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Mentre il primo ministro Manuel Valls promette che i 50 miliardi di euro di tagli non saranno un piano di austerità, la Francia si interroga su dove sia finita la sua grandeur politica incarnata dal generale Charles De Gaulle prima e nel passato più recente, seppur con molte differenze, da François Mitterand. Non è solo una questione di exit poll o di sondaggi; chi era in qualche modo “abituato” a statisti come il generale e il presidente socialista, oggi si trova a dover convivere con un François Hollande (definitivamente?) azzoppato da una congiuntura sfavorevole, accanto ad una scarsa lungimiranza di politiche e strategie, oltre che, sul versante destro, con un cambiamento repentino di umori e di interpreti.

COSA SUCCEDE A DROIT
All’indomani dell’uscita di scena di Nicolas Sarkozy, erano in molti a prevedere una rapida crescita dei due successori in seno all’Ump, Copè e Fillon, ma invece proprio tale dualismo si è protratto per troppi mesi, disorientando un elettorato che si è progressivamente avvicinato alla vera sorpresa del panorama politico francese: Marie Le Pen. Primo aspetto significativo è il post Sarkozy nell’Ump. Proprio le dinamiche interne di rinnovamento hanno tardato a portare frutti significativi, con le polemiche della scorsa estate relative a leadership e programmi, che avevano per un momento indotto Sarkozy a programmare una ridiscesa in campo. Come anticipato su Formiche.net, la segreteria storica dell’ex presidente era stata allertata nel ricontattare tutti i membri del passato staff e i riferimenti sui territori, quasi che un annuncio elettorale fosse imminente. Ma i numeri di Le Pen potrebbero aver imposto uno stop a tale disegno.

IL FUTURO
Sarkozy continua a non passare inosservato. Poche settimane fa aveva definito Hollande “totalmente ridicolo”. Erano i giorni in cui impazzava lo scandalo dell’amante del presidente Julie Gayet. Ma l’impressione è che, più che sul leader socialista, la strategia dell’Ump verterà sul Front National. Il risultato delle amministrative pur non significativo dal punto di vista numerico (un punto percentuale in meno rispetto ai voti delle scorse politiche), lo è invece politicamente, soprattutto in vista delle elezioni europee. Il primo punto all’ordine per i conservatori è come arginare l’exploit della Le Pen, come impedire un travaso di voti che è già in fase avanzata e come strutturare una nuova proposta a destra, ma non populista, per la Francia e l’Europa.

L’ERA VALLS
Nel frattempo i 50 miliardi di euro di risparmi nella spesa pubblica tra il 2015 e il 2017 saranno sostenuti per 18 miliardi dallo Stato, per 11 dai governi locali, per 10 dalla sanità e per altri 11 dalla spesa sociale. La tabella stabilita da Valls è stata commentata in modo particolarmente freddo dai deputati socialisti che secondo quanto osservato da Liberation starebbero rimpiangendo di non essere stati allertati prima, in modo da poter incidere sui singoli capitoli di non spesa. Il governo è duro con i deboli, accusano i sindacati, secondo cui il piano proposto da Valls aumenterà l’insicurezza e la povertà. E sono molti gli analisti a chiedersi: l’intraprendenza e la tenacia espresse dall’esecutivo dopo la debacle elettorale alle amministrative potranno essere sufficienti alla Francia per evitare di iscriversi alla nutrita pattuglia dei Paesi poco virtuosi?

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