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Tutti commettiamo degli errori. È nella natura degli esseri umani “errare” e lo vorrei intendere nel duplice significato del “commettere errore” e del “vagare senza direzione”. Questo termine, che si porta dietro queste due possibilità di significato, rappresenta perfettamente la situazione attuale del Governo Letta, circa l’alfanogate.

Facciamo un po’ di ordine e seguiamo i fatti.

Il 29 maggio, come scrive Raffaella Cosentino su Repubblica,“numerosi poliziotti hanno fatto irruzione nella casa, alla ricerca (…) il dissidente politico e magnate kazako Muktar Ablyazov. L’uomo è un oligarca al momento latitante, che ha ottenuto asilo politico in Gran Bretagna ed è al centro di una complicata vicenda giudiziaria internazionale. Secondo quanto racconta l’avvocato Olivo, gli agenti avrebbero agito sulla base di un mandato di estradizione kazako per Ablyazov. Non trovandolo in casa, i poliziotti hanno prelevato la moglie, mentre la bambina inizialmente è rimasta con la zia. Alma Shalabayeva è poi finita nel Cie di Ponte Galeria perché secondo le autorità italiane aveva un passaporto africano falso ed era irregolare in Italia. A tempo di record, il 31 maggio, è stata imbarcata su un volo per il Kazakistan assieme alla figlia, in violazione delle leggi italiane ed europee che prevedono la possibilità di fare ricorso contro l’espulsione e di chiedere asilo politico”.

Le ipotesi iniziali hanno interessato il dittatore Kazako Nursultan Nazarbayev, che dal 1991 è il Presidente del Kazakistan. Scrive ancora Raffaella Cosentino “il Paese asiatico, importante produttore di petrolio e di gas, è dal 1991 in mano al presidente-dittatore Nursultan Nazarbayev, che ha ripetutamente silenziato con la repressione oppositori e media indipendenti. Come nel caso dello sciopero dei lavoratori petroliferi di Zhanaozen, che chiedevano migliori condizioni di lavoro e sono stati massacrati dalla polizia. Almeno 15 i morti, secondo le cifre ‘ufficiali’. È un regime ricco e influente. Basti pensare che il genero del presidente Nazarbayez, Kulibayev, ha comprato la residenza del principe Andrea, regalo della regina Elisabetta per le nozze con Sarah Ferguson, pagandola 15 milioni di sterline, tre milioni in più rispetto al prezzo richiesto dal principe. Ecco perché il rimpatrio ad Astana, con “una procedura che raramente si è vista così veloce ed efficiente”, dice il Cir, potrebbe avere violato il Testo Unico Immigrazione e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui nessuno può essere respinto o espulso verso un Paese in cui rischia di essere sottoposto a trattamenti disumani o degradanti”.

Perché la vicenda è da reputare molto grave?

L’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia di 6 anni è stata irregolare. La cosa ancora più grave è che sul territorio nazionale italiano, sia stato possibile prelevare “all’insaputa del ministero dell’interno” una persona che aveva regolare permesso di “soggiorno” e che era legata ad un uomo politico dissidente, in asilo politico in Europa. Il fatto è ancora più grave perché è coinvolta una bambina di 6 anni. Lo Stato italiano, nella figura del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è responsabile dell’incolumità di queste due persone. Alma e la figlia sono “detenute” nella loro abitazione in Kazakistan, con l’obbligo di non uscire. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, come dichiarato ieri in una intervista a Skytg24, sta dando fondo a tutte le prerogative del suo ruolo per vigilare sulla salute e sull’incolumità della sig.ra Alma e della bambina. Il console italiano in Kazakistan ha fatto più volte visita alle due “prigioniere” e ha provveduto a prendere la firma per presentare il ricorso contro il decreto di espulsione.

Ci dobbiamo domandare, come accadde per il caso Abu Omar, come è stato possibile realizzare un “prelievo forzoso” di una persona regolarmente presente sul nostro territorio, all’insaputa della Polizia e del Ministero degli interni. Chi ha firmato il decreto di espulsione? Perché? Sulla base di quali motivazioni? La responsabilità politica è del ministero degli interni, che come noto, ha la possibilità di espellere persone dal territorio nazionale. Una giustificazione che non sta in piedi, da parte di un ministro, è dire: “non lo sapevo”. Non essere coscienti del ruolo che si ricopre, delle responsabilità e soprattutto ignorare che la vita di una bambina e di sua madre dipendono dalle scelte compiute dal proprio ministero è politicamente osceno, oltre che umanamente raccapricciante.

Ancora su Repubblica, che sta seguendo la vicenda con grande attenzione e precisione, si legge che “A rendere complessa la situazione di Alfano c’è un ulteriore dettaglio, emerso in queste ore. Il 31 maggio, il giorno dopo l’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia, l’ambasciata  kazaka mandò un fax all’ufficio immigrazione per congratularsi per il successo e la rapidità dell’espulsione. Possibile che anche questo documento sia rimasto sconosciuto al ministro e al suo gabinetto? Ricordiamo che fu proprio Alfano, il 28 maggio al Viminale, a chiedere al suo capo di gabinetto di ricevere l’ambasciatore kazako e il suo primo consigliere per ascoltare le loro richieste. Ma – dice il responsabile del Viminale – lui non seppe più nulla di quella pratica”

A breve la relazione del Capo della Polizia ci darà ulteriori spunti di riflessione e forse riusciremo a chiarire questa vicenda. E ad individuare le responsabilità.

Il caso Shalabayeva, aspettando la relazione di Pansa

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