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Le elezioni europee portano con sé, almeno in Italia, il sistema elettorale più vecchio che lo stivale detenga: si tratta di un sistema proporzionale puro con sbarramento al 4%.
Niente alleanze, niente coalizioni ma partiti e liste che corrono singolarmente.
Sembrerebbe un’anomalia in una politica italiana che per semplificare il sistema dei partiti  mette a repentaglio la rappresentanza democratica all’interno delle istituzioni innalzando sbarramenti simili a muri che tengono ben lontani organizzazioni politiche di piccola e media grandezza.
L’italicum, dunque, possiede quattro percentuali di riferimento ora: 4,5 – 12 – 8 – 37. Lo sbarramento per le liste e i partiti non riuniti in una coalizione all’8%, per le coalizioni la soglia minima di esclusione sarebbe fissata al 12% mentre per il premio di maggioranza scatterà alla lista o alla coalizione che ha raggiunto il 38%. All’interno di una stessa coalizione, inoltre, lo sbarramento è fissato al 4,5%.
Il testo base, in realtà, prevedeva uno 0,5% in più per le liste in coalizione, con la soglia di esclusione che arrivava al 5% e un premio di maggioranza che scattava al 35%.
Tutto ciò porterà ad una democrazia basata sulla logica dell’alternanza, su un ferreo bipartitismo che lascia poco spazio politico a forze altre.
Questo sistema, dunque, oltre che nocivo per la vita democratica del Paese, non rende giustizia in primis alla Costituzione: il Partito d’Azione, pur non avendo raggiunto neanche lontanamente gli sbarramenti ideali dell’8% e del 4,5% sanciti dall’italicum, aveva eletto ben 7 componenti all’interno dell’Assemblea Costituente.
Tra essi, Piero Calamandrei.
Il rischio della democrazia oligarchica, ventilato in una lettera al quotidiano ‘L’Unità’ dal prof. Luciano Canfora, è più che mai reale, la barbarie antidemocratica è sempre più dietro l’angolo.
Ma, dunque, il proporzionale puro…
Alle elezioni europee i partiti e le liste che concorreranno alla tornata per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo e della Commissione Europea, dovranno fare delle scelte nette sulla propria posizione all’interno dell’istituzione, quindi circa l’adesione ad una federazione o ramo del Parlamento.
Non sembra essere difficile, non sembra essere trascendentale, lo è per la politica italiana: tutte le formazioni partitiche non possiedono una collocazione chiara, o comunque tentennano fino all’ultimo circa l’iscrizione al ramo del parlamento europeo, dal momento che l’agone politico ha ucciso ogni diversità.
Anni e anni di maggioritario, sommati a quelli più beceri del porcellum, hanno fatto in modo che i partiti avessero perso la propria ideale caratterizzazione per il perseguimento di questa o quella coalizione che garantiva loro una stabilizzazione all’interno delle istituzioni.
Non sono più “modelli di società contrapposti”, ma “blocchi di diverso interesse” che si contendono.
Per questo, dunque, il nuovo sistema elettorale italicum porterà ancora di più alla barbarie: ancora di più si guarderà non al proprio io ma al proprio tornaconto.
Ma alla barbarie, una donna (tanto tempo fa, quasi come nelle favole), contrapponeva un’altra idea….
Il fatto che tra coalizioni, che dovrebbero contrapporsi, il margine di distinzione si sia fatto talmente labile da essere quasi impercettibile avvalora la tesi di quella signora: Rosa Luxemburg.

Elezioni europee: la chiarezza delle scelte

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