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Anticipiamo l’editoriale di “Fabbrica società”, il giornale della Uilm, online da domani mattina

Cose d’altri tempi. Nel senso che la riduzione di tasse voluta dal governo il 12 marzo s’era realizzata in forma estremamente esigua, solo poco più un decennio fa. Il premier l’ha promesso, l’ha confermato e l’ha fatto. Il taglio del carico fiscale sui lavoratori dipendenti con reddito lordo inferiore a 25mila euro, agendo per 10 miliardi sull’Irpef, è un evento.

LA MANOVRA DI RENZI
Per le imprese lo è altrettanto la riduzione dell’aliquota Irpef del 10 per cento, insieme alla diminuzione con la stessa aliquota dei costi energetici. Se a questi provvedimenti, in vigore dal primo maggio, si aggiunge lo sblocco totale del pagamento dei debiti per 68 miliardi di euro entro il mese di luglio, possiamo affermare che sui medesimi punti poggia la manovra dell’esecutivo Renzi a cui va il plauso dei sindacati, ma, stranamente non quello della Confindustria che si mantiene silente.

IL PASSO INDIETRO DELLA CGIL
È bene osservare che la Cgil, dopo aver minacciato la mobilitazione se il Primo ministro non si fosse confrontato con il sindacato, ha affermato che le scelte approvate dal governo sono quasi le stesse avanzate dal quartier generale di Corso d’Italia. Più cauta la Fiom che, dopo aver criticato la legge elettorale approvata il giorno prima alla Camera, ha scelto di tacere.

LA SODDISFAZIONE DELLA UILM
I metalmeccanici della Uil, invece, hanno manifestato tutta la loro soddisfazione, perché solo una settimana prima avevano chiesto un intervento preponderante sull’Irpef dei lavoratori dipendenti. Per dare uno “scossone” all’economia serve rilanciare i consumi, agendo sul potere d’acquisto dei lavoratori più poveri.

I SEGNALI DELLA “SVOLTA”
Che le cose andassero per questo verso era intuibile, ma non scontato. Il 6 marzo, infatti, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un’intervista al “Sole 24 Ore” aveva posto la questione dell’eccessivo cuneo fiscale, consigliando di concentrare l’intervento governativo in un’unica direzione: tutto sui lavoratori, o tutto sulle imprese. Solo per fare un esempio, Enrico Morando, viceministro nel medesimo dicastero, e Carlo Calenda, parigrado allo Sviluppo economico, avevano dissentito indirettamente dall’impostazione di Padoan. Ma è stato il pronunciamento pubblico di Romano Prodi a far capire che i giochi erano fatti: “Oggi sarebbe per tutti conveniente –ha rilevato l’11 marzo il “Professore”- dedicare il beneficio della riduzione del cuneo fiscale al potere d’acquisto dei lavoratori”. E così è stato.

RISALIRE LA CHINA
Il Premier “ha retto botta” e ha presentato, in puro stile “obamiano”, le decisioni prese. Ora non è che la ripresa si aggancerà con un colpo di bacchetta magica. Il livello della disoccupazione è impressionante: è al 12,9%, mentre quelle giovanile sale al 45,3% con punte del 52,4% al Sud. Purtroppo, nel breve termine la disoccupazione salirà ancora. Ma con le misure approvate in Consiglio dei ministri si può risalire la china.

LA FIDUCIA NELL’ITALIA
C’è fiducia verso l’Italia come dimostrano le sottoscrizioni di debito pubblico che vanno bene e il valore dello “spread” che si mantiene basso. Ce la possiamo fare a contrastare il declino. Possiamo riuscirci meglio se investiamo in capitale umano e riducendo il peso del fisco, ma soprattutto ricostruendo la capacità del Paese di porre in essere una seria politica industriale. Se poi, le cose buone che si realizzavano un tempo, iniziano a concretizzarsi anche oggi, è tanto di guadagnato.

Antonello Di Mario è direttore di “Fabbrica società”

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