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Il 2013 è l’anno che rimarrà nella storia, s’è detto e scritto da più parti. L’anno dei due Papi che pranzano assieme, che si scambiano gli auguri di Natale. Una cosa che mai, prima d’ora, s’era vista. In neppure dieci mesi, molto è cambiato. Mettendo in fila una dopo l’altra le omelie, i messaggi e i discorsi di Francesco, si percepisce in modo chiaro quel cambio di passo che proprio Benedetto XVI, nella sua declaratio con cui annunciava di voler rinunciare al ministero petrino, aveva auspicato. Già prestando attenzione alla prima omelia di Bergoglio, il giorno dopo l’elezione, con i cardinali nella Cappella Sistina, si comprendeva il programma di pontificato.

L’AGENDA DEL PONTIFICATO

Tre verbi, tre parole chiave da porre in cima all’agenda, usò quel pomeriggio il Papa neoeletto: camminare, edificare, confessare. “Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro”, aggiungeva Francesco. Accendere i motori, insomma, per uscire dalle sagrestie e dai palazzi che rischiano di diventare gli uffici “di una vuota ong“. E dal mattino dopo, già si passò dalle parole ai fatti: via dall’Appartamento pontificio “che non è ricco, ma sembra un imbuto”, basta con la lussuosa automobile riservata al Pontefice: residenza trasferita in un albergo (Santa Marta) e per gli spostamenti si usa una Ford Focus blu. Cambi anche nell’abbigliamento papale: taglio netto con la tradizione, via il rosso che ricorda troppo gli imperatori romani e i principi rinascimentali. D’ora in poi solo bianco. Ma sono stati i discorsi del Papa a segnare l’anno.

IL VIAGGIO A LAMPEDUSA

Si pensi all’omelia pronunciata a Lampedusa, quando disse che “la globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto”. Si pensi ai discorsi tenuti ad Assisi, lo scorso 4 ottobre: “La chiesa si deve spogliare della mondanità che uccide l’anima”, esortando altresì i fedeli a spogliarsi del superfluo per evitare di diventare “cristiani da pasticceria”. Fondamentale, in questo primo scorcio di pontificato, il continuo pensiero per i poveri, alcuni dei quali ricevuti anche a Santa Marta in occasione del compleanno del Papa (17 dicembre). Per loro, Francesco ha anche rivoluzionato la figura dell’Elemosiniere, nominandone uno nuovo (monsignor Konrad Krajewski, “don Corrado”) e chiedendo a quest’ultimo di stare sempre fuori, in giro. “Non devi rimanere in ufficio a firmare pergamene”, gli ha intimato Bergoglio.

IL DIGIUNO PER LA PACE IN SIRIA

Con Bergoglio, a settembre, è tornata a vedersi (prepotentemente) la vecchia diplomazia della Santa Sede. L’occasione fu data dalla crisi siriana, che sembrava prossima a sfociare in un conflitto armato su larga scala. Francesco pronunciò un durissimo Angelus contro la prospettiva di un bombardamento aereo occidentale del Paese governato da Assad, e decise di promuovere una veglia di preghiera con tanto di giornata di digiuno. In quei giorni, scrisse anche una lettera al presidente di turno del G20, Vladimir Putin, poi ricevuto in Vaticano qualche mese più tardi. Ha anche viaggiato il Papa: se a maggio andrà in Terrasanta, nei mesi scorsi è stato in Brasile per la Giornata mondiale della gioventù. In Italia, ha fatto tappa a Lampedusa, Cagliari, Assisi.

LA SFIDA DELLE RIFORME INTERNE

Una delle sfide maggiori, e più ostiche, è quella delle riforme interne. Bergoglio lo sa bene, sa quanto se ne sia parlato nelle congregazioni generali del pre-Conclave. Così, ha dapprima istituito una consulta che lo aiuterà a cambiare la curia e lo consiglierà nel governo della chiesa universale, quindi ha creato ex novo diverse commissioni deputate a studiare e proporre riforme per lo Ior e l’Apsa, l’amministrazione del patrimonio della Sede apostolica. Sarà un lavoro lungo, ha chiarito fin da subito il Papa: non bisogna attendersi risultati immediati, ma il risultato finale sarà importante. E’ previsto, infatti, che a governare la curia sarà una nuova costituzione apostolica che sostituisca la “Pastor Bonus” di Giovanni Paolo II.

LE INTERVISTE PAPALI

Lo ha detto in una delle ormai numerose interviste concesse ai media: da quelle ricostruite ex post (a Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica), a quelle ricche di particolari e chiare: prima a Padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, poi ad Andrea Tornielli per La Stampa. La prima, però, era stata la conferenza stampa improvvisata a bordo dell’airbus che lo riportava a Roma dopo la settimana trascorsa in Brasile. Il Papa in piedi davanti ai giornalisti seduti che parlava di tutto, dal ruolo della donna nella chiesa a Vatileaks. Un metodo nuovo: il Papa che non parla solo attraverso omelie, messaggi e dichiarazioni varie, ma che usa anche i giornali. Qualcuno ha avanzato dubbi in proposito (come il cardinale tedesco Joachim Meisner, ad esempio), ma Francesco va avanti per la sua strada.

L’ENCICLICA A QUATTRO MANI E L’ESORTAZIONE APOSTOLICA

E comunque, in pochi mesi di governo, ha firmato pure un’enciclica, la “Lumen fidei”. Scritta da Benedetto XVI e riposta in un cassetto, è stata promulgata dal successore lo scorso luglio, con l’aggiunta di qualche paragrafo all’inizio e qualche considerazione finale. La prima enciclica a quattro mani, s’è detto, benché non manchino in passato episodi simili, benché non analoghi. Il primo vero documento bergogliano è invece l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, resa nota al termine dell’Anno della fede. Un testo lunghissimo ed enciclopedico, all’interno del quale c’è di tutto, ma che ha una premessa chiara e rilevante: “Questo è un testo programmatico che ha conseguenze importanti”.

LA CANONIZZAZIONE DEI DUE PAPI

Infine, sempre a luglio, Francesco ha firmato i decreti di canonizzazione dei beati Giovanni XXIII, il Papa del Concilio, e di Giovanni Paolo II. Quest’ultimo, beatificato a tempo di record nel 2011 da Joseph Ratzinger, diventerà santo a soli nove anni dalla morte.

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