merito trovo non coerenti con i principi dello stato di diritto anche quanti hanno voluto o accettato che si mantenesse la coesistenza nel medesimo CSM di PM e Giudici, rafforzando così in modo diretto o indiretto l’ampio potere sia procedurale sia mediatico della magistratura inquirente. Un potere, peraltro, non accompagnato da alcuna forma di responsabilità, in netto contrasto con i principi del costituzionalismo liberal-democratico”.
La cerimonia di assegnazione del premio si è svolta nella sede della Fondazione Einaudi alla presenza di rappresentanti del mondo delle istituzioni, della politica e delle imprese. Tra questi i ministri Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Luca Ciriani, e il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, di cui Barbera è stata predecessore a Palazzo della Consulta. “Durante la campagna referendaria il professor Augusto Barbera si è speso molto. Lo ha fatto con il rigore dello studioso, con l’autorevolezza del giurista e con la forza di chi sa che le cause non si dividono in vittorie e sconfitte, ma in battaglie giuste e sbagliate. È quella era una battaglia giusta che abbiamo combattuto insieme con convinzione”, ha spiegato il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, aprendo la cerimonia.
Il Premio Luigi Einaudi è il riconoscimento che annualmente la Fondazione conferisce a personalità che si sono particolarmente distinte nella promozione dei valori liberali, in un’epoca in cui la democrazia liberale viene delegittimata da leader autocratici. Quella del 2026 è la sesta edizione del Premio: la celebre “mezza pera” di Luigi Einaudi, ispirata a un famoso aneddoto raccontato da Ennio Flaiano in un articolo sul Corriere della Sera del 18 agosto 1970. Flaiano ricordò una cena al Quirinale durante la quale l’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, vedendo servite delle pere particolarmente grandi, chiese se qualcuno volesse dividerne una con lui. Flaiano accettò l’invito e condivise la pera con il Capo dello Stato, suscitando lo stupore del protocollo e del maggiordomo di servizio.
L’episodio è divenuto negli anni emblema della sobrietà, del senso della misura e dell’umanità che caratterizzavano Luigi Einaudi. Per questo motivo la la Fondazione Einaudi ha scelto di adottare la “mezza pera” quale simbolo che richiama ai valori einaudiani di rigore morale, semplicità e servizio alle istituzioni.
“Come dicevano sia Benedetto Croce che Giovanni Malagodi ‘è liberale cui si comporta da liberale’”, ha detto il segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini. “Nel corso della sua valente carriera accademica, politica, istituzionale, fino alla battaglia sulla separazione delle carriere dei magistrati, il professor Augusto Barbera si è comportato da liberale più e meglio di tanti sedicenti tali”




















































