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Il renziano partito a vocazione maggioritaria può rinunciare a un forte radicamento nella realtà del lavoro salariato? La domanda non è oziosa, solo se si pensa alle divisioni interne al Pd ieri sui casi Ilva e Fiat, oggi sul caso Electrolux. Eppure sulla risposta non dovrebbero esserci dubbi. Infatti, senza il consenso dei lavoratori manuali non si va da nessuna parte.

Per esserne convinti, sarebbe sufficiente dare un’occhiata al ciclo elettorale del passato decennio. L’Ulivo e l’Unione di Romano Prodi hanno vinto quando il voto delle tute blu (e dei pensionati) si è spostato a sinistra. Hanno perso quando si è spostato a destra. Più precisamente, il Pd nel 2008 ha perso (onorevolmente) e nelle scorse elezioni ha “quasi vinto” (senza gloria) anche per un’offerta di modernità e di innovazione priva di solidi ancoraggi sociali e indeterminata nelle sue articolazioni programmatiche. Lo si è visto anche nel supermarket delle candidature: operai e imprenditori, sindacalisti degli uni e sindacalisti degli altri.

Dopo ogni smacco nelle urne, lo slogan “ripartire dal lavoro” è così puntualmente riapparso nella kermesse delle parole e delle immagini: convegni, tavole rotonde, seminari, festival. Senza però che venisse scalfito il paradigma politologico che vuole l’elettore “mediano” arbitro del voto. In altri termini, senza mettere seriamente in discussione le arcane alchimie politiche escogitate per conquistare il “cittadino-consumatore moderato”.

Il Jobs act di Renzi persevererà nell’adesione acritica a quel paradigma? Ancora non è chiaro, ma lo sapremo presto. Nel frattempo, non basta scoprire solo nei giorni festivi che gli operai sgobbano molto, guadagnano poco e possono perfino morire bruciati nell’olio bollente (come alla Thyssenkrupp). Cominciamo allora a tutelarli anche nei giorni feriali, imboccando sul serio la strada del decentramento contrattuale e – perché no? – di una legge che garantisca diritti fondamentali, compreso quello a una retribuzione minima oraria che valga per tutti i lavoratori, indipendentemente dall’esistenza di un contratto di lavoro – nazionale o aziendale.

Il Pd di Renzi e la questione operaia

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