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La Federazione Russa ha fornito nel 2013 circa il 30% dei consumi di gas naturale dell’Unione Europea e l’Ucraina rappresenta il principale Paese di transito di questi flussi. La recente instabilità politica in Ucraina, la grave crisi economica che attraversa il Paese e il coinvolgimento diretto di Russia, Stati Uniti e Unione Europea pongono la questione dei rischi per la sicurezza energetica europea derivanti da un contenzioso tra Naftogaz e Gazprom. La situazione appare particolarmente significativa per l’Italia: nel 2013 il 43% dei consumi nazionali di gas naturale è stato soddisfatto da forniture russe, interamente transitanti sul territorio ucraino.

BREVE E MEDIO TERMINE
In un orizzonte temporale di sei-nove mesi, il livello di rischio per la sicurezza energetica nazionale è molto basso. I livelli attesi di consumo sono bassi a causa della crisi e della
congiuntura stagionale. Di conseguenza, anche in caso di completa interruzione dei flussi in
arrivo dalla Russia, sarebbe possibile soddisfare interamente la domanda con un ricorso molto limitato alla capacità di stoccaggio. L’elemento residuale di rischio risiede in ogni caso nell’ipotesi di una contestuale e prolungata interruzione dei flussi di gas provenienti dall’Algeria e transitanti attraverso la Tunisia.

IL LUNGO PERIODO
In un orizzonte temporale più lungo, esistono invece potenziali criticità. Il sistema gas Italia
è in grado di resistere anche a situazioni climatiche eccezionali senza fare ricorso al
principale gasdotto di importazione, nello specifico proprio quello che trasporta il gas
russo in ingresso al Tarvisio. Tuttavia, questo livello di resilienza è relativo a un evento di
durata temporale limitata.

LE POTENZIALI CRITICITÀ
Qualora l’interruzione delle forniture dovesse invece prolungarsi oltre un orizzonte temporale di alcune settimane e in corrispondenza del momento più freddo della stagione invernale (febbraio), esisterebbe la possibilità di disagi per il sistema produttivo e per i clienti residenziali. Inoltre, una situazione di tensione sulle forniture aumenterebbe l’impatto potenziale di un’interruzione anche solo parziale o di breve periodo dei flussi provenienti dall’Algeria.

IL NODO SOUTH STREAM
Per quanto concerne lo sviluppo infrastrutturale, la realizzazione del South Stream consentirebbe un completo aggiramento della rete ucraina.
Il gasdotto rappresenta dunque una valida opzione per eliminare l’elemento di rischio per la sicurezza energetica nazionale derivante dall’instabilità economica e politica in Ucraina, a prescindere dal regime regolatorio imposto all’infrastruttura.

Tutti i rischi per l'Italia dalla guerra del gas tra Russia e Ucraina

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