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Il terzo trimestre 2013 si è chiuso con risultati negativi per i principali gruppi bancari italiani quotati, ancora fortemente condizionati dagli effetti sfavorevoli della congiuntura.

GLI OPERATORI IN PERDITA
Alcuni operatori (in particolare Carige, Banco Desio e in misura minore Monte Paschi) hanno chiuso in perdita anche per effetto di componenti negative di natura straordinaria. Il peggioramento dei risultati ha interessato la gestione ordinaria: alla contrazione del margine d’intermediazione non si è contrapposta una riduzione dei costi operativi (la dinamica tra operatori è però differenziata, con gruppi quali Monte Paschi tra i grandi e BP Milano, Bper, Credem e Banco Desio tra gli altri gruppi medi e piccoli quotati, che hanno ridotto la spesa di oltre 3 punti percentuali su base trimestrale), mentre è lievemente diminuito il flusso di rettifiche nette su crediti (ad eccezione di Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e BP Sondrio).

LA RIDUZIONE DEI RICAVI
La riduzione dei ricavi è in parte spiegata dai minori proventi dell’attività di negoziazione e, in parte, dai minori ricavi da servizi, mentre resta sostanzialmente stabile l’ammontare degli interessi netti e degli altri ricavi. Alcuni operatori hanno tuttavia registrato una crescita su base trimestrale, seppur contenuta, del margine d’intermediazione: il gruppo Intesa Sanpaolo ha beneficiato della plusvalenza iscritta nel risultato di negoziazione legata al riacquisto di strumenti obbligazionari; Monte Paschi ha unito all’incremento del risultato dell’attività di trading una crescita degli interessi netti; per BP Sondrio il miglioramento origina dal significativo incremento su base trimestrale del margine d’interesse.

SEGNALI DI DEBOLEZZA
Nel terzo trimestre l’attività creditizia è rimasta debole, ancora fortemente penalizzata dalla debolezza della domanda di prestiti e dall’elevata avversione al rischio delle banche (come si evince da varie indagini sul credito). Il calo dei volumi di prestiti a clientela erogati tra giugno e settembre 2013 è stato pari all’1.6% a livello aggregato, guidato dai gruppi grandi, mentre gli altri operatori quotati medi e piccoli hanno registrato un calo più contenuto. Tra questi si distinguono BP Milano e Banco Desio che nel corso del trimestre hanno mantenuto pressoché stabili i finanziamenti erogati e BP Etruria che li ha incrementati grazie a nuove operazioni in pronto contro termine realizzata dalla capogruppo con controparti istituzionali. Dal lato della raccolta diretta da clientela vi sono stati andamenti diversi: la provvista complessiva dei gruppi quotati di medie e piccole dimensioni è rimasta pressoché stabile sui livelli di giugno 2013, mentre si è ridotta per i gruppi grandi.

POCHI MIGLIORAMENTI
Nel terzo trimestre le banche hanno mantenuto o migliorato i livelli di patrimonializzazione raggiunti a fine giugno 2013. Il core tier1 ratio medio dei gruppi grandi è salito all’11.4%, con un miglioramento significativo per Intesa Sanpaolo e per Banco Popolare, grazie agli utili di periodo e, solo per Intesa Sanpaolo, anche grazie alla riduzione degli attivi ponderati per il rischio. I grandi gruppi confermano anche una migliore patrimonializzazione rispetto agli altri gruppi quotati. Tra questi tuttavia ve sono alcuni, quali Credem e Banco Desio, che si distinguono per livelli di core tier1 ratio superiori al 10% (e in miglioramento nel terzo trimestre per Credem); all’opposto vi sono operatori i cui livelli di core tier1 continuano a essere relativamente contenuti.

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