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Pubblichiamo un articolo di Affari Internazionali

Le più importanti della storia dell’Ucraina o una semplice farsa? Questo il dilemma alla vigilia delle elezioni ucraine del 25 maggio su cui sono puntati gli occhi del mondo.

Mentre gli Stati Uniti inviano circa 11 milioni di dollari per assicurare l’integrità del voto, la Russia non si oppone a queste presidenziali nonostante non abbia mai riconosciuto il governo insediatosi dopo la cacciata dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich. Il Cremlino, da parte sua, ci tiene a puntualizzare che le elezioni saranno ritenute valide solo nella misura in cui i diritti di “tutti i cittadini verranno tutelati”.

Le elezioni non si terranno ovviamente in Crimea, ma anche nelle regioni orientali del paese di sicuro non filerà tutto liscio. Pochi giorni fa 46 persone sono morte negli scontri fa i separatisti e i sostenitori del governo di Kiev. L’appuntamento elettorale potrebbe quindi dar luogo a forti tensioni. Vi sono poi dubbi e perplessità sui candidati alla presidenza e una grande incertezza sui possibili scenari post-elettorali.

TRA MINACCE FILORUSSE E DISORDINI
Gli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (Osce) presenti sul territorio ucraino hanno denunciato una serie di problemi: la legge elettorale che viene continuamente cambiata, i disordini a Donetsk e Lugansk – località dove l’11 maggio si è svolto un referendum sull’indipendenza dall’Ucraina, i cui risultati strombazzati dai secessionisti (schiacciante vittoria del sì al distacco da Kiev) non sono in nessun modo verificabili – campagna elettorale sottotono nelle regioni orientali dovuta a intimidazioni e incidenti, libertà di informazione fortemente minacciata.

Due i dubbi più forti sull’esito di queste elezioni. Il primo riguarda il parlamento. Anche dopo il voto, che è solo sul presidente, il parlamento sarà composto dagli stessi membri in carica dall’ottobre 2012, ovvero da quelli che hanno votato le tanto contestate leggi che bandivano ogni forma di protesta pubblica.

La situazione di stallo e di disaccordo tra maggioranza e opposizione, inoltre, continua a ritardare il varo di riforme costituzionali. Il nuovo presidente potrebbe sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni che tuttavia rischierebbero di non essere rappresentative. Chi, a fronte delle minacce delle milizie filorusse, rischierà la propria vita per andare a votare non una, ma ben due volte?

La seconda ragione riguarda i candidati alla presidenza. Dei 21 registrati solo due si contendono effettivamente il posto, Petro Poroshenko e Yulia Tymoshenko, gli “oligarchi della politica”, ma nessuno dei due rappresenta una forza politica nuova in grado di attuare un programma concreto per far ripartire l’Ucraina.

POROSHENKO CONTRO TYMOSHENKO
Poroshenko, un 48enne pragmatico, in politica da circa sedici anni, al servizio di un governo filo-russo prima, filo-europeo poi, è noto come il “re del cioccolato” grazie alla sua grande azienda dolciaria, la Roshen, colpita della messa al bando dei prodotti ucraini da parte russa. In politica estera Poroshenko guarda a ovest: fermo sostenitore dell’accordo di associazione con l’Unione europea, le sue bandiere sono la lotta alla corruzione e la regolamentazione dei diritti di proprietà minacciati dalle nazionalizzazioni.

Pur godendo del sostegno occidentale, per Poroshenko non sarebbe facile formare una maggioranza in parlamento, dove per ora ha soltanto l’appoggio di Udar, il partito dell’ex pugile Vitaljj Klytchko; dovrebbe quindi trovare un’intesa con il partito della sua rivale Yulia Tymoshenko, la principessa del gas.

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Giovanna De Maio è stata stagista per la comunicazione presso lo IAI.

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