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Quando manca poco più di un mese al Concistoro del prossimo 22 febbraio, il Papa durante l’Angelus ha letto i nomi dei diciannove nuovi cardinali. Ai sedici elettori (con meno di ottant’anni), si aggiungeranno tre ultraottantenni.

Tra questi, spicca monsignor Loris Capovilla, 98 anni, segretario personale di Giovanni XXIII. Gli altri due sono Fernando Sebastian Aguilar (arcivescovo emerito di Pamplona) e Kelvin Edward Felix (arcivescovo emerito di Castries, Santa Lucia).

Il Collegio cardinalizio passa quindi da 199 a 218 porporati, di cui 121 elettori, uno più del tetto fissato da Paolo VI.

I NOMI NELLA LISTA: QUATTRO CURIALI

Apre la lista, come prevedibile, il segretario di Stato, monsignor Pietro Parolin. Dietro di lui, il “cardinale a metà” Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi e uomo che si vide porre in capo lo zucchetto rosso del cardinale Bergoglio non appena questi era stato eletto Papa. Seguono altri due curiali: il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, mons. Gerhard Ludwig Muller, e il prefetto della Congregazione per il Clero, monsignor Beniamino Stella. Il resto è costituito da esponenti delle chiese locali: cinque tra sudamericani e centroamericani, due africani, due asiatici, un canadese e due soli europei.

LA SORPRESA BASSETTI

Tra questi, il primo è mons. Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di Westminster. L’altro è italiano, ed è l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, monsignor Gualtiero Bassetti, attuale vicepresidente della Conferenza episcopale italiana. Il presule è dato in forte ascesa, come dimostra la sua cooptazione nella Congregazione per i vescovi in sostituzione del cardinale Angelo Bagnasco, avvenuta a metà dicembre.

I SUDAMERICANI: C’E’ IL SUCCESSORE DI BERGOGLIO A BUENOS AIRES

Nutrita, come ampiamente previsto, la componente sudamericana. Dal Brasile arriva l’organizzatore della Giornata mondiale della gioventù, monsignor Orani Joao Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro. Diventerà porporato anche l’arcivescovo di Santiago del Cile, Ricardo Ezzati Andrello. Infine, il successore di Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires, monsignor Mario Aurelio Poli. Rimane fuori il primate del Brasile e arcivescovo di San Salvador, mons. Murilo Ramos Krieger.

DUE NUOVI CARDINALI DALL’AMERICA CENTRALE

Sorprese dall’America centrale: saranno creati cardinali l’arcivescovo di Managua (Nicaragua), monsignor Leopoldo José Brenes Solorzano e monsignor Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes e presidente della conferenza episcopale di Haiti. Per il martoriato paese è una prima volta assoluta e la scelta del giovane prelato indica ancora una volta quanto forte sia l’attenzione del Papa per le realtà più disagiate e lontane.

DUE PORPORE PER AFRICA E ASIA

Contrariamente a quanto sussurrato nelle settimane scorse, nel novero dei nuovi porporati non figura alcun patriarca orientale. Francesco ha scelto di includere nella lista l’arcivescovo di Seul, monsignor Andrew Yeom Soo Jung (esponente di punta di una chiesa in costante e rapida ascesa) e l’arcivescovo di Cotabato (Filippine), monsignor Orlando Quevedo. Dall’Africa, porpora per l’arcivescovo di Ouagadagou (Burkina Faso), monsignor Philippe Ouédraogo e per il più prevedibile arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio), monsignor Jean-Pierre Kutwa.

NESSUN NUOVO CARDINALE DAGLI STATI UNITI

Dall’America del nord arriverà un solo nuovo cardinale, ma non è statunitense. Si tratta di mons. Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Quebec. Gli Stati Uniti saltano “un giro”, e nessuno dei suoi principali “candidati” (su tutti mons. Vigneron, arcivescovo di Detroit) sarà cooptato a febbraio nel sacro collegio. A bocca asciutta anche monsignor William Lori, monsignor Charles Chaput e monsignor José Gomez.

RIDIMENSIONATA L’EUROPA

Spicca subito l’assenza di una forte compagine europea. Il Papa infatti ha lasciato fuori molti esponenti di diocesi tradizionalmente cardinalizie. Niente cappello per l’arcivescovo di Bruxelles, André Leonard, né per il primate di Spagna, Braulio Rodriguez Plaza. Niente da fare neppure per due italiani: il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia e l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Spiegabile è invece l’esclusione del patriarca di Lisbona, monsignor Manuel José do Nascimento Clemente: il suo predecessore, infatti, il cardinale Policarpo, è ancora elettore.

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